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look e messaggi: come la moda ha raccontato milano cortina 2026

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La cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 ha trasformato lo stadio di San Siro in una grande scena di spettacolo e simboli. L’evento ha mescolato moda e performance per raccontare l’Italia e il mondo, con particolare attenzione a temi come inclusione, memoria e futuro.

Scenografie studiate e creazioni sartoriali su misura hanno definito il linguaggio visivo della serata. I look delle star internazionali e dei protagonisti italiani hanno contribuito a costruire un mosaico di riferimenti culturali, iconici e stilistici, pensato per comunicare valori collettivi oltre il mero costume.

Direction e simboli: la regia dell’immagine

La regia visiva ha proseguito il filo narrativo iniziato nelle sequenze precedenti, traducendo riferimenti culturali in scelte estetiche concrete. All’interno della messa in scena ideata da Marco Balich, l’uso degli abiti ha seguito un disegno preciso: evocare epoche, rimandi musicali e il valore del Made in Italy. La moda, calibrata da costumisti e maison, ha funzionato come elemento narrativo al servizio di coreografie, musiche e messaggi pubblici. Ogni capo è stato selezionato per amplificare l’effetto drammaturgico della serata e per sostenere l’unità visiva dell’evento.

Matilda De Angelis: la direttrice che coniuga classico e contemporaneo

Matilda De Angelis ha inaugurato la sequenza centrale incarnando la figura della direttrice d’orchestra. Ha indossato un abito in velluto di seta bianco e nero, con scollatura a cuore e taglio a sirena, ideato da Massimo Cantini Parrini. Il look ha operato come ponte tra repertorio classico e modernità pop, segnalando la volontà di integrare tradizione e linguaggi contemporanei senza perdere forza espressiva. L’intento degli stilisti è apparso chiaro: veicolare continuità narrativa attraverso scelte sartoriali riconoscibili e tecnicamente curate.

Viaggi nel tempo e omaggi sartoriali

La sequenza centrale ha proseguito il tema di continuità narrativa introdotto in precedenza, traducendo il confronto tra passato e futuro in scelte materiali e silhouette. I tessuti metallici, le piume e le linee essenziali hanno costruito una successione di suggestioni emotive, dalla nostalgia alla proiezione contemporanea. In questo quadro, la ricerca tecnica sui tagli e sulle finiture ha sostenuto la resa scenica.

Sabrina Impacciatore e l’estetica del viaggio

Sabrina Impacciatore ha interpretato il tema con un time travel scenico, indossando una catsuit in Lycra metallizzata oro e argento che richiamava la simbologia delle medaglie olimpiche. L’abbinamento con una bomber jacket dal tono ironico e sperimentale ha prodotto un collage visivo che rimandava agli anni Trenta e Ottanta, con accenti proiettati verso il futuro. L’insieme è stato concepito per garantire fluidità nei movimenti durante le sequenze coreografiche, privilegiando leggerezza e adattabilità tecnica.

Mariah Carey: opulenza e luce

In continuità con la coreografia dei costumi, Mariah Carey ha aperto la serata con un abito firmato Roberto Cavalli by Fausto Puglisi. Il progetto combina un bustier aderente e un ampio strascico in raso, ricamato con Swarovski secondo la stampa d’archivio Ray of Gold. La lunga stola in piume di struzzo e la parure di gioielli firmata LEVUMA hanno costruito l’immagine della cantante come figura centrale dello spettacolo, pensata per catturare la luce e lo sguardo dello stadio.

Tributi, discrezione e messaggi contemporanei

Nel corso della serata la moda ha assunto anche valore commemorativo e istituzionale. L’omaggio a Giorgio Armani ha rappresentato un momento di sintesi tra eleganza sobria e solennità. Altri interventi hanno privilegiato un linguaggio più intimo e concettuale, dove colore e taglio veicolano significati più che protagonismi individuali. Queste scelte confermano il dialogo tra spettacolo e sartoria, con attenzione alla coerenza visiva e alla continuità narrativa del programma.

Vittoria Ceretti e Laura Pausini: un omaggio silenzioso

In continuità con le scelte precedenti, la sfilata diretta da Giorgio Armani ha proseguito il dialogo tra spettacolo e sartoria. Sessanta modelle hanno sfilato in formazione con completi monocromatici ispirati al Tricolore. La sequenza è stata chiusa dall’ingresso di Vittoria Ceretti in un abito bianco Armani Privé dalle linee essenziali.

Laura Pausini ha intonato l’Inno di Mameli indossando un abito in velluto di seta nero di Armani Privé. Il capo ha unito rigore e modernità grazie a dettagli discreti e ricami luminosi, contribuendo alla coerenza visiva dell’evento.

Ghali e Charlize Theron: poesia, pace e connessioni

Ghali è salito sul palco con un completo total white firmato Gucci. L’outfit ha combinato rigore sartoriale e accenti poetici, trasformando la passerella in una scena dedicata a nuove narrazioni identitarie.

Charlize Theron si è presentata come voce per la pace in un abito nero di Atelier Versace con un cut-out a forma di cuore. Il monologo ha richiamato il tema della convivenza tra i popoli, rafforzando il fil rouge tematico della serata.

La cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 ha mostrato come la moda possa superare il ruolo di mera decorazione e funzionare come strumento di comunicazione collettiva. Ogni scelta di stile ha sostenuto un tema, ricordato nomi della creatività italiana e tradotto in immagini concetti universali come pace, memoria e speranza. Il raccordo tra spettacolo e sartoria ha confermato il fil rouge tematico della serata e la volontà di veicolare messaggi pubblici attraverso l’estetica. La serata lascia l’impronta della moda intesa come linguaggio condiviso e piattaforma simbolica per narrazioni civili.

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