La maison Chanel ha scelto Roma come palcoscenico per la collezione Métiers d’art 2027: l’appuntamento è fissato per il 2 dicembre. Questo evento segna la prima sfilata italiana della guida creativa di Matthieu Blazy, ormai al centro dell’attenzione di clienti e critica.
La linea Métiers d’art, nata come progetto fuori calendario, celebra l’apporto degli atelier specializzati che da anni arricchiscono il vocabolario sartoriale della maison, trasformando pezzi in manufatti d’autore.
La notizia arriva nell’onda di altri appuntamenti recenti della maison: pochi giorni prima Chanel ha presentato la collezione cruise a Biarritz (svelata il 28 aprile), e lo scorso dicembre Matthieu Blazy aveva portato i Métiers d’art su una passerella non convenzionale a New York, ambientata nella metropolitana.
La scelta di tornare in Italia ricuce un filo storico che collega la maison al Belpaese e al suo patrimonio visivo e culturale, ribadendo l’importanza del viaggio come fonte creativa per le collezioni speciali.
Perché Roma
La decisione di ambientare lo show nella Capitale non è casuale: Gabrielle Chanel scoprì l’Italia nell’estate del 1920 e le visite successive alimentarono il suo immaginario. A Roma la stilista trovò ispirazioni nella pittura rinascimentale, nell’arte antica e nel cinema italiano; queste passioni vennero poi tradotte in dettagli di stile, scelte cromatiche e silhouette.
Nel comunicato della maison, per sottolineare il legame culturale, è stata condivisa una foto d’archivio con la stilista insieme a Luchino Visconti, a testimonianza delle connessioni tra moda e cinema che ancora oggi influenzano la scenografia e il tono delle sfilate.
La filosofia della collezione Métiers d’art
Dal 2002 i défilé Métiers d’art sono una dichiarazione d’intenti: mettere in luce il lavoro delle Maison d’art che collaborano stabilmente con Chanel, come Lesage, Lemarié, Massaro e Maison Michel. Questo progetto itinerante funziona come un racconto che cambia scenografia a ogni tappa, leggendo territori diversi attraverso il filtro della couture. Ogni edizione valorizza lo savoir-faire specifico degli atelier, trasformando competenze tradizionali in soluzioni contemporanee e celebrando l’eccellenza manifatturiera che distingue la maison nel panorama internazionale della moda.
Il ruolo degli atelier
Gli atelier sono il cuore pulsante della Métiers d’art: l’atelier di ricamo porta trame complesse e punti preziosi, l’atelier dei fiori contribuisce con applicazioni tridimensionali e l’atelier di calzature modella la postura attraverso tacchi e forme su misura. Ogni laboratorio mette a disposizione tecniche tramandate che vengono rilette nella collezione come elementi narrativi. Questo confronto fra antico mestiere e ricerca estetica produce capi che sono al tempo stesso documenti di tecnica e oggetti di desiderio, in cui il gesto artigiano diventa linguaggio creativo.
Il segno di Matthieu Blazy
In poco più di un anno e mezzo alla direzione creativa della maison, Matthieu Blazy ha costruito un linguaggio riconoscibile: una cifra che combina sobrietà, attenzione ai materiali e un approccio sensibile alla tradizione. Il suo debutto Métiers d’art, realizzato lo scorso dicembre in una stazione della metropolitana di New York, dimostrò la volontà di mettere in dialogo modernità urbana e heritage couture. Lo spostamento dalla scenografia metropolitana a quella romana suggerisce ora un cambio d’atmosfera verso riferimenti storici e cinematografici, mantenendo però il nucleo tecnico che caratterizza il progetto Métiers d’art.
Cosa aspettarsi dalla sfilata
Pur senza anticipare una scenografia precisa, è lecito immaginare che la sfilata del 2 dicembre intrecci rimandi al patrimonio italiano con la visione contemporanea del direttore creativo. Ci si può aspettare attenzione alle texture, alle finiture manuali e a una regia che valorizzi il lavoro degli atelier specializzati. In questo senso, l’evento sarà più di una passerella: un’occasione per osservare come la tradizione artigiana delle Maisons d’art venga rinnovata attraverso lo sguardo di una maison che da sempre dialoga con la storia dell’arte e del costume.