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London Fashion Week: tributi a Paul Costelloe e spazio ai designer emergenti

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London Fashion Week torna a Londra dal 19 al 23 con un programma che mescola memoria e sperimentazione. L’edizione si apre con un omaggio a Paul Costelloe e mette in cartellone sia maison consolidate sia nuovi talenti, con l’intento di confermare la capitale come laboratorio creativo globale e punto di osservazione per le tendenze Autunno/Inverno 2026/27.

Apertura e omaggi La settimana è iniziata con un tributo sentito a Paul Costelloe, lo stilista di origine irlandese recentemente scomparso. La scelta di aprire con la sua collezione postuma — caratterizzata da linee pulite e materiali pregiati — ha messo subito in luce il dialogo tra tradizione sartoriale e linguaggi contemporanei. L’omaggio, capace di richiamare l’eleganza discreta che lo aveva reso celebre anche a livello istituzionale, ha dato il tono alle giornate successive: raccolto, rispettoso ma non privo di personalità.

Formato ibrido e visibilità digitale L’evento conferma la strada ibrida: show in presenza affiancati da presentazioni digitali e stream che amplificano la portata degli show. Questa formula rende il calendario accessibile a buyer, stampa e appassionati in tutto il mondo, trasformando ogni passerella in una finestra sulle tendenze stagionali, non più limitata allo spazio fisico ma condivisa su più piattaforme.

Giovani talenti e proposte sperimentali Subito dopo l’apertura, la LFW ha dato ampio spazio ai creativi emergenti, molti provenienti da scuole come Central Saint Martins e London College of Fashion. Le proposte più interessanti hanno alternato tecniche sartoriali tradizionali a momenti performativi: installazioni concettuali e vere e proprie performance sceniche firmate, tra gli altri, da Harris Reed e dal collettivo MA Fashion. Il risultato è stato un susseguirsi di scene cariche di energia, dove sperimentazione estetica e mestiere si sono incontrati in modi inaspettati.

Ritorni e la forza del lusso britannico Il calendario vede anche il ritorno di marchi storici che rafforzano la posizione del Regno Unito nel panorama internazionale. Nomi come Joseph e Julien Macdonald sono tornati con collezioni che bilanciano rimandi urbani e un glamour contenuto; Richard Quinn ha confermato il suo linguaggio scenografico, contribuendo a definire l’anima visiva della stagione. I grandi ritorni suggeriscono una rinnovata domanda per il lusso britannico, capace di mescolare heritage e innovazione: nei prossimi giorni si verificherà quanto questo interesse si tradurrà in risultati concreti per i brand.

Chiusura con Burberry La serata finale è stata affidata a Burberry, guidata da Daniel Lee. La collezione ha ripreso materiali emblematici e silhouette riconoscibili, introducendo al contempo soluzioni sperimentali misurate. La passerella ha offerto una chiusura coerente con le tendenze emerse, ribadendo la capacità del marchio di reinterpretare il patrimonio britannico con un linguaggio contemporaneo.

Piattaforme di supporto e nuove voci Le iniziative dedicate ai giovani rimangono il cuore pulsante della settimana: Fashion East, NewGen e DiscoveryLab hanno presentato proposte che prediligono layering, nuove palette cromatiche e materiali inediti. Queste piattaforme non soltanto lanciano nomi freschi, ma spesso anticipano estetiche che poi si propagano oltre i confini nazionali.

Digitale e internazionalità Il ruolo del digitale è stato centrale: streaming e presentazioni online hanno ampliato enormemente l’audience degli show, trasformando la LFW in un hub veramente globale. La tecnologia ha permesso a buyer e media di seguire le collezioni in tempo reale e agli organizzatori di misurare l’impatto delle iniziative con metriche più dettagliate.

Appuntamenti e progetti speciali Nel palinsesto spiccano anche nomi internazionali come Erdem, Yuhan Wang, Emilia Wickstead e Harris Reed, oltre al ritorno di marchi storici e all’esordio di brand come Fiorucci, in programma il 20 febbraio con una sfilata pensata per rilanciare il marchio su scala internazionale. Il fitto calendario mette in luce l’eterogeneità dell’offerta e la capacità di Londra di catalizzare attenzione, sia online sia offline.

Impatto e prospettive I primi riscontri indicano un aumento degli investimenti nelle soluzioni ibride e una crescita dell’attenzione mediatica. Secondo professionisti del settore come Giulia Romano, ex Google Ads specialist, l’integrazione tra format fisici e digitali accresce l’accesso dei buyer internazionali e rende più misurabili le performance di comunicazione. In questo senso, la London Fashion Week si conferma uno spazio dove memoria e innovazione si incontrano: un palcoscenico dove i giovani trovano visibilità e le maison testano nuovi modelli di business.

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