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18 Settembre 2026

La verità su Lizzie Borden e Bridget Sullivan nella stagione Monster

La nuova stagione di Monster racconta Lizzie Borden, ma la realtà storica è ben diversa dalla love story proposta.

La verità su Lizzie Borden e Bridget Sullivan nella stagione Monster

Il 17 settembre Netflix ha lanciato la quarta puntata della sua antologia Monster dedicata a uno dei delitti più celebri della storia americana. La serie, intitolata Lizzie Borden promette una narrazione dove la giovane protagonista e la sua domestica, Bridget Sullivan, vivono un amore proibito che alimenta la violenza. Questo approccio sensazionalistico ha rapidamente innescato un dibattito tra gli appassionati di true crime e gli studiosi di storia.

Per comprendere la distanza tra finzione e realtà, è utile rileggere i documenti del caso del 4 agosto 1892, i percorsi giudiziari successivi e il ruolo preciso di Bridget Sullivan nella vicenda. Quello che emerge è un quadro ben più sobrio, privo di confessioni romantiche, ma con elementi che spiegano perché la storia continua a fascinarci a distanza di più di un secolo.

Il delitto di Fall River del 4 agosto 1892

In quella fredda mattina di agosto, nella casa dei Borden a Fall River, Massachusetts furono trovati senza vita Andrew Borden e sua moglie Abby. L’assassinio, avvenuto con un’ascia, scosse l’alta società dell’epoca e generò una serie di ipotesi, passando da furto a gelosia familiare. Il processo, conclusosi il 20 giugno 1893, liberò Lizzie Borden da ogni accusa, ma il verdetto non impedì alla popolazione di trasformare la vicenda in una leggenda popolare, alimentata da filastrocche e da un’immagine di donna violenta e spietata.

Bridget Sullivan: la domestica testimone dei fatti

Bridget Sullivan, immigrata irlandese ventiseienne, lavorava da quasi tre anni per la famiglia Borden. Il suo ruolo non si limitava alla pulizia: gestiva lavaggio, stiratura, cucina e curava l’intera routine domestica, diventando l’unica donna presente nella casa al momento degli omicidi. Le testimonianze che fornì al tribunale, raccolte nel giugno del 1893 sono l’unica fonte diretta sulle dinamiche interne della famiglia quel giorno.

Testimonianza al processo del giugno 1893

Durante la deposizione, Bridget dichiarò di non aver mai avuto conflitti con i Borden e di aver apprezzato il lavoro svolto nella loro dimora. Sottolineò che l’atmosfera era pacifica e che lei, così come gli altri membri della famiglia, sembrava soddisfatta della convivenza. Nessuna delle sue affermazioni suggerì un legame amoroso o sessuale con Lizzie; anzi, la sua narrazione dipinge un rapporto di semplice dipendenza domestica, privo di tensioni sentimentali gravose.

Come Monster trasforma la storia in una love story

La sinossi ufficiale di Netflix descrive Lizzie come una giovane repressa e Bridget – interpretata da Vicky Krieps – come una domestica ribelle che incita la violenza. Questa versione si ispira a opere precedenti, tra cui il romanzo Lizzie di Evan Hunter (1984) e il film Lizzie, che avevano già insinuato un’intimità tra le due donne. I creatori Ryan Murphy e Ian Brennan hanno ammesso di aver costruito la trama su “un’ipotesi intrigante”, pur riconoscendo l’assenza di prove concrete.

Licenze narrative e impatto sul pubblico

Nel tentativo di rendere la serie più drammatica, la produzione ha trasformato la relazione domestica in una storia d’amore illecito inserendo elementi di sesso, potere e vendetta. Tale scelta, sebbene efficace dal punto di vista narrativo, misura la distanza fra la cronaca giudiziaria – dove Bridget è la testimone chiave ma neutra – e la reinterpretazione televisiva, che vuole dare al pubblico una trama avvincente. È importante ricordare che la documentazione originale non menziona mai una motivazione amorosa dietro gli omicidi.

In definitiva, la serie Monster offre una lettura moderna di un caso del XIX secolo, enfatizzando tematiche femministe e di classe che risuonano con l’audience contemporanea. Tuttavia, la realtà storica resta ben radicata in testimonianze giuramentate e in un processo che, nonostante le controversie, ha assolto Lizzie Borden. La figura di Bridget Sullivan, invece, continua a rappresentare la testimonianza più affidabile e meno drammatizzata del tragico 4 agosto 1892.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.