Oggi il futuro sembra un territorio instabile, attraversato da crisi climatiche e tensioni geopolitiche. Eppure, per gran parte del Novecento, il domani era un potente motore dell’immaginazione collettiva. Era il luogo in cui convergevano speranze politiche, progresso scientifico e desiderio di cambiamento. Questo contrasto tra passato e presente è al centro di Futurama. Nostalgia di futuro la mostra che il MAN di Nuoro dedica alle immagini del domani prodotte nel secolo scorso, dal 4 luglio al 15 novembre 2026.
Il titolo della mostra rimanda alla celebre installazione presentata da General Motors alla New York World’s Fair del 1939, dove milioni di visitatori osservarono un’America ancora inesistente fatta di autostrade sopraelevate, metropoli ordinate e progresso tecnologico. Quel progetto non cercava semplicemente di prevedere il futuro: lo rendeva desiderabile.
Nostalgia di ciò che non è mai esistito
La mostra, curata da Chiara Gatti ed Elisabetta Masala parte da un paradosso apparentemente impossibile: si può provare nostalgia per qualcosa che non è mai accaduto? La risposta attraversa l’intero percorso espositivo. Dalle sperimentazioni spaziali di Lucio Fontana alle visioni artificiali di Gino Marotta dal design degli anni Sessanta alla moda influenzata dalla Space Age emerge un’epoca in cui il futuro era prima di tutto un’estetica.
Artisti, architetti, designer e scrittori immaginavano città verticali, viaggi interplanetari, robot domestici e società radicalmente trasformate dalla tecnologia. La fantascienza invadeva librerie, cinema e televisione; la corsa allo spazio diventava il simbolo di una fiducia quasi illimitata nelle capacità umane. Il domani appariva come un orizzonte comune verso cui muoversi.
L’estetica del futuro
Il futuro aveva forme precise, colori riconoscibili, materiali innovativi. Era visibile. Dalle copertine di Urania, Mondadori ai disegni di Charles Schridde del 1962, passando per i design di Paco Rabanne del 1965 e André Courrèges del 1964, la mostra esplora come il futuro fosse un’estetica tangibile. Questi elementi non solo rappresentavano il domani, ma lo rendevano desiderabile e accessibile all’immaginazione collettiva.
Un confronto con il presente
Guardare oggi quelle immagini significa confrontarsi con un sentimento ambiguo. Alcune di quelle promesse si sono realizzate, altre si sono rivelate illusioni. Molte sono state sostituite da scenari meno rassicuranti. Eppure ciò che colpisce alla fine è l’energia con cui erano state costruite.
Futurama suggerisce che la vera nostalgia contemporanea non riguarda il passato, ma il futuro stesso. O meglio: la capacità che il Novecento aveva di pensare il domani come uno spazio aperto, condiviso e trasformabile. In questo senso la mostra non guarda soltanto indietro. Osservando le utopie del secolo scorso, ci costringe a porci una domanda molto attuale: cosa succede quando non si riesce a immaginare un futuro possibile?



