Nel cuore del Giappone, un uomo ha sfidato i limiti della resistenza umana. Ryōjun Shionuma, nato nel 1968, è l’unico individuo dell’era moderna ad aver completato il leggendario Sennichi Kaihōgyō un pellegrinaggio ascetico di nove anni che mette alla prova corpo e spirito. Oggi, il monaco buddhista, noto come il Buddha vivente dirige il Tempio Jigenji e condivide le sue esperienze in un libro che ha conquistato il pubblico italiano.
Il suo viaggio non si è limitato al pellegrinaggio. Shionuma ha anche affrontato lo Shimugyo un ritiro di nove giorni senza cibo, acqua, sonno o riposo. Un’impresa che ha lasciato il segno non solo nel suo corpo, ma anche nella sua anima. In un’intervista, ha rivelato che ciò che conta non è come gli altri ci chiamano, ma come viviamo quando nessuno ci osserva. Una lezione di umiltà e resilienza che ha imparato attraverso la sofferenza.
Il pellegrinaggio che ha cambiato una vita
Il Sennichi Kaihōgyō è uno dei pellegrinaggi più duri del mondo. Per nove anni, Shionuma ha affrontato gelo, fatica e privazioni, camminando per centinaia di chilometri attraverso il Giappone. Ogni passo era una sfida, ogni notte una battaglia contro il freddo e la stanchezza. Ma nonostante le difficoltà, il monaco ha trovato una sorta di pace interiore.
In un’intervista, Shionuma ha condiviso un pensiero che ha colpito molti: “Dai pellegrinaggi ho capito che poter aprire un rubinetto e bere è uno dei miracoli più grandi”. Una riflessione che ci invita a guardare con gratitudine alle piccole cose della vita, spesso date per scontate.
La resilienza attraverso la sofferenza
Shionuma ha imparato che la resilienza non nasce dall’evitare la sofferenza, ma dall’imparare a sorriderle mentre la si attraversa. Nel suo libro “L’arte di sorridere in salita” curato da Costanza Rizzacasa d’Orsogna e tradotto da Roberta Giulianella Vergagni, il monaco racconta non tanto un’impresa estrema, quanto ciò che quella fatica gli ha insegnato sulla vita.
Secondo Shionuma, l’ego è il nostro ostacolo più grande. Accettare la sofferenza e imparare a conviverci è il primo passo verso la felicità. Un concetto che ha trovato eco in molte culture e filosofie, ma che Shionuma ha vissuto in prima persona.
Il significato del soprannome Buddha vivente
Nonostante sia stato soprannominato Buddha vivente Shionuma rifiuta con disarmante semplicità questo titolo. Per lui, ciò che conta non è come viene chiamato, ma come vive quando nessuno lo osserva. Un principio che riflette la sua filosofia di vita e il suo approccio al buddhismo.
Il monaco ha dedicato la sua vita a insegnare queste lezioni. Oggi, dirige il Tempio Jigenji e continua a condividere il suo messaggio di resilienza e umiltà con il mondo. Il suo esempio ci ricorda che, anche nelle difficoltà più grandi, possiamo trovare una lezione di vita e una strada verso la felicità.



