Londra. La London Fashion Week 2026 si è svolta come un palcoscenico di memoria, sperimentazione e tentativi concreti di inclusione. La manifestazione ha aperto con un tributo allo stilista irlandese Paul Costelloe e ha presentato oltre quaranta sfilate e numerose presentazioni. Il calendario ha alternato collezioni di nomi affermati e proposte emergenti focalizzate sulla sartorialità e sulla sostenibilità. L’evento ha richiamato attenzione internazionale e ha segnato il ritorno di marchi assenti dal calendario ufficiale da anni.
La famiglia Costelloe ha trasformato il debutto in un momento di celebrazione della tradizione sartoriale. William Costelloe, ora alla guida creativa, ha reinterpretato l’eredità paterna con una collezione incentrata su silhouette femminili. Le forme sono state perfezionate da buste, spalle strutturate e cinture pensate per valorizzare la figura.
La kermesse ha segnato il rientro di marchi storici. Hanno sfilato nuovamente Temperley London e Joseph, assenti rispettivamente da sette e nove anni. Il ritorno è stato facilitato dalle iniziative del British Fashion Council, mirate a ridurre le barriere economiche per i partecipanti.
William Costelloe ha presentato una collezione che rende omaggio alla lezione stilistica del padre, privilegiando misure essenziali e pulizia formale. La scelta cromatica e la costruzione dei capi mirano a offrire modelli immediatamente riconoscibili e di facile utilizzo, coerenti con la volontà di preservare una tradizione sartoriale in chiave contemporanea.
La palette dominante comprende toni caldi come il marrone cioccolato, il beige e il bianco nitido. I capi sono concepiti per valorizzare la figura femminile e per «far sentire una donna straordinaria», secondo la direzione creativa. Tale approccio sottolinea l’intento di coniugare sartorialità e wearability, garantendo continuità rispetto al patrimonio stilistico della casa.
In continuità con l’enfasi sulla sartorialità e la wearability, la London Fashion Week ha confermato il ruolo di fucina per i nuovi creativi.
Ha aperto la manifestazione la giovane britannico-nigeriana Tolu Coker, attirando un pubblico eterogeneo e la presenza in prima fila di Charles III.
La passerella, ispirata al quartiere di Notting Hill, ha alternato colori vividi e tartan multicolore per interpretare una cifra stilistica gioiosa ma calibrata.
Il marchio della collezione è stato l’impiego di deadstock, cioè materiali di magazzino recuperati e riutilizzati, e di tinture a basso impatto ambientale.
Queste scelte hanno mirato a definire un’estetica responsabile, capace di coniugare estetica e pratiche di produzione sostenibili.
Le proposte dei nuovi marchi hanno ampliato il repertorio stilistico presentato nelle passerelle. Alcune collezioni hanno privilegiato un immaginario dark-romantico basato su corsetti in raso e abiti lunghi in pizzo. Questi elementi richiamano riferimenti gotici senza rinunciare alla sartorialità.
Dal medesimo ambito emergente sono arrivate sfilate del duo ucraino KSENIASCHNAIDER, noto per il riuso creativo dei materiali. La maison ha puntato su double denim e su look ispirati al grunge anni ’90, ribadendo il valore dell’upcycling come pratica produttiva e linguaggio estetico. Le proposte consolidano la vocazione artigianale della nuova generazione di designer.
Le proposte consolidano la vocazione artigianale della nuova generazione di designer e aprono a sfilate di richiamo internazionale. Tra le maison veterane si sono registrati appuntamenti di rilievo con collezioni che hanno oscillato tra ornamento e funzionalità. Hanno sfilato nomi come Simone Rocha, Julien MacDonald, Erdem e la stessa Burberry, che ha chiuso la settimana con una proposta dallo stile riconoscibile. Alcune presentazioni si sono distinte per l’originalità scenografica: Fiorucci ha trasformato il set in un pool table decorato, creando un allestimento giocoso e pop che ha enfatizzato il concept della collezione.
Il front row ha ospitato figure del mondo dello spettacolo e della cultura, contribuendo all’eco mediatica degli eventi. La presenza di volti noti ha rafforzato il legame tra alta moda e celebrità come mezzo di visibilità globale. Designer emergenti e consolidati, tra cui Harris Reed, hanno attirato amici e clienti celebri, consolidando relazioni tra passerella, industria e media internazionale. La composizione del pubblico conferma il ruolo delle sfilate come piattaforma di promozione e networking per il settore.
La kermesse ha confermato Londra come piattaforma di sperimentazione stilistica e di incontro professionale. La programmazione ha bilanciato l’omaggio alla tradizione sartoriale con proposte orientate alla ricerca e all’innovazione. In particolare, la presenza dei giovani designer e l’accento sulla sostenibilità indicano una direzione condivisa verso modelli produttivi meno impattanti. La composizione del pubblico ha inoltre rafforzato il ruolo delle sfilate come spazio di promozione e networking per l’industria della moda, con possibili sviluppi nelle collaborazioni internazionali e nella diffusione di pratiche circolari.
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