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25 Giugno 2026

Sfilate a Parigi: Jeanne Friot al Palais de Tokyo e 3.Paradis al Max Linder Panorama

Il 25 giugno 2026, durante il secondo giorno della Settimana della Moda maschile primavera-estate 2027 a Parigi, Jeanne Friot ha presentato una collezione sulla liberazione al Palais de Tokyo mentre 3.Paradis ha unito cortometraggio e passerella al Max Linder Panorama con la collezione intitolata "Peacemakers".

Sfilate a Parigi: Jeanne Friot al Palais de Tokyo e 3.Paradis al Max Linder Panorama

Il 25 giugno 2026, nel corso del secondo giorno della Settimana della Moda maschile dedicata alla stagione primavera-estate 2027 due presentazioni hanno segnato la giornata parigina: la sfilata di Jeanne Friot al Palais de Tokyo e quella di 3.Paradis al Max Linder Panorama. Entrambe le proposte hanno cercato di andare oltre il semplice guardaroba, trasformando la passerella in un palcoscenico narrativo e simbolico.

Jeanne Friot al Palais de Tokyo: una storia di fuga e riscatto

Nel XVI arrondissement di Parigi, lo spazio del Palais de Tokyo è stato teatro della collezione di Jeanne Friot pensata come una progressione visiva tra due poli cromatici. La presentazione è stata costruita come un racconto: una prima parte dominata dal bianco, seguita da una transizione verso il nero. L’apertura scenica ha visto entrare in passerella una figura femminile che corre indossando un abito voluminoso bianco, una sequenza che la stilista ha sintetizzato con la frase «È la prima che fugge».

Nei primi venti look la griglia estetica si reggeva su elementi strutturali evidenti: cinghiefibbie e sistemi di allacciatura sono stati usati non come meri accessori ma come parti fondamentali della silhouette, trasformando simboli di costrizione in segni di affermazione. Un abito definito come “seconda pelle” era attraversato da fasce e chiusure che ne definivano la forma, mentre la parte finale della collezione ha introdotto il nero, culminando in un look breve ricoperto di texture che ricordano piume o squame e completato da lenti a contatto bianche per un effetto di straniamento.

I riferimenti biografici e artistici nella collezione

A chiusura della sfilata, Jeanne Friot ha richiamato l’attenzione sulle fonti d’ispirazione: la collezione intendeva ribaltare l’accezione negativa del termine “isterica», risignificandolo come celebrazione di artiste che furono escluse o internate. Tra le figure nominate dalla stilista compaiono Camille Claudel e Marie Moïse la cui memoria e simboli trovano posto nei capi presentati. L’operazione combina recupero storico e provocazione estetica, proponendo un racconto di liberazione femminile attraverso il linguaggio del costume.

3.Paradis al Max Linder Panorama: cinema e moda per immaginare la pace

Nel nono arrondissement di Parigi, la proposta di 3.Paradis ha sfruttato il buio di una sala cinematografica per costruire un preludio filmico alla passerella. Prima che le modelle apparissero, gli ospiti hanno visto un cortometraggio di finzione che introduceva i temi della collezione e mostrava già alcuni capi. La sequenza video non è stata un semplice intermezzo: è diventata la base narrativa da cui la sfilata ha preso avvio, in una continuità di racconto tra schermo e vita reale.

La collezione, intitolata “Peacemakers” si è interrogata su come la pace possa essere pensata, costruita e comunicata collettivamente. Le prime silhouette hanno mixato codici diversi: pantaloni in tartan rosso accostati a giacche dal design grafico nei toni del verde, giallo e rosso, creando un dialogo fra riferimenti tradizionali e citazioni estetiche variegate. Questo gioco di rimandi ha dato il tono a una sfilata aperta a molte influenze, senza scadere nella sovrabbondanza.

I simboli e le stampe come lingua della collezione

L’identità del marchio è riemersa nelle silhouette che hanno reinterpretato i motivi ricorrenti del brand: le iconiche colombe bianche sono riapparse su giacche nere abbinate a pantaloni ampi e camicie stampate, mentre stampe ornamentali e motivi grafici hanno valorizzato tagli morbidi e disinvolti. Anche un completo doppiopetto interamente coperto da un motivo verde e blu ha sottolineato l’importanza della stampa come veicolo concettuale della stagione. Nel porre in relazione codici visivi diversi, 3.Paradis ha confermato la sua inclinazione verso un approccio umanistico alla moda.

Entrambe le presentazioni del 25 giugno 2026 hanno dimostrato come la moda possa fungere da piattaforma per storie complesse: Jeanne Friot ha trasformato la passerella in una fable di liberazione personale e collettiva, mentre 3.Paradis ha fatto dialogare cinema e abbigliamento per esplorare l’idea di convivenza. In entrambi i casi, la sfilata ha superato il ruolo di vetrina per diventare luogo di racconto.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.