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new york fashion week ai 26/27: look, front row e tendenze da seguire

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Manhattan ha trasformato il freddo in scenario perfetto per la New york fashion Week autunno‑inverno 2026/2027: dal 10 al 16 febbraio la città è stata un susseguirsi di sfilate, primi piani nelle prime file e foto che hanno fatto il giro del web. Tra taxi gialli, nevicate residue e vetrine illuminate, le passerelle hanno messo in mostra un guardaroba urbano che gioca con l’heritage dei marchi e con sperimentazioni tessili più contemporanee.

Il front row ha avuto un ruolo centrale: star come Anne Hathaway, Pamela Anderson, Lana Del Rey, Amanda Seyfried ed Elle Fanning non si sono limitate a osservare, ma hanno ampliato il racconto delle collezioni con scelte di stile che sono diventate a loro volta notizia. I loro outfit, prontamente rilanciati sui social, hanno agito da megafono per i messaggi dei brand, trasformando la platea in un vero e proprio strumento di comunicazione.

Anne Hathaway, ad esempio, è arrivata il 10 febbraio alla sfilata di Ralph Lauren con un abito nero reinterpretato in chiave boho‑couture: scollo all’americana, stola multi‑texture in pelliccia e stivali alti. Un look che dimostra quanto un capo classico possa cambiare registro grazie agli accessori, confermando che la versatilità rimane un valore chiave della stagione.

Altre presenze hanno contribuito a creare l’eco mediatica degli show: Pamela Anderson ha puntato su un mood preppy firmato tory burch, Lana Del Rey ha optato per un’estetica country‑retro seduta accanto al marito Jeremy Dufrene, mentre Elle Fanning ha scelto un montone cropped di Coach. Questi appunti di stile, più che semplici abiti, hanno funzionato come estensioni visive delle collezioni.

In passerella i fili conduttori sono apparsi chiari: omaggi al patrimonio dei brand, semplicità raffinata e reinvenzione dei codici classici. Ralph Lauren ha fatto leva sullo spirito country, flirtando con dettagli equestri — corsetteria, tweed, stivali da equitazione — e una palette di toni terrosi, bilanciando tradizione e accenti moderni. Marc Jacobs, dal canto suo, ha scelto una riduzione estetica: geometrie nette, richiami agli anni Novanta e gonne di lana puntinate che privilegiano portabilità e misura, suscitando un dibattito sul valore della semplicità come scelta creativa piuttosto che rinuncia.

La sostenibilità è stata un altro grande tema: molte maison hanno introdotto materiali rigenerati, capi realizzati con scarti di produzione e soluzioni upcycled. Realtà come Collina Strada hanno mostrato eco‑fur biodegradabili e l’uso di deadstock, dimostrando che l’innovazione etica può convivere con un’estetica curata e comunicativa. Queste proposte, sia nelle linee più concettuali sia in quelle commerciali, hanno ottenuto una visibilità immediata e l’attenzione degli operatori del settore.

Cosa cambierà davvero dopo questa settimana? Il bilancio lascia intendere un’industria che cerca un equilibrio: da una parte la memoria e i codici storici dei marchi, dall’altra la necessità di semplificare, rendere i capi più indossabili e integrare pratiche circolari. Il fenomeno del front row che amplifica le collezioni sembra destinato a consolidarsi: gli outfit in platea influenzano campagne e conversazioni, offrendo alle maison un canale comunicativo sempre più potente e misurabile. Le prossime stagioni diranno se queste tendenze si tradurranno in cambiamenti strutturali lungo tutta la filiera.

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