London Fashion Week si è aperta a Londra con una formula che unisce memoria e sperimentazione. La prima serata ha tributato omaggio a Paul Costelloe, stilista di riferimento della moda irlandese, mentre il calendario prosegue con sfilate di nomi affermati e nuove promesse.
La manifestazione conferma il ruolo della capitale britannica come laboratorio creativo. Le passerelle oscillano tra silhouette ispirate agli anni Ottanta, sperimentazioni di texture e stampe e collezioni che affrontano temi di identità e mobilità sociale. L’edizione alterna momenti intimi e tributi solenni a spettacoli scenografici improntati sull’artigianalità e sull’uso innovativo dei materiali.
La passerella ha proseguito la serata successiva con un omaggio alla carriera di Paul Costelloe, recentemente scomparso. La maison è ora guidata dal figlio William, che ha presentato una collezione ispirata al tailoring degli anni Ottanta. Il fil rouge della proposta è stato il dialogo tra rigore sartoriale e scenografia da sera.
Spalle ampie, blazer indossati come miniabiti e completi strutturati si sono alternati a abiti da sera vaporosi. La palette, dominata da grigi, tortora e toni moka, ha valorizzato la costruzione dei capi e i volumi. Elementi distintivi come il tweed fornito dallo storico produttore Magee e i motivi grafici sulle ball gown sono stati reinterpretati per segnare un rinnovamento nel rispetto dell’eredità familiare.
Dopo l’omaggio a Paul Costelloe, William Costelloe conserva tratti iconici della maison per rendere omaggio all’eredità famigliare. La proposta unisce capi pensati per il giorno e per la sera, con una silhouette funzionale ed elegante.
La collezione presenta pencil skirt, bluse con fiocco e pantaloni arricchiti da pannelli couture, intesi come inserzioni sartoriali che ne definiscono struttura e movimento. L’accostamento tra linee pulite e dettagli costruiti mira a valorizzare forza e praticità femminile.
L’impiego del tweed irlandese e le costruzioni sartoriali segnano un ponte tra tradizione e innovazione. Dal punto di vista ESG, la scelta di materiali durevoli e lavorazioni artigianali costituisce, per la maison, una strategia che coniuga qualità e responsabilità produttiva.
La stilista Tolu Coker ha presentato la collezione Survivor’s Remorse, un progetto che mette in relazione lutto e ironia, infanzia e maturità, disciplina e protezione. Il défilé si è svolto durante la kermesse di moda a Londra e ha proposto capi che dialogano con temi sociali attraverso silhouette essenziali e dettagli narrativi.
In front row si è notata la presenza del re Carlo III, seduto accanto a Stella McCartney, segnale dell’interesse istituzionale verso iniziative culturali e sostenibili. Sul set scenografico, canestri da basket e fotografie di famiglia hanno costruito una cornice intimista che ha valorizzato il racconto personale della collezione. Dal punto di vista ESG, la scelta di materiali durevoli e lavorazioni artigianali conferma la strategia della maison volta a coniugare qualità e responsabilità produttiva.
La scelta di materiali durevoli e lavorazioni artigianali prosegue nella collezione di Tolu Coker e traduce il tema in capi pensati per la vita in movimento. Il guardaroba presenta blazer destrutturati, gonne plissé in tartan dai colori vivaci, tute in feltro e giacche con spalle arrotondate. Ogni pezzo bilancia rigore e morbidezza per accompagnare spostamenti e cambi di ruolo senza perdere identità.
Dal punto di vista ESG, mobilità sociale assume valore concreto: la sostenibilità è un business case che passa attraverso la resistenza dei tessuti e la responsabilità produttiva. I capi sono concepiti per durare nel tempo e attraversare contesti diversi, favorendo così un approccio circolare al guardaroba. Il progetto conferma l’intento della maison di unire estetica e pragmaticità, con attenzione a materiali e finiture artigianali come leva per sostenibilità e funzionalità.
A seguire il fil rouge della stagione, la proposta di Harris Reed accentua il contrasto tra estetica e pragmaticità già evidenziato nella collezione precedente. Il designer presenta un linguaggio visivo che mette al centro texture e costruzione scenografica, privilegiando elementi visivamente sovrabbondanti ma realizzati con rigore sartoriale.
La gamma materica include jacquard, damaschi e lamé, integrati con inserti di velluto e piume che amplificano la componente tattile della passerella. Colletti architettonici, corsetteria espansa e ampie sovrapposizioni si confrontano con stampe pittoriche create in collaborazione con artigiani del décor. Il risultato definisce il massimalismo come un codice estetico riconoscibile e intenzionale.
Dal punto di vista ESG, la scelta di lavorazioni artigianali e materiali duraturi può rappresentare una leva per la valorizzazione del prodotto e per strategie di lungo periodo. La sostenibilità è un business case che, applicata alla ricerca formale di Reed, tende a privilegiare produzioni misurate e collaborazioni specialistiche. Questa impostazione conferma l’intento della maison di unire ricerca estetica e attenzione alle finiture, proseguendo il percorso di coesione tra immagine e funzionalità.
Proseguendo il percorso di coesione tra immagine e funzionalità, Reed ha presentato nuove sperimentazioni tessili e di stampa. Ha proposto una rielaborazione dell’animalier denominata Ocelot e ha anticipato l’approccio allo spazio bridal con una proposta battezzata Fluid Bridal. In passerella i codici della sera si intrecciano con quelli del prêt-à-porter per offrire alternative orientate all’identità fluida e all’inclusività.
La manifestazione ospita anche le sfilate di Richard Quinn, Simone Rocha e Burberry, che arricchiscono il palinsesto con declinazioni diverse di lusso e artigianalità. Le collezioni segnalano alcune tendenze chiave: il ritorno a un tailoring strutturato, la centralità delle texture come linguaggio espressivo e una maggiore attenzione a narrazioni sociali nel settore moda. Dal punto di vista ESG, la scelta di materiali e finiture conferma che la sostenibilità è un business case sempre più integrato nelle strategie creative. La manifestazione prosegue con ulteriori presentazioni attese nei prossimi giorni.
Questa edizione della London Fashion Week conferma il ruolo della città come crocevia creativo, dove memoria e avanguardia si intrecciano. La rassegna ha bilanciato omaggi, tra cui quello a Paul Costelloe, e proposte orientate al futuro della moda.
Dal punto di vista ESG, la manifestazione ha evidenziato come la sostenibilità sia un business case sempre più centrale per designer e marchi. Le scelte estetiche si accompagnano a pratiche produttive e materiali che mirano a ridurre l’impatto ambientale, trasformando la responsabilità in opportunità di mercato.
Ulteriori presentazioni nei prossimi giorni potrebbero consolidare le tendenze emerse e offrire nuovi sviluppi su tecnica, materiali e impegno produttivo.
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