La New York Fashion Week per l’autunno-inverno 2026 ha mostrato un cambio di rotta: passerelle meno teatrali e collezioni orientate all’uso quotidiano. L’evento si è svolto a New York e ha evidenziato una risposta del settore alla domanda di praticità e sostenibilità.
Le sfilate hanno privilegiato capi pensati per una vita autentica, dove la funzione convive con la poetica del guardaroba. I designer hanno modulato volumi e materiali per adattare l’abito al contesto urbano.
Questa stagione ha messo al centro due idee complementari: la valorizzazione del corpo come linguaggio di potere e il ritorno a un concetto di eleganza quotidiana. Le silhouette alternano rigore e morbidezza, con linee che favoriscono movimento e praticità.
Dal punto di vista stilistico, la tendenza privilegia capi facilmente combinabili e durabili nel tempo. Il cambiamento riflette inoltre pressioni di mercato verso una moda più utilizzabile e meno effimera.
In continuità con il cambio di rotta osservato nelle passerelle, Calvin Klein ha confermato l’importanza del corpo come elemento narrativo centrale. La stilista Veronica Leoni ha presentato una collezione in cui il minimalismo convive con un’impostazione quasi geometrica della proporzione. Blazer dal taglio netto, trench e capi sagomanti trasformano l’atto di vestire in un esercizio di presenza. Spalle marcate e aperture misurate accentuano la silhouette, rendendo il guardaroba uno strumento di definizione corporea.
Il denim è stato rilanciato come materiale di archivio e come codice stilistico. Emergono riferimenti al 1976 reinterpretati in total look in jeans, abbinati a cappotti leggeri e a giacche aviator rivisitate. I lavaggi dall’aspetto vintage si combinano con tagli contemporanei, spostando il denim oltre la sua valenza casual. Dal punto di vista strategico, la rilettura degli archivi sostiene una proposta più pensata e raffinata, adatta a una clientela che privilegia portabilità e durata.
Continuando la riconsiderazione del guardaroba avviata dai grandi marchi, Michael Kors propone contrasti calibrati tra struttura e movimento. I tagli sartoriali convivono con drappeggi fluidi e capi progettati per muoversi con chi li indossa. La palette è costruita sul celebre camel, qui ridefinito come fawn, e illuminata da toni gemma come rubino e lampone.
I cappotti assumono una funzione quasi scenica, pensati come capi chiave della stagione. Accessori e calzature si orientano verso praticità ed eleganza urbana, rivolgendosi a una donna in movimento ma attenta al dettaglio. L’effetto complessivo è un guardaroba essenziale ma non prevedibile: camicie con riferimenti al guardaroba maschile, pantaloni con strascichi controllati e abiti trasformabili che funzionano sia di giorno sia di sera.
Il racconto della sfilata prosegue con una linea di eleganza misurata e funzionale. Ralph Lauren privilegia stratificazioni morbide e tessuti ricchi come velluto, tweed e maglieria. I volumi restano controllati e i dettagli metallici introducono punti di luce senza amplificare l’apparato decorativo. Tory Burch declina invece uno sportswear evoluto con cardigan ricamati, maglie in lana Shetland e dettagli utilitaristici che riformulano proporzioni classiche in chiave contemporanea.
La proposta per il femminile continua su un registro di dinamismo e raffinatezza. Ulla Johnson mette in primo piano texture e colori intensi per una femminilità performativa e mobile. Carolina Herrera rende omaggio a figure artistiche tramite silhouette rétro ammorbidite da tessuti fluidi e stampe leggere. Sergio Hudson opera su un lusso sobrio, con tailoring deciso, velluti e paillettes calibrate che suggeriscono autorevolezza senza eccesso.
Dopo la proposta sobria di Sergio Hudson, la settimana della moda ha virato verso un denim tecnico concepito come linguaggio formale. Sotto la direzione creativa di Nicola Brognano, 7 For All Mankind esce dal codice casual. Giacche con taglio pelle, gonne lunghissime e lavaggi stampati trasformano il jeans in un capo dal tono sofisticato. Il progetto mira a rinnovare il lessico del denim attraverso sperimentazioni di materiali e finiture.
Proenza Schouler privilegia texture complesse e volumi calibrati, unendo artigianalità e tecnologie di produzione. Da Khaite arriva una versione essenziale dominata dal nero, mentre Cult Gaia introduce forme scultoree nel menswear. Altuzarra miscela elementi di dramma con riferimenti quotidiani, contribuendo a un panorama diversificato che convergono sul ritorno all’essenziale.
La New York Fashion Week autunno-inverno 2026 ha confermato una svolta verso una moda orientata alla quotidianità. Le collezioni hanno privilegiato capi pensati per l’uso pratico ma costruiti con attenzione estetica.
Dal punto di vista stilistico, la tendenza manifesta un recupero dell’essenziale come strumento di identità e presenza. I designer hanno lavorato su proporzioni, tessuti e dettagli per rendere il guardaroba funzionale senza rinunciare a un’intenzione visiva definita.
I dati mostrano un trend chiaro: la domanda di capi versatili e riconoscibili cresce nei consumatori urbani, influenzando sia le passerelle sia l’offerta prêt-à-porter. Il framework operativo del settore ora si concentra su durabilità, accessibilità e rilevanza quotidiana.
Dal punto di vista strategico, la tendenza è destinata a tradursi in linee commerciali più coerenti e in campagne che enfatizzano l’uso reale del capo. Azioni concrete implementabili dai brand includono test su campioni reali, maggiore attenzione ai materiali e messaggi chiari sulle occasioni d’uso.
La stagione ha
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