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7 Luglio 2026

Dior Haute Couture autunno-inverno 2026/27: la visione scultorea di Jonathan Anderson

A Parigi, il 6 luglio 2026, Jonathan Anderson ha svelato la sua seconda collezione Haute Couture per Dior nella cornice del Musée Rodin: tra riferimenti a Lynda Benglis, materiali scultorei e un’esplicita attenzione per il savoir-faire indiano, la sfilata segna il percorso creativo del direttore artistico per l’autunno-inverno 2026/27.

Dior Haute Couture autunno-inverno 2026/27: la visione scultorea di Jonathan Anderson

Il 6 luglio 2026 a Parigi Jonathan Anderson ha presentato la sua seconda collezione Dior Haute Couture per la stagione Autunno-Inverno 2026/27 scegliendo il Musée Rodin come palcoscenico. Lo show ha ripreso il dialogo tra scultura e moda, traducendo in abiti le ricerche materiche dell’artista Lynda Benglis e mettendo al centro il lavoro manuale degli atelier.

La proposta di Anderson conferma un percorso creativo che mira a reinterpretare l’eredità di Dior attraverso volumi plastici, superfici metalliche plissettate e riferimenti tessili storici provenienti dall’India. In passerella si è percepita la volontà di coniugare sperimentazione formale e rispetto per il savoir-faire tradizionale.

I richiami a Lynda Benglis e la materialità della collezione

La collezione prende forza dall’incontro con le opere di Lynda Benglis le cui forme scultoree e organiche sono state rilette in abiti che sembrano quasi frutto di una lavorazione minerale. Anderson ha sintetizzato questo riferimento in capi con superfici metalliche plissettate, applicazioni che rimandano a felci e costruzioni che giocano sul gonfiore e sul nodo. Lo stilista ha spiegato la propria intenzione con parole che risuonano come una chiave interpretativa: «Pensavo alla materialità e a un modo diverso di raccontare la femminilità», definendo Benglis «una delle più grandi artiste viventi».

Nel corso della sfilata sono emerse silhouette che oscillano tra struttura e leggerezza: cappotti voluminosi simili a bozzoli, abiti che seguono il corpo come una seconda pelle e pezzi plissettati dal sapore quasi architettonico. Alcuni accessori giocano con l’ironia formale, proponendo borse dal tratto inusuale e cappelli scolpiti che riprendono la matericità della collezione.

La componente indiana e l’artigianalità internazionale

Un elemento centrale della sfilata è stato il riferimento al patrimonio tessile indiano: stoffe come il chintz del XVIII secolo motivi floreali del Gujarat e la collaborazione con artigiani di Jaipur sono stati incorporati nei ricami e nei gioielli. Anderson ha voluto che la haute couture fosse anche un ponte tra tradizioni, ricordando agli ospiti di «prendersi un momento per apprezzare l’eccezionale artigianalità dietro ogni pezzo».

La presenza di elementi provenienti dall’India non è stata mera decorazione: si è trattato di un vero e proprio dialogo tra tecniche e immaginari, con perle, madreperla e onice che hanno accompagnato finiture preziose e lavorazioni manuali. Il risultato è una collezione che dichiara apertamente la sua natura transnazionale, ponendo il lavoro manuale come valore imprescindibile della couture contemporanea.

Tipologie di lavorazione ed esempi in passerella

Tra i leitmotiv ricorrenti si sono distinti il plissé metallico i grandi nodi tessili e le applicazioni a petalo di tulle. Alcuni capi sono stati costruiti con centinaia di piccoli elementi assemblati a mano, altri sono stati concepiti come sculture indossabili che enfatizzano la superficie più che la silhouette. La reinterpretazione della Bar jacket è stata evidente: materiali più leggeri, frange e trasparenze hanno ammorbidito l’iconica struttura.

La scenografia al Musée Rodin e il finale bridal

La scelta del Musée Rodin ha contribuito a rafforzare il rapporto tra moda e scultura. L’allestimento ha trasformato gli spazi in un paesaggio verdeggiante, con fogliame e riflessi che hanno fatto da contrappunto alle superfici metalliche degli abiti, estendendo la narrazione visiva oltre la passerella e sottolineando l’importanza del contesto storico-artistico per la lettura della collezione.

Come da tradizione, la sfilata si è chiusa con un abito da sposa etereo, semi-trasparente, caratterizzato da lavorazioni in pizzo e da una lunga coda: un finale che, oltre al suo valore simbolico, ha alimentato le conversazioni sul ruolo pubblicitario e culturale dei look bridal nel contemporaneo, anche in relazione a speculazioni mediatiche su clientela celebre.

Nel complesso, la proposta di Anderson per Dior per l’Autunno-Inverno 2026/27 si è confermata come un esercizio di equilibrio tra sperimentazione formale e rispetto per l’artigianato internazionale, capace di mettere in luce sia la ricerca materica ispirata a Benglis sia il valore delle tecniche tessili storiche provenienti dall’India.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.