Alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali, la moda ha assunto un ruolo centrale come strumento di comunicazione collettiva. Sul palcoscenico dello stadio, i look delle celebrità non sono stati semplici costumi, ma veri dispositivi comunicativi volti a mettere in relazione identità, memoria e prospettive future.
Attraverso scelte sartoriali mirate e collaborazioni con maison storiche, la scena ha espresso un linguaggio di eleganza popolare e alta moda. L’uso del Made in Italy ha enfatizzato la capacità degli abiti di veicolare messaggi pubblici, dalla pace all’inclusione, con ogni intervento artistico accompagnato da un outfit che ne ha amplificato il significato simbolico.
In continuità con l’uso simbolico degli outfit per veicolare messaggi pubblici, Matilda De Angelis ha aperto la serata interpretando il ruolo di direttrice d’orchestra. Ha indossato un abito firmato da Massimo Cantini Parrini, pensato per coniugare rigore scenico e presenza personale.
Il modello univa il bianco e il nero in un taglio a sirena realizzato in velluto di seta. La linea complessiva restava severa, mentre un dettaglio luminoso nei capelli ha creato un contrasto volto a suggerire dinamismo e apertura simbolica.
Sabrina Impacciatore ha scelto un outfit pensato per evocare movimento e contrasti. Indossava una catsuit in Lycra metallizzata oro e argento abbinata a una bomber jacket dallo stile sperimentale. I metalli richiamavano l’immaginario delle medaglie, mentre la lavorazione e i volumi rimandavano a un’estetica anni Ottanta proiettata verso il futuro.
Il risultato narrativo sottolineava il tema del time travel, con un equilibrio tra rigore e teatralità. La linea complessiva rimaneva severa, ma un dettaglio luminoso nei capelli ha creato un contrasto volto a suggerire dinamismo e apertura simbolica.
Proseguendo la sequenza di look studiati per il palco, un dettaglio luminoso nei capelli ha lasciato spazio all’ingresso di una star internazionale. Mariah Carey è apparsa con un abito su misura firmato Roberto Cavalli by Fausto Puglisi, realizzato in raso con bustier scolpito e strascico a sirena. L’effetto scenografico è stato accentuato da ricami con cristalli Swarovski e da una stola in piume di struzzo.
I gioielli di Alta Gioielleria hanno sottolineato il registro regale dell’apparizione, trasformando l’intervento in un momento di forte visibilità per la serata. L’insieme ha richiamato l’attenzione dei media e dei presenti, contribuendo al carattere spettacolare dell’evento.
L’insieme ha richiamato l’attenzione dei media e dei presenti, contribuendo al carattere spettacolare dell’evento. A seguire, il momento più raccolto è stato il tributo a Giorgio Armani, reso con misurata solennità.
Sessanta modelle hanno sfilato in completi monocromatici che rimandavano al Tricolore. La sequenza è stata guidata da Vittoria Ceretti, in un abito Armani Privé candido e essenziale, volto a suggerire purezza e compostezza.
Accanto a lei, Laura Pausini ha indossato un velluto di seta nero con ricami discreti durante l’intonazione dell’Inno, equilibrio tra semplicità e profondità emotiva. Il tributo ha unito gesto collettivo e codice estetico, segnando un passaggio simbolico nella serata.
Dopo il tributo che ha unito gesto collettivo e codice estetico, alcuni protagonisti hanno scelto la moda come veicolo simbolico. Ghali è apparso completamente in bianco in una creazione Gucci. La camicia di seta dal collo alto e la spilla floreale tono su tono hanno funzionato da talismano. I loafers con Horsebit hanno richiamato la tradizione sartoriale. L’intervento poetico dell’artista contro la guerra ha trasformato il look in un manifesto di pace.
Charlize Theron ha interpretato parole di Nelson Mandela indossando un abito Atelier Versace nero. Un dettaglio a cuore sul décolleté ha attenuato la solennità, convertendola in un gesto di empatia. I gioielli hanno completato il messaggio senza sovrapporsi, dimostrando come un capo possa sostenere una parola pubblica.
I gioielli hanno completato il messaggio senza sovrapporsi, dimostrando come un capo possa sostenere una parola pubblica. Nel complesso, la cerimonia ha confermato che moda e comunicazione visiva si intrecciano per costruire significati collettivi.
Ogni outfit ha svolto un ruolo preciso nel narrativo dell’evento, con riferimenti storici, richiami culturali e simbolismi calibrati. Dai volumi couture ai dettagli sartoriali, tutto ha contribuito a una messa in scena che parla tanto all’estetica quanto all’etica, trasformando l’abito in strumento di comunicazione e memoria visiva.
Ne deriva la consapevolezza che, nei grandi eventi, la moda non è mero ornamento ma un veicolo di messaggi sociali. L’approccio adottato ha mostrato come design, celebrità e richiami culturali possano convergere per creare immagini destinate a perdurare oltre la serata e a influenzare le scelte dei brand nelle prossime stagioni.
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