La domenica della London Fashion Week si è distinta per un clima finalmente asciutto che ha facilitato gli spostamenti tra le varie sedi. I visitatori e la stampa si sono mossi dal cuore culturale di Londra verso location più iconiche, seguendo le presentazioni di tre nomi molto attesi: Erdem, Simone Rocha e Richard Quinn. Questa giornata ha offerto uno spaccato della creatività contemporanea britannica e internazionale, mostrando come il contesto urbano influenzi la fruizione delle collezioni.
Il percorso della giornata ha avuto un andamento quasi teatrale: momenti raccolti in spazi istituzionali si sono alternati a scenografie monumentali, con un pubblico che ha percepito la differenza tra un format da museo e un format da palcoscenico. Ogni tappa ha aggiunto una tessera diversa al quadro complessivo della settimana della moda.
La mattinata ha preso avvio alla Tate Britain, dove la presentazione si è sviluppata in modo più intimo e contemplativo. In questo contesto, la scelta di materiali, stampe e tagli è risultata sottolineata dalla scenografia sobria del museo: la moda dialogava con l’arte, dando rilievo a dettagli come le texture e la costruzione dei capi. Il setting ha permesso di osservare con calma le silhouette e le palette cromatiche, enfatizzando aspetti tecnici come la confezione sartoriale e l’uso di finiture artigianali.
In uno spazio museale, la collezione assume una dimensione quasi espositiva: il pubblico tende a guardare con attenzione i particolari e a confrontare i capi con le opere circostanti. Questo ha messo in evidenza le scelte stilistiche dei designer, che hanno potuto giocare sul contrasto tra tradizione e rinnovamento, tra heritage e sperimentazione.
Nel pomeriggio la scena si è spostata ad Alexandra Palace, dove la scala della location ha trasformato gli abiti in statement visivi più imponenti. Qui, format e produzione sono diventati parte integrante del messaggio, con passerelle ampie e allestimenti che amplificavano ritmo e dinamica delle proposte. L’atmosfera era quella di una grande performance, in cui luci e scenografia sostenevano la narrazione delle collezioni, rendendo immediata la percezione delle silhouette e del movimento dei tessuti.
Il passaggio a una sede di dimensioni maggiori ha evidenziato l’importanza del contesto scenografico nel raccontare una stagione. Il pubblico ha risposto con maggiore energia, e il linguaggio visivo dei capi si è fatto più diretto e potente. Questa differenza di scala ha permesso di apprezzare la teatralità tipica di alcuni designer, dove l’abbigliamento diventa parte di una narrazione scenica.
La giornata si è conclusa alla Sinfonia Smith Square, sede che ha regalato una chiusura elegante e misurata alle presentazioni. In questo spazio la moda ha dialogato con le forme della musica e dell’architettura, creando un finale sofisticato. L’ambientazione ha incorniciato le ultime passerelle enfatizzando l’equilibrio tra creatività e rigore tecnico, mostrando come la presentazione possa diventare essa stessa una composizione armonica.
Chiudere la giornata in una sede come Smith Square ha permesso di combinare elementi performativi con una cura sartoriale evidente. La selezione di dettagli e l’attenzione alla costruzione dei capi hanno fatto emergere la dimensione più raffinata delle collezioni, dove la qualità dei materiali e la pulizia delle linee hanno dialogato con un’impostazione quasi orchestrale dell’evento.
Ciascun designer ha portato la propria visione: Erdem ha puntato su una femminilità dettagliata e ricca di lavorazioni, Simone Rocha ha confermato il suo approccio tra romantico e contemporaneo con trame e volumi distintivi, mentre Richard Quinn ha proposto un linguaggio più audace e scenografico. Le tre proposte, pur diverse, hanno contribuito a disegnare un quadro variegato della scena fashion, mostrando come la London Fashion Week rimanga un luogo di confronto tra tradizione sartoriale e sperimentazione estetica.
Nel complesso, la domenica alla London Fashion Week ha dimostrato l’importanza della scelta delle location e della logistica: un giorno asciutto ha favorito la partecipazione e reso più fluido il passaggio tra musei, palazzi e sale da concerto. La qualità delle collezioni presentate da Erdem, Simone Rocha e Richard Quinn ha confermato il valore creativo della manifestazione, che continua a essere un punto di riferimento per chi osserva le tendenze emergenti nella moda.
Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e gli annunci, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Inoltre forniamo informazioni sul modo in cui utilizzi il nostro sito ai nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che hai fornito loro o che hanno raccolto in base al tuo utilizzo dei loro servizi. Visualizza dettagli