Advertisements

tra cinema e palcoscenico: il film di Assayas, lo spettacolo su Maradona e il racconto di Anna

Advertisements
Advertisements

La nuova stagione culturale gioca con i confini tra cinema e teatro, proponendo tre appuntamenti molto diversi tra loro: un film d’autore che scava nelle pieghe del potere, uno spettacolo corale e spettacolare dedicato a Maradona, e una pièce intima che mette al centro la cura e la memoria. Tutti e tre indagano personaggi pubblici o vicende private, ma lo fanno con registri distinti: uno punta sul dettaglio psicologico, un altro sulla rappresentazione collettiva del mito, il terzo sulla delicatezza del racconto personale.

Il mago del Cremlino (Olivier Assayas) — il ritratto che si costruisce per sottrazione Presentato a Venezia e in uscita il 12 febbraio, Il mago del Cremlino conferma la mano misurata di Assayas. Jude Law qui non cerca la visibilità da divo: il suo lavoro sta nelle sfumature — uno sguardo, un silenzio, un leggero scarto del volto — che lentamente compongono un’autorità inquietante. La regia evita effetti facili e preferisce il primo piano, pause che respirano e piani-sequenza calibrati; il risultato è un’accumulazione di tensione più che un susseguirsi di colpi di scena.

Perché funziona — e per chi potrebbe essere ostico Il film richiede attenzione: è cinema che si assapora, non che si consuma in fretta. La forza sta nella recitazione e nello studio psicologico del protagonista; chi ama le dinamiche interiori e la regia che lavora sul dettaglio ne trarrà grande soddisfazione. Se invece cercate ritmo serrato e azione, il passo misurato potrebbe sembrarvi lento. Nel circuito festivaliero e indipendente troverà il suo pubblico e, se la critica lo abbraccia, potrebbe estendere la sua vita nelle rassegne internazionali.

Maradona a Napoli — rito collettivo tra scena e strada Al Palapartenope va in scena una produzione che immagina Diego non solo come icona calcistica, ma come corpo collettivo: trenta interpreti — attori, ballerini, acrobati e cantanti — costruiscono tableaux viventi, coreografie fisiche e sequenze che mescolano grandiosità e intimi lampi di verità. La regia sfrutta scenografie modulari che si trasformano con rapidità, creando continui cambi di registro visivo.

Cosa vede il pubblico Lo spettacolo procede per quadri: immagini corporee che comunicano più di tante parole, monologhi che spalancano la stanza intima del personaggio, musiche che cuciscono i frammenti. Luci e suono giocano un ruolo narrativo: guidano l’emozione, segnano le transizioni. Le acrobazie rilanciano il lato performativo del mito, rendendo la rappresentazione teatrale vicina a una festa pubblica e a una veglia collettiva allo stesso tempo.

Punti di forza e criticità L’allestimento conquista per l’energia e la capacità di trasformare la platea in una comunità: è un’esperienza da vivere in gruppo. Il rischio, però, è che la spettacolarità prenda il sopravvento e semplifichi Diego a simbolo, perdendo la complessità dell’uomo dietro il mito. Inoltre, i costi e la logistica di una produzione così imponente possono limitarne la circolazione, nonostante la modularità scenica riduca i tempi di montaggio.

Impatto possibile Spettacoli di questo tipo funzionano bene in grandi teatri, festival internazionali e persino in spazi urbani coperti. Possono diventare fenomeni culturali locali — con ricadute turistiche e programmi collaterali come workshop o incontri con gli interpreti — ampliando la conversazione tra palcoscenico e città.

Anna — un teatro che si avvicina al respiro delle persone Anna – racconto di una storia vera, in scena al Teatro IF, è l’opposto della messa in scena monumentale: è un lavoro raccolto che parla di ultimi capitoli di vita con una delicatezza che evita la retorica facile. La regia gioca con il tempo, alternando memoria e presente in modo da creare un tempo drammatico misurato. L’allestimento è essenziale: platea vicina, pochi elementi scenici, ogni gesto carico di significato.

Perché colpisce La forza dello spettacolo sta nella prossimità. Qui il teatro diventa luogo di ascolto: lo spettatore è quasi parte del racconto. La misura della messa in scena permette alle emozioni di emergere senza forzature, e il tono sobrio amplifica la verità delle piccole cose.

Tre modi diversi di raccontare umano e pubblico Questi tre titoli, pur provenendo da linguaggi distanti, condividono un interesse simile: osservare come il privato e il pubblico si intreccino. Assayas sceglie il dettaglio psicologico e il primo piano; il progetto su Maradona fa del corpo collettivo e dello spettacolo la sua lingua; Anna riporta il teatro alla sua dimensione più prossima e intima. Vale la pena seguirli entrambi: offrono modi differenti di pensare la rappresentazione, la memoria e la costruzione del mito.

Condividi

Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e gli annunci, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Inoltre forniamo informazioni sul modo in cui utilizzi il nostro sito ai nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che hai fornito loro o che hanno raccolto in base al tuo utilizzo dei loro servizi. Visualizza dettagli