Il dibattito sull’imputabilità dei minori tra 14 e 18 anni è tornato al centro dell’attenzione grazie alle riflessioni del neuropsichiatra infantile Ugo Sabatello. In una lettera aperta, Sabatello sottolinea come l’immaturità cerebrale in questa fascia d’età sia una norma biologica non un’eccezione da dimostrare in tribunale.
La proposta di modificare la normativa attuale, che prevede una valutazione della capacità di intendere e di volere, solleva preoccupazioni tra gli esperti. Sabatello ricorda che la letteratura scientifica dimostra come le competenze di discernimento e autoregolazione maturino ben oltre i 18 anni. Trattare gli adolescenti come adulti, secondo l’esperto, significherebbe ignorare un dato biologico fondamentale.
Le criticità degli Istituti penali per i minorenni
Sabatello evidenzia anche le criticità degli Istituti penali per i minorenni (Ipm), dove, dopo il decreto Caivano, le presenze sono aumentate di circa il 50%. Questo ha portato al primo sovraffollamento strutturale del sistema. Gli Ipm di Milano Beccaria, Roma e L’Aquila hanno registrato episodi di rivolte, aggressioni, incendi e autolesionismo, oltre a carenze di personale.
“Prima di stabilire se un quattordicenne debba rispondere come un adulto, sarebbe più onesto chiedersi se lo Stato sia oggi in grado di custodirlo senza che il carcere diventi esso stesso una fonte di danno – fisico, psichico, criminogeno”, afferma Sabatello. L’esperto conclude la lettera sottolineando che, sebbene la preoccupazione per alcuni comportamenti giovanili sia legittima, servono interventi capaci di coniugare responsabilizzazione, presa in carico del disagio e investimenti in strutture e personale.
La speranza come competenza educativa
In un contesto educativo sempre più complesso, la speranza emerge come una competenza fondamentale per affrontare il futuro. Don Nello Zimbardi, sacerdote e psicoterapeuta, propone un corso di sei incontri per docenti e educatori, incentrato sulla narrazione costruttiva, la psicologia positiva e la speranza come competenza nella didattica.
Il percorso formativo, che si terrà da ottobre a novembre, nasce dalla fusione di quattro ambiti di ricerca: la psicologia positiva, la hope theory, la narrazione e il giornalismo costruttivo. Questi ambiti condividono un filo conduttore comune: la speranza. La speranza, oltre ad essere un motore di benessere emotivo, è anche una virtù teologale che guida le persone verso il futuro, motivandole ad avere una fiducia attiva nella vita.
Il corso mira a definire la speranza come una vera e propria competenza da acquisire, al fine di far conoscere agli studenti un approccio costruttivo nell’affrontare le sfide quotidiane. La psicologia positiva, un linguaggio generativo e una narrazione costruttiva della realtà aiutano a implementare la forza d’animo delle nuove generazioni e a costruire un senso di cooperazione, condivisione, responsabilità e apertura all’altro e al futuro.
Le competenze socio-emotive nella scuola primaria
L’ingresso alla scuola primaria della generazione di bambini nati nel 2026 segna una sfida educativa cruciale. Questi alunni portano con sé un bagaglio invisibile, frutto di una prima infanzia segnata dalle restrizioni sociali e dall’isolamento derivanti dalla pandemia di Covid-19.
Il passaggio alla classe prima non rappresenta solo un cambio di ordine di scuola, ma un banco di prova per la capacità del sistema educativo di ricostruire legami di cooperazione e resilienza. Le evidenze pedagogiche e cliniche suggeriscono che la discontinuità vissuta tra il 2026 e il 2026 abbia ridotto drasticamente la cosiddetta palestra sociale necessaria per la crescita emotiva precoce.
Molti bambini della coorte interessata hanno sperimentato una frequenza discontinua alla scuola dell’infanzia, limitando le opportunità di gioco condiviso e di socializzazione diretta con i coetanei. Questo scenario si traduce oggi in lacune evidenti nella gestione dei conflitti, nella tolleranza della frustrazione e nella capacità di condividere materiali o spazi comuni.
Per rispondere a queste criticità, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha introdotto aggiornamenti normativi significativi. Il Decreto Ministeriale 9 dicembre 2026, n. 221, ha sancito l’adozione delle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione. Questo intervento normativo non è una semplice revisione tecnica, ma una risposta strutturata al mutato quadro sociale e culturale.
Le nuove linee guida pongono la scuola come spazio pubblico di costruzione di legami e di apprendimento dei valori democratici e costituzionali. In particolare, il documento sottolinea la necessità di valorizzare il ruolo dell’insegnante, inteso non solo come professionista della didattica, ma soprattutto come guida culturale ed educativa.



