Dal 2024 al timone della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, Cristiana Collu ha avviato un percorso che va oltre la semplice custodia del patrimonio. Storica dell’arte, manager e docente, la sua direzione si caratterizza per un approccio curatoriale provocatorio capace di interrogare il passato e trasformarlo in materia viva. La collezione, fondata nel 1869, raccoglie capolavori di Bellini, Palma il Vecchio, Pietro Longhi e Giambattista Tiepolo, oltre a più di 400.000 volumi bibliografici e a spazi architettonici firmati Carlo Scarpa, Valeriano Pastor, Mario Botta e Michele De Lucchi.
The Dreamer: un set cinematografico tra epoche
In occasione della 61ª Biennale d’arte di Venezia Collu ha lanciato The Dreamer una mostra concepita come un vero e proprio film a episodi. Ogni sala si trasforma in una scena sequenziale in cui il visitatore, il conte Giovanni e sua sorella Caterina diventano protagonisti di una narrazione che mescola realtà e immaginazione. Le due sequenze tratte da Senso di Luchino Visconti, integrate nell’allestimento, sottolineano il legame tra cinema e sogno, mostrando come quest’ultimo non sia fuga dal reale, ma anticipazione responsabile del futuro.
Il concetto di sogno come progetto
Il manifesto 2026 della Querini, intitolato “Dreams Begin Responsibilities”, cita Iosif Brodskij e Yeats per ribadire che sognare comporta impegno. Collu distingue il sogno a occhi chiusi da quello a occhi aperti, quello vivido dal confuso, invitando il pubblico a esercitare una forma di allenamento mentale in cui le visioni imaginative siano valutate e corrette. Il messaggio è chiaro: il sogno collettivo e quello individuale devono essere coltivati con consapevolezza, altrimenti rischiano di restare meri impulsi propulsivi senza direzione.
Un ecosistema narrativo che unisce arte, musica e cinema
Accanto a The Dreamer, la Fondazione propone altre tre mostre – The Invisible ChordHans Hartung and Music e Cosmotechnics: Ding Yi as a Planetary Code – creando un unico ecosistema narrativo. Le opere di Nigel Cooke, intitolate Bad Habits dialogano con la musica e il cinema, generando una riflessione sul tempo sul futuro e sulla natura stessa del sogno. Questo intreccio di linguaggi permette di leggere la collezione storica non come un archivio statico, ma come un campo di sperimentazione in continua evoluzione.
Eredità e legame con Venezia
Collu riflette sull’eredità della Querini Stampalia citando Derrida: l’eredità non è un dato, ma un compito che chi la riceve deve reinterpretare. Guardando al fondatore Giovanni Querini Stampalia, la direttrice vede un “voto di fiducia” verso il futuro, un’apertura verso le generazioni successive. Il suo progetto museologico rompe la linearità temporale, creando spazi di disallineamento dove il nuovo può inserirsi senza cancellare il passato. Il rapporto con Venezia è descritto come un “incanto quotidiano”, con la città che, oltre al turismo di massa, offre una comunità solidale capace di sostenere iniziative culturali che respirano vita propria.



