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17 Settembre 2026

Giulio Iacchetti, il designer che trasforma l’ordinario

Il design di Giulio Iacchetti nasce dalla mano libera, trasformando oggetti comuni in esperienze giocose e disobbedienti

Giulio Iacchetti, il designer che trasforma l’ordinario

Un pomeriggio estivo a Milano, il giovane Giulio Iacchetti richiede carta e matita prima di parlare. «Mi viene più naturale così», afferma, mostrando quanto la mano libera sia per lui il primo strumento di pensiero. La conversazione parte da un semplice oggetto – una sedia, una maniglia – per poi spaziare verso ricordi d’infanzia, desideri nascosti e ossessioni quotidiane, rivelando una visione del design che supera la pura funzionalità.

Il suo approccio, però, non è una novità assoluta: è il risultato di un percorso iniziato nel 1992, quando entra ufficialmente nel mondo dell’industrial design. Da allora, Iacchetti ha realizzato centinaia di progetti per marchi di prestigio come Abet LaminatiAlessiArtemideCeramica FlaminiaFontanaArteFoscariniIFI e Magis raccogliendo ben tre Compassi d’Oro.

Il percorso di un designer premiato

Il suo operato si caratterizza per la capacità di leggere il quotidiano come una miniera di potenzialità nascoste: una placchetta elettrica diventa un volto, una posata biodegradabile raccoglie gesti multipli, un tombino si trasforma in un elemento memorabile. Questa abilità di trasformare l’ordinario in straordinario gli ha valso il riconoscimento più alto del design italiano. Il terzo Compasso d’Oro assegnato a maggio per il progetto Trespolo di Orografie, celebra un ibrido tra seduta, workstation e tavolino, frutto di un istinto che ha saputo rimanere “nel margine” delle regole di brief.

Le collaborazioni più significative

Le partnership con Alessi e Magis hanno prodotto pezzi iconici come “Il Tornitore Matto”, una collezione di oggetti in metallo tornito ideata insieme ad Alberto Alessi, mentre la collaborazione con Pandora Design ha generato la posata multiuso biodegradabile premiata nel 2001. Con Foscarini ha sperimentato giochi di luce, e per Artemide ha reinterpretato elementi di illuminazione, dimostrando che ogni brand diventa un laboratorio di sperimentazione.

Il gioco e la disobbedienza come metodo creativo

Per Iacchetti, il gioco è il lubrificante necessario a evitare che il processo creativo diventi arrogante. «Il gioco permette di leggere gli oggetti, e forse anche la vita, come qualcosa che può essere continuamente riscritto», sostiene, citando la sua filosofia secondo cui le stesse forme possono essere reinventate all’infinito, proprio come una canzone d’amore. La disobbedienza è, per lui, una condizione che nasce solo dopo aver conosciuto l’obbedienza: «la disobbedienza è una cosa seria, una condizione che puoi frequentare solo dopo aver conosciuto l’obbedienza». Questa idea è stata al centro della mostra “Oggetti Disobbedienti” alla Triennale nel 2009.

Eureka Coop: design accessibile per tutti

Nel 2005 nasce il progetto Eureka Coop, un’iniziativa volta a portare il design nelle corsie della grande distribuzione. Coordinando un team di designer, Iacchetti ha ripensato oggetti di uso comune – mollette, scolapasta, spremiagrumi – per renderli economicamente accessibili nei supermercati. Lanciato nei punti vendita nel 2008, il progetto ha ricevuto il Premio dei Premi per l’innovazione dal Presidente della Repubblica. Nonostante il successo, l’autore ha constatato una mancanza di ascolto per l’idea di creare un vero centro stile per Coop, evidenziando le difficoltà di inserire il design di alta qualità in un mercato tradizionalmente elitario.

Fertilia, il rifugio dove nasce la filosofia dell’inutilità

Alla base di tutta la sua produzione c’è una riflessione sull’inutilità degli oggetti. «Non c’è scritto da nessuna parte che un oggetto debba esistere soltanto per la sua funzione», afferma, sottolineando come la moda tolleri l’estetica al di sopra della praticità, mentre gli oggetti quotidi nei siano spesso giudicati solo per la loro efficacia. Questa contraddizione viene risolta nella sua vita privata a Fertilia, alle spalle di Alghero, dove, insieme a Silvia, ha ricostruito un “altare laico” di oggetti che raccontano identità, come un vaso di Venini con funghi rossi, custodito non per utilità ma per una chimica emotiva. Qui, l’ambiente familiare diventa il laboratorio dove la bellezza può “perdonare molto” e l’inutilità si trasforma in valore estetico.

Trespolo: il terzo Compasso d’Oro e il nuovo linguaggio della vicinanza

Il progetto Trespolo è il culmine di una ricerca volta a fondere il lavoro digitale con la connessione umana. Originariamente richiesto come un oggetto per l’ambiente digitale, Iacchetti ha privilegiato la “vicinanza tra le persone”, ispirandosi alle tavolate familiari dove si fa spazio a tutti. Il risultato è un mobile ibrido, unico nel suo genere, che ha conquistato il terzo Compasso d’Oro. Il caso dimostra come la libertà creativa nasca non fuori dalle regole, ma nel margine che rimane al loro interno.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.