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10 Luglio 2026

Benefits aziendali: cosa cercano i dipendenti nel 2026

Dai buoni acquisto ai servizi per l'infanzia, scopri quali sono i benefit aziendali più richiesti dai lavoratori e come il welfare sta diventando un elemento chiave nel mondo del lavoro.

Benefits aziendali: cosa cercano i dipendenti nel 2026

Il welfare aziendale è diventato un elemento fondamentale nel mondo del lavoro, con un numero crescente di dipendenti che beneficiano di servizi e agevolazioni offerti dalle aziende. Secondo un’indagine recente, oltre 4 milioni di dipendenti sono coinvolti in piani di welfare, con una crescita esponenziale negli ultimi anni.

I benefit più richiesti includono buoni acquisto, servizi per l’infanzia e la scuola, opportunità culturali, sportive e di tempo libero, nonché assistenza sanitaria integrativa. Questi servizi sono accessibili tramite piattaforme dedicate online o su dispositivi mobili, rendendo più facile per i dipendenti usufruirne.

La crescita del welfare aziendale

Negli ultimi dieci anni, la diffusione dei piani di welfare aziendali è aumentata del +839%, coinvolgendo oltre 4 milioni di dipendenti. Il credito medio a disposizione dei dipendenti è di circa 688 euro, con una crescita significativa del valore del welfare obbligatorio nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL).

Il valore del welfare derivante dalla conversione del Premio di risultato è particolarmente elevato, con un importo medio di 1.596 euro. Inoltre, i piani ‘on top’, derivanti da accordi aziendali distinti dal premio di risultato, hanno un valore medio di poco inferiore a mille euro.

I settori con la maggiore diffusione

I settori con la maggiore diffusione di piani di welfare sono quelli metalmeccanico e dei servizi. Il valore complessivo dei piani di welfare gestiti nel 2026 supera i 3,2 miliardi di euro, escludendo buoni pasto, previdenza complementare contrattuale e assistenza sanitaria integrativa contrattuale.

La differenza tra pubblico e privato

La pubblica amministrazione spende in welfare il 90% in meno rispetto al settore privato. Secondo una ricerca recente, la quota destinata al welfare dalla pubblica amministrazione è pari a circa lo 0,11%, mentre nel privato arriva all’1–2%. Questo gap strutturale evidenzia una differenza significativa tra i due settori.

Nel settore pubblico, il tetto di detassazione arriva fino a un massimo di 800 euro, mentre nel privato si sale fino a 5.000 euro. Questo significa che un dipendente pubblico può ricevere al massimo 800 euro netti con tassazione agevolata, contro i 5.000 euro di un lavoratore del privato.

Sanità integrativa e servizi

La sanità integrativa è diffusa nel settore privato ma assente nella pubblica amministrazione. I flexible benefit ovvero quei beni e servizi che il datore di lavoro mette a disposizione dei dipendenti in aggiunta allo stipendio, sono rari nelle PA ma presenti nei contratti di circa il 50% delle grandi aziende del Paese.

Anche il supporto mentale e psicologico è un tema con radici documentate e un gap contrattuale evidente rispetto al settore privato. Inoltre, l’adesione dei lavoratori del settore privato ai fondi pensione arriva al 50%, contro un massimo del 23-24% del pubblico.

Il welfare di comunità

In Emilia-Romagna, il welfare di comunità è diventato una priorità assoluta. L’assessora regionale a Legalità, Agenda Digitale e Contrasto alla povertà Elena Mazzoni ha visitato importanti strutture di accoglienza a Forlì, sottolineando l’importanza di un modello di rete che unisce Comune, Caritas, mondo del volontariato e tessuto imprenditoriale.

La lotta alla marginalità estrema e alla povertà è una priorità per la regione, che ha stanziato oltre 705mila euro per potenziare i servizi rivolti alle persone più fragili. Inoltre, sono stati assegnati 710mila euro del PNRR per realizzare alloggi temporanei e percorsi di accompagnamento dopo le dimissioni ospedaliere.

Il sostegno della Regione, insieme a quello del Banco Alimentare, della Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comitato per la lotta contro la fame nel mondo, permette di acquistare alimenti e sostenere le famiglie in difficoltà.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.