A Milano Cortina 2026 la finale maschile del pattinaggio artistico ha riservato un finale a sorpresa: il favorito Ilia Malinin è rimasto fuori dal podio, mentre l’oro è andato al kazako Mikhail Shaidorov. Una serata di tensione, dove scelte diverse e qualche errore decisivo hanno riscritto le previsioni della vigilia.
La chiave della gara è stata lo scontro tra ambizione tecnica e solidità esecutiva. Malinin ha scelto la via più audace: un programma punteggiato da quadrupli e tentativi rarissimi, pensato per fare la differenza sul foglio dei punteggi. Ma alcune cadute e imprecisioni hanno eroso il suo vantaggio. Shaidorov ha risposto con una prestazione più conservativa, ma costante: meno rischi estremi, più continuità. Alla fine non ha contato soltanto quanto fosse difficile il programma, ma quanto fosse pulito e credibile nella sua interezza.
Malinin arrivava come grande favorito per il suo arsenale di salti quadrupli e combinazioni spettacolari. Spingere al massimo, però, porta con sé il rovescio della medaglia: la probabilità di sbagliare cresce e basta un dettaglio per compromettere la resa complessiva. Shaidorov ha puntato invece su transizioni fluide, precisione e una qualità di pattinaggio che ha messo in evidenza anche l’interpretazione musicale, trasformando l’affidabilità in vantaggio competitivo.
Dal punto di vista tecnico, la differenza è stata evidente. I giudici hanno valutato con attenzione non solo la difficoltà, ma la pulizia dei salti, l’equilibrio nei passi, la coerenza del programma. Quando gli elementi più rischiosi non entrano perfettamente, il valore complessivo scende: un programma ben eseguito con difficoltà misurate può risultare più remunerativo rispetto a una sequenza di tentativi estremi andati a vuoto.
Nel dettaglio, la gara di Malinin è stata segnata da alcune mancanze su elementi chiave. Dopo un quadruplo flip iniziale riuscito, sono seguiti errori e tentativi non completati — tra cui il discusso quadruplo axel — che hanno portato a decurtazioni pesanti. Un insieme di piccoli sbagli, sommati, ha condizionato il punteggio finale e messo in luce quanto l’elevata difficoltà amplifichi la variabilità del risultato.
I problemi tecnici si sono concentrati soprattutto sulla consistenza dei salti: il quadruplo axel non è stato portato a compimento e si sono viste sbavature su loop e salchow, con conseguente riduzione del valore base. In una competizione così tirata, anche lievi imprecisioni finiscono per pesare molto: inserire elementi estremi richiede margini di preparazione enormi, sia fisici sia mentali.
Il confronto tra pregi e limiti di un programma ad alto rischio è diventato il tema della serata. Se eseguito perfettamente, un programma difficile può staccare la concorrenza con punteggi elevati. Ma sotto la pressione di una finale olimpica ogni errore costa caro: la coerenza esecutiva si è dimostrata l’ago della bilancia tra successo e fallimento.
Anche l’aspetto psicologico ha avuto un ruolo centrale. La tensione di un evento come le Olimpiadi amplifica la pressione sui salti più complessi; per questo lo staff tecnico, i mental coach e la preparazione emotiva sono ormai elementi imprescindibili. Studi e dati rilevano una correlazione tra livelli di ansia e frequenza degli errori sui salti più difficili: la componente mentale è parte integrante della strategia di gara.
Shaidorov ha costruito la sua scalata all’oro sulla regolarità. Ha commesso un solo errore su un quadruplo lutz, ma ha mantenuto continuità nelle combinazioni e sfruttato efficacemente flip, toeloop e salchow. I suoi punteggi tecnici e i component scores sono stati elevati, aiutati anche dai bonus per gli elementi nella seconda metà del programma. In una serata in cui i favoriti sono stati incostanti, limitare gli errori si è rivelato decisivo.
Cosa ci aspetta dopo questa vittoria? Il successo di Shaidorov potrebbe spingere allenatori e atleti a ripensare l’equilibrio tra rischio e affidabilità. Le prossime tappe internazionali saranno un banco di prova: mostreranno chi continuerà a puntare su elementi estremi e chi, invece, preferirà strategie più conservative ma costanti. Parallelamente, l’analisi video e i dati biometrici diventeranno sempre più importanti per ottimizzare l’allenamento e le scelte tecniche.
La chiave della gara è stata lo scontro tra ambizione tecnica e solidità esecutiva. Malinin ha scelto la via più audace: un programma punteggiato da quadrupli e tentativi rarissimi, pensato per fare la differenza sul foglio dei punteggi. Ma alcune cadute e imprecisioni hanno eroso il suo vantaggio. Shaidorov ha risposto con una prestazione più conservativa, ma costante: meno rischi estremi, più continuità. Alla fine non ha contato soltanto quanto fosse difficile il programma, ma quanto fosse pulito e credibile nella sua interezza.0
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