In un’epoca in cui la tecnologia è onnipresente, le scuole di tutto il mondo stanno cercando modi per gestire l’uso degli smartphone da parte degli studenti. Tuttavia, una nuova ricerca statunitense condotta dall’economista Henry Saffer mette in discussione l’efficacia dei divieti di smartphone nelle scuole.
Lo studio, che ha analizzato dati raccolti tra il 2016 e il 2026, rivela che i divieti di smartphone non riducono il tempo complessivo trascorso davanti agli schermi né migliorano la salute mentale degli studenti. Questo risultato solleva importanti domande su come le scuole possono affrontare i problemi legati all’uso intensivo dei dispositivi digitali.
L’impatto dei divieti di smartphone sulle abitudini digitali
La ricerca ha confrontato gli Stati americani che hanno introdotto restrizioni sull’uso degli smartphone a scuola con un gruppo di controllo. I dati, provenienti dalla National Survey of Children’s Health, hanno mostrato che limitare l’uso degli smartphone durante le lezioni non riduce automaticamente l’esposizione digitale fuori dall’orario scolastico.
In effetti, il tempo complessivo davanti agli schermi è aumentato di circa 30 minuti nel periodo osservato. Questo suggerisce che gli studenti potrebbero semplicemente spostare l’uso degli smartphone in altri momenti della giornata, senza modificare l’esposizione totale.
Indicatori psicologici e benessere scolastico
Lo studio ha considerato otto indicatori psicologici, tra cui l’impegno scolastico, lo svolgimento dei compiti, l’interesse e la curiosità, nonché episodi di bullismo, esclusione o prese in giro. I risultati non hanno mostrato differenze statisticamente significative nell’evoluzione di questi parametri tra gli Stati con divieti e quelli senza restrizioni.
Nel periodo osservato, diversi indicatori positivi sono scesi dal 95% a circa l’82%. La percentuale di ragazzi indicati come vittime di bullismo o esclusione è invece aumentata dal 5% all’11%. Questi dati suggeriscono che il semplice allontanamento del telefono durante le lezioni, senza interventi sull’uso extrascolastico e sulle piattaforme, non basta a produrre miglioramenti osservabili nel benessere psicologico.
Le sfide di un approccio unilaterale
La presenza capillare degli smartphone, alimentata anche dall’ampia disponibilità di dispositivi a prezzi accessibili, rende difficile ottenere effetti duraturi intervenendo soltanto sull’orario scolastico. Inoltre, solo tre Stati dispongono al momento di dati raccolti dopo l’entrata in vigore dei divieti, il che significa che le stime sono ancora preliminari.
Tuttavia, i risultati indicano che un approccio unilaterale, che si limita a vietare gli smartphone a scuola senza affrontare l’uso extrascolastico e le dinamiche delle piattaforme digitali, potrebbe non essere sufficiente per migliorare il benessere psicologico degli studenti.



