Roberto Capucci: un percorso espositivo che celebra scultura e femminilità

La mostra dedicata a Roberto Capucci approda al Museo delle Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino con un allestimento che valorizza la relazione tra capo d’abito e corpo femminile. Curata da Silvia Mira, l’esposizione propone una lettura per immagini e materiali delle creazioni che hanno segnato oltre sette decenni di carriera. Il percorso mette in luce la capacità del maestro di tradurre l’idea architettonica in abiti capaci di dialogare con lo spazio e con chi li indossa.
L’apertura dell’esposizione è prevista per i primi giorni di novembre 2026 e la chiusura è programmata agli ultimi giorni di febbraio 2027, offrendo la possibilità di visitare l’allestimento lungo tutto l’arco invernale. Questa finestra temporale consente di assaporare con calma gli aspetti tecnici e poetici dei capi esposti, dal lavoro sui volumi alle scelte cromatiche, con visite guidate e percorsi sensoriali pensati per il grande pubblico interessato al fashion come forma d’arte.
Tra i pezzi esposti spicca un abito da sposa concepito dallo stilista come esemplificazione della sua idea di regalità applicata al vestire; il soprabito che lo accompagna è costruito attraverso un bilanciamento dei pieni e dei vuoti che rivela la cifra scultorea della sua tecnica. Questo capo iniziale introduce il visitatore alla fascinazione per le superfici, le pieghe e le sospensioni che caratterizzano l’intero progetto espositivo, mostrando come la sartorialità diventi architettura indossabile.
La rassegna presenta anche un abito in velluto legato a un momento storico altamente simbolico: si tratta del completo scelto da Rita Levi Montalcini in occasione della cerimonia per il conferimento del Nobel per la Medicina, avvenuta a Stoccolma il 10 dicembre 1986. La presenza di questo capo sottolinea il rapporto tra abito e biografia, e come l’abbigliamento possa segnare un episodio pubblico nella vita di una donna che ha lasciato una traccia nella scienza internazionale.
La duchessa Maria Luisa Gaetani d’Aragona è un’altra protagonista della mostra: la curatrice ha selezionato quindici capi provenienti dalla sua collezione privata per illustrare il gusto personale e il ruolo della duchessa come documentatrice dei suoi viaggi. Le immagini e gli abiti messi insieme raccontano itinerari visivi che spaziano dall’India alla Siria, e fanno emergere il rapporto tra l’esperienza di viaggio e la costruzione di un guardaroba come forma di racconto personale.
Il percorso espositivo si completa con una ricca scelta di bozzetti organizzati per decade, coprendo gli anni che vanno dal 1950 al 2000, e con illustrazioni che descrivono le fasi progettuali dei volumi più noti. Per Torino è una novità poter vedere i disegni della collezione autunno/inverno 1951 e gli studi cromatici degli anni Sessanta, quando l’atelier sperimentò con toni acidi e materiali plastici, anticipando soluzioni formali d’avanguardia nel panorama della moda italiana.
Appunti per il visitatore
Chi si avvicina alla mostra troverà un percorso sensoriale pensato per far percepire il lavoro di Roberto Capucci oltre la semplice immagine estetica: l’allestimento enfatizza superfici, luci e proporzioni, invitando a osservare i dettagli di costruzione e le scelte materiche. Silvia Mira ha curato un itinerario che mette in dialogo abiti, disegni e storie personali, offrendo al pubblico torinese l’occasione di comprendere perché la ricerca di Capucci sia stata considerata una vera e propria rivoluzione nel modo di pensare il vestito.
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