La New York Fashion Week ha visto, tra i momenti più chiacchierati, il ritorno in passerella di 7 For All Mankind con la firma creativa di Nicola Brognano. Dopo anni in cui il marchio è rimasto principalmente legato alla memoria collettiva dei primi anni 2000, il debutto ufficiale in calendario a New York il 13 febbraio ha provato a coniugare ricordo e rinnovamento, puntando sul denim come fulcro narrativo.
Brognano ha costruito la collezione pensando alla stessa donna 7FAM di un tempo, ma evoluta: un’immagine che rimanda al periodo 2006-2008, quando l’estetica delle it girl dettava tendenze e attitudini urbane. Piuttosto che limitarsi a un’operazione nostalgia pienamente y2k, il direttore creativo ha scelto di privilegiare silhouette più asciutte e definite, con un ritorno deciso allo skinny jeans come elemento distintivo della proposta.
Tra gli outfit che hanno catturato l’attenzione, figurava un paio di jeans aderenti con borchie e il celebre motivo a ‘squiggle’ sul retro, elemento iconico che funge da legame diretto con l’eredità del brand. Accanto a questi, blazer sartoriali con maxi spille, stivali alti in pelle e una serie di mini dress in jersey, raso e pelle hanno composto un guardaroba pensato per una donna che vive la città con disinvoltura: poliedrica, leggermente ribelle e capace di trasformare un’uscita serale in un abbigliamento quotidiano.
La sfilata è stata costruita come un’allegoria di quel periodo: immagini e styling rimandavano alle passeggiate sotto i flash dei paparazzi, con riferimenti espliciti a figure come Kate Moss e Chloë Sevigny, quest’ultima presente in prima fila. La direzione creativa ha voluto rievocare lo charme di chi sapeva miscelare lusso informale e attitudine underground, traducendo quell’estetica in capi immediatamente indossabili.
Nel contesto contemporaneo, il denim diventa qui non solo materiale ma linguaggio: la collezione omaggia la storia produttiva di 7FAM ma la declina in chiave più matura, abbandonando la predominanza del low-rise e delle silhouette slouchy per abbracciare vestibilità più snelle. È una mossa che punta a far incontrare nostalgici e nuove consumatrici in cerca di capi riconoscibili ma aggiornati.
Il ritorno di 7 For All Mankind in passerella a New York non è avvenuto in isolamento: si inserisce in una stagione in cui la città sta cercando di riaffermare la propria centralità nel calendario internazionale, con debutti e nomi della new guard che vanno a riempire un palinsesto tornato più denso. La presenza del marchio in calendario ufficiale contribuisce a dare visibilità a un progetto che ambisce a tornare rilevante sia in America sia oltre oceano.
Oltre all’aspetto estetico, il debutto è significativo perché porta in città l’approccio di un designer italiano che ha lavorato con etichette come Blumarine e Giambattista Valli, traducendo la sua sensibilità in un linguaggio denim-friendly. Il gesto ha il valore di un ponte: un marchio americano storico che si confronta con una cifra stilistica europea per restituire al prodotto un appeal contemporaneo.
Brognano ha proposto una visione che misura l’eredità del brand, valorizzando il denim come elemento di identità e offrendo capi pensati per essere indossati nella vita reale, da mattina a notte, con un approccio che guarda alle it girl degli anni 2000 come a un punto di partenza, non come a una destinazione immutabile.
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