Il 20 luglio 2001 la città di Genova è stata teatro di scontri violenti durante il vertice del G8. Decenni dopo, quel capitolo oscuro riemerge in una forma inedita: il film Foa – C’era una volta il futuro presentato ad Alice nella città, festival parallelo alla Festa del Cinema di Roma. Il progetto nasce dalla volontà della giovane regista genovese Margherita Ferrari allora di quattro anni, di non raccontare solo gli eventi storici, ma di indagare le impronte emotive che quell’estate ha lasciato nella collettività.
Foa si apre nella casa di Nicole una diciottenne incinta che, nella notte del G8, decide di rimanere a Genova pensata una vacanza con il proprio ragazzo. Le sirene e le grida dei manifestanti filtrano dalle finestre chiuse, ma è il bussare inaspettato a cambiare la sua serata. Nicole accoglie tre giovani in fuga: ElixiIrene e Julian. Da quel momento l’ambiente domestico diventa il palcoscenico di un confronto tra la paura individuale e la lotta collettiva, dove la collaborazione supera il conflitto.
Il G8 di Genova e la genesi della sceneggiatura
Margherita Ferrari ha declinato la sua esperienza infantile – “ricordo solo le finestre chiuse e il caldo” – in un approccio emotivo alla narrazione. Invece di ricostruire ogni dettaglio storico, la regista ha voluto intrecciare una storia inventata con la realtà, usando il dialetto genovese “foa” (favola) per sottolineare la tensione fra finzione e memoria. Il cortometraggio di partenza ha dimostrato l’urgenza di portare quel tema al pubblico più ampio, trasformando una notte di violenza in un racconto che indaga le conseguenze sul presente e sul futuro.
Nicole, protagonista di una notte di violenza
Gaia Ravina interpreta Nicole, una figura che non era nemmeno nata durante il G8, ma che ha assorbito le testimonianze dei genitori e della regista. Il suo personaggio incarna la vulnerabilità di chi, pur temendo, sceglie di non tradire gli ospiti. Il dialogo tra Nicole e i manifestanti evolve da timore a comprensione, dimostrando che i legami umani possono nascere anche nei momenti più oscuri. La scena del bivio, quando la porta si apre, diventa il cuore pulsante del film, simbolo di una società che si confronta con le proprie cicatrici non rimarginate.
Produzione, cast e visione di Paolo Sorrentino
Tra i produttori del progetto spicca Paolo Sorrentino che descrive il film come nato “da una ferita che la storia non è mai riuscita davvero a rimarginare”. Insieme a Numero 10The Apartment del Gruppo Fremantle, Piperfilm e Netflix la pellicola ha ricevuto il sostegno necessario per raggiungere la sezione Panorama Italia. Il cast comprende anche Gabriele FalsettaClara TramontanoIker UrgoitiElena Arvigo e Fulvio Pepe tutti impegnati a dare vita a personaggi che rappresentano le diverse sfaccettature della protesta.
Il ruolo del film nella scena italiana
Il debutto di Foa avviene in un periodo in cui nuovi movimenti sociali si ritrovano nuovamente in piazza. Come osserva la regista, “qualcosa si sta risvegliando”, ma persiste una “enorme paura del futuro”. Il film pone quindi una domanda cruciale: cosa accade quando non riusciamo più a immaginare il futuro? Attraverso la lente di una favola urbana Ferrari invita gli spettatori a riflettere sul peso delle memorie collettive e sulla possibilità di ricostruire un domani diverso.
Il film non è solo una ricostruzione storica, ma un viaggio emotivo che invita a guardare oltre le macerie per trovare, ancora una volta, spazio per la speranza.



