La Villa Reale di Marlia, a Capannori di Lucca, è un luogo che ha visto passare due figure straordinarie, separate da oltre un secolo ma unite da una stessa visione: trasformare la dimora in un centro di cultura e arte. La mostra Elisa Bonaparte e Mimì Pecci Blunt a Marlia ospitata nella Sala degli Affreschi del Complesso di San Micheletto fino al 16 agosto, racconta questo dialogo ideale tra due donne che hanno saputo interpretare il ruolo di mecenate in epoche diverse.
La scoperta delle lettere di Elisa Bonaparte
Il punto di partenza della mostra è una scoperta significativa emersa dall’Archivio Grönberg della Villa Reale di Marlia: un nucleo di quindici lettere, di cui dieci interamente autografe di Elisa Bonaparte Baciocchi. Alcune di queste missive, datate tra il 1805 e il 1820, vengono esposte per la prima volta. Le lettere, indirizzate a personaggi come il fratello Luciano Bonaparte e l’educatrice Madame Campan, offrono uno spaccato unico sulla vita politica, familiare e culturale della principessa.
Mimì Pecci Blunt: l’eredità di una vita dedicata all’arte
La mostra si concentra sul legame tra Elisa Bonaparte e Mimì Pecci Blunt, ricostruito attraverso la vita di quest’ultima. Nata a Roma nel 1885 e morta a Marlia nel 1971, Mimì ha trascorso la sua esistenza sotto la tutela del prozio Papa Leone XIII, una delle figure più influenti della Chiesa. Il suo matrimonio con Cecil Blumenthal nel 1919 ha segnato l’inizio di un sodalizio dedicato all’arte e alla cultura contemporanea.
La trasformazione della Villa Reale
Nel 1923, Mimì Pecci Blunt acquistò la Villa Reale di Marlia, decidendo di restituirle l’atmosfera dell’epoca di Elisa Bonaparte. La mostra documenta questo progetto attraverso un inventario inedito degli acquisti, redatto tra il 1923 e il 1926. Mimì ha dedicato la sua vita a ricercare, acquisire e studiare oggetti, arredi e lettere appartenuti a Elisa, muovendosi tra antiquariato, archivi e istituzioni internazionali.
Un salotto internazionale
Mimì trasformò la Villa Reale in un salotto culturale internazionale, frequentato da personalità come Salvador Dalí, Jean Cocteau, Alberto Moravia, Jacqueline Kennedy e la principessa Margaret d’Inghilterra. La moda ha giocato un ruolo cruciale nel suo linguaggio estetico, con abiti firmati da Charles Frederick Worth e altri grandi stilisti dell’epoca. La mostra espone anche il suo abito nuziale, un pezzo unico che testimonia il suo stile raffinato.
La mostra, curata da Roberta Martinelli con ricerche e testi di Simonetta Giurlani Pardini, è sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dal Comune di Lucca nell’ambito del calendario di Vivi Lucca. Un catalogo dedicato, edito da Maria Pacini Fazzi, raccoglie e racconta l’esposizione, offrendo un approfondimento sulle scoperte nell’Archivio Grönberg e sulla vita di Mimì Pecci Blunt.



