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22 Luglio 2026

Max Mara a Shanghai: resort 2027 e mostra per i 75 anni

Max Mara festeggia i 75 anni presentando la collezione Resort 2027 al Long Museum di Shanghai e inaugurando la mostra The Max! a cura di Olivier Saillard, aperta dal 17 al 28 giugno. Ian Griffiths descrive Kinetic chic come un omaggio alla donna urbana e alla modernità.

Max Mara a Shanghai: resort 2027 e mostra per i 75 anni

Max Mara ha presentato la collezione Resort 2027 e la mostra “The Max!” al Long Museum di Shanghaicon apertura al pubblico dal 17 al 28 giugno. L’evento segna i 75 anni della maison e unisce passerella e percorso espositivo in un’unica piattaforma narrativa. Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2026.

La doppia tappa a Shanghai è rilevante perché integra collezione e archivio in un racconto coordinato sull’identità del brand. La sfilata introduce il linguaggio estetico “Kinetic chic”, mentre la mostra costruisce un living archive che risponde alla domanda guida: “Cos’è Max Mara?”.

Sfilata Resort 2027 al Long Museum: il “Kinetic chic”

La Resort 2027firmata dal direttore creativo Ian Griffiths, interpreta la vitalità della metropoli con il tema Kinetic chic. I capi oscillano tra classico e moderno, con righegrafismi cubici e inserti di paillettes nei toni iconici del marchio — bianco, beige, cammello e nero — per ribadire una modernità solida e duratura. Le silhouette includono cappotti ampi, giacche corte e squadrate o rigorosamente sartoriali, gonne midi e sopra il ginocchio con volume in vita, e pantaloni cropped con tasca laterale.

La palette cromatica ha incluso cammellocognac, kaki e champagne, affiancati da bianco, nero e dall’iconico rosso Max Mara. L’estetica ha incorporato omaggi localiun cheongsam elasticizzato in lana merino è stato abbinato a giacca in seta trapuntata o a camicia in popeline con chiusura pankoua sottolineare il dialogo tra contesto cinese e identità del brand. Il ritmo urbano evocato da Griffiths si riflette nella citazione: “New York è la città che non dorme mai”, accostata all’energia di Shanghai.

La galleria di riferimenti culturali ha incluso figure come Marilyn MonroeGrace JonesLady GagaColette, Mina, Siouxsie SiouxPatti SmithDorothy Parker e Lee Miller. Questo mosaico ha delineato una donna Max Mara forte, indipendente e cittadinacapace di abitare lo spazio urbano con capi che coniugano heritage e contemporaneità. La collezione ha riletto motivi d’archivio come righe e geometrie cubichecon tocchi di colore saturo e paillettes discreti, anche sul retro dei maglioni, riaffermando l’idea di modernità lunga che non cede alle mode brevi.

“The Max!” al Long Museum: l’archivio come living archive

La mostra “The Max!”curata da Olivier Saillardè stata concepita per ricreare l’atmosfera della BAI – Biblioteca e Archivio d’Impresafondata nel 2003 a Reggio Emilia. L’allestimento ha trasformato casse e materiali d’archivio in un living archivedove abiti, accessori, tessuti, schizzi, documenti e immagini emergono come in una sala di deposito attiva. “L’idea di fondo è invitare le persone a esplorare, usando la loro sensibilità”, ha dichiarato il curatore, orientando una fruizione non didattica ma esperienziale.

Il percorso è articolato in nove capitolidalla scuola di taglio e cucito Maramotti alla prima fabbrica, fino a un capitolo riservato ai pezzi iconici e a una riflessione sul colore. Tra i documenti esposti, emerge il primo giaccone realizzato con la migliore allieva della scuola di Giulia Fontanesi Maramotti, elemento che connette saper fare sartoriale e organizzazione industriale. Il set-up ha evidenziato il design funzionale con richiami al Bauhaus e la massima del fondatore: “Rendere straordinario l’ordinario”.

La mostra ha agito come manifesto identitario e come motore di ricerca. L’insieme di abiti e materiali ha risposto alla domanda “Cos’è Max Mara?” mostrando come memoria aziendale e visione futura convergano in un racconto coerente. La combinazione tra sfilata e archivio ha reso percepibile il lavoro di conservazione e innovazione che sostiene la maison, illuminando anche il ruolo del viaggio e della scoperta come leve di business e creatività.

Shanghai, presenza in Asia e dichiarazioni della maison

La scelta di Shanghai ha ribadito la vocazione internazionale del marchio e la centralità del mercato asiatico. La presenza regionale è consolidata: Hong Kong ha segnato l’approdo nel 1988, mentre il primo negozio a Pechino ha aperto nel 1997. Oggi il gruppo conta oltre 244 negozi complessivi, di cui 59 a insegna Max Mara, numeri che riflettono la diffusione globale e l’importanza della regione Asia-Pacific nelle strategie dell’azienda.

Nel corso delle celebrazioni, la famiglia Maramotti ha richiamato il valore del confronto con culture diverse e la capacità del brand di tradurre conoscenza in prodotti connessi al presente globale. Maria Giulia Prezioso Maramotti ha commentato: “Abbiamo scelto di festeggiare in Cina questo importante anniversario”. L’evento a Shanghai, quindi, ha funzionato come hub narrativo per raccontare passato e futuro, tra archiviodesign e linguaggio urbano.

La messinscena al Long Museum ha proseguito un itinerario di sfilate ed esposizioni che ha toccato Reggia di CasertaStoccolma e Lisbonaconsolidando un format in cui la città ospitante diventa parte del discorso estetico. In questa tappa, i rimandi ai testi di Walter Benjamin sulla città e la modernità hanno inquadrato la collezione come contributo al lessico del contemporaneoin dialogo con metropoli come LondraParigiMilano e Tokyo. L’accostamento di sfilata e mostra ha reso esplicita la continuità tra heritage e innovazione.

L’allestimento è visitabile dal 17 al 28 giugno nelle sale del Long Museum e restituisce al pubblico la quotidianità operativa dell’archivio aziendale sotto forma di esperienza. Gli omaggi sartoriali locali, le silhouette urbane, la palette stratificata e i grafismi storici aggiornati hanno dato sostanza a una celebrazione che ha unito narrazione e prodottocon un orizzonte internazionale radicato in Shanghai.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.