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1 Novembre 2026

Scopri la bellezza di Capucci nella mostra torinese “Vestire le muse”

Scopri la mostra torinese che celebra l’arte di Roberto Capucci attraverso le storie delle donne che hanno indossato i suoi capolavori.

Scopri la bellezza di Capucci nella mostra torinese “Vestire le muse”

Il Museo delle Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino si prepara ad accogliere una delle esposizioni più attese del panorama culturale italiano: Vestire le muse. Curata dalla storica del costume Silvia Mira, la mostra resterà aperta dal 6 novembre 2026 al 28 febbraio 2027 e propone un percorso sensoriale che attraversa più di sette decenni di haute couture firmata Roberto Capucci. L’obiettivo è mettere in luce il legame tra il genio creativo del couturier e le figure femminili – attrici, cantanti liriche, aristocratiche e scienziate – che hanno incarnato le sue visioni di bellezza assoluta.

Le opere esposte: da sposa a diva del palcoscenico

Il viaggio inizia con un abito da sposa, definito da Capucci il culmine della regalità. Il soprabito, realizzato con una sapiente gestione dei volumi, anticipa la capacità del maestro di trasformare il tessuto in una scultura indossabile. Prosegue con il famoso completo in velluto indossato da Rita Levi Montalcini durante la cerimonia del Premio Nobel per la Medicina a Stoccolma il 10 dicembre 1986. La presenza di questo pezzo sottolinea il ruolo della moda come veicolo di riconoscimento e prestigio, unendo scienza e stile in un unico gesto sartoriale.

Il cinema degli anni ’50-’60 nella collezione

La sezione dedicata al cinema raccoglie i capi che hanno vestito icone come Silvana Pampanini, Catherine Spaak, Lucia Bosè e Valentina Cortese. Tra questi spicca il cocktail dress creato per Pampanini, una silhouette fluida che evoca l’eleganza della Dolce Vita, e l’abbigliamento da giorno di Bosè, caratterizzato da linee rigorose e un delicato robe-manteau. L’abito da sera in taffetà e velluto viola, appartenente alla collezione privata della Fondazione Roberto Capucci, rimane una testimonianza della relazione intima tra l’atelier romano e le star del grande schermo.

Le protagoniste: duchessa, attrici e scienziate

Tra le protagoniste dell’esposizione troviamo la duchessa Maria Luisa Gaetani d’Aragona, la cui collezione personale di quindici capi è stata selezionata per raccontare non solo il suo gusto raffinato, ma anche il suo impegno come fotografa di viaggio, documentando itinerari dall’India alla Siria. Accanto a lei, le voci della lirica – Raina Kabaivanska e Katia Ricciarelli – hanno indossato costumi di scena e abiti da concerto, rispettivamente un variegato modello in taffetà nero con paillettes per “La vedova allegra” (Trieste, 1991) e una georgette rossa con doppi volant per una performance a Parigi nel 1986.

Le donne di scienza e di aristocrazia

Il ricco archivio comprende anche il vestito premiale di Rita Levi Montalcini, simbolo della fusione tra genialità intellettuale e design sartoriale. Altre venti creazioni, esposte nelle sale permanenti del museo, provengono da famiglie aristocratiche e di alta imprenditoria degli anni ’80-’90, dimostrando come la visione di Capucci abbia saputo attraversare le classi sociali, mantenendo intatta la sua essenza di infinito.

Bozzetti, illustrazioni e il ruolo della curatrice

Il percorso si arricchisce con una selezione di bozzetti ordinati per decennio, dal 1950 al 2000, e con illustrazioni che mostrano le fasi di progettazione dei volumi più celebri. Per la prima volta a Torino, sono visibili i disegni della collezione autunno/inverno 1951 e gli esperimenti cromatici degli anni ’60, quando Capucci introdusse colori fluo e materiali plastici. Silvia Mira, curatrice della mostra, ha sottolineato che “Roberto Capucci non è uno stilista, è un artista. Le sue muse sono coloro che riescono a vivere la meraviglia e a trasformarla in un anelito d’infinito”.

In sintesi, Vestire le muse offre un’interpretazione completa dell’arte di Capucci, mettendo in mostra non solo gli abiti, ma anche le storie di chi li ha portati sul palco, sul red carpet o nella quotidianità aristocratica. Una proposta culturale che invita il visitatore a riflettere sul potere della moda come forma d’arte e testimonianza storica.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.