La decima edizione del Max Mara Art Prize for Women assegna il riconoscimento all’artista indonesiana Dian Suci, scelta per un progetto che intreccia spiritualità, memoria e produzione. L’annuncio, avvenuto il 7 maggio in concomitanza con l’apertura della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, anticipa una residenza che trasformerà osservazioni etnografiche e pratiche artigiane in nuove opere esposte tra Jakarta e l’Italia.
Crafting Spirit: Cultural Dialogues in Heritage and Practice è il titolo del percorso selezionato: una riflessione sulle tensioni tra devozione e mercato che si sviluppa tramite incontri con comunità religiose, laboratori artistici e botteghe. Nata a Kebumen nel 1985 e attiva a Yogyakarta, Dian Suci costruisce una ricerca che parte dall’esperienza soggettiva per esplorare temi collettivi come il patriarcato, l’autoritarismo e la domesticazione del lavoro femminile.
Il progetto: spiritualità come forma di resistenza
Il nucleo dell’intervento di Dian Suci è l’analisi degli oggetti votivi e delle pratiche rituali come archivi viventi di memoria culturale. L’artista osserva come immagini sacre e manufatti religiosi vengano inseriti in catene di produzione che ne modificano il senso originario: da simboli di devozione a merci scambiate sul mercato globale. In questo contesto, la spiritualità non è intesa solo come dimensione religiosa, ma come un insieme di gesti ripetuti, tecniche e saperi che proteggono e tramandano forme di conoscenza.
Il punto di vista personale e politico
Partendo dalla propria esperienza di madre single, Dian Suci mette in luce la relazione tra corpo, lavoro domestico e controllo sociale. La sua pratica, che include installazione, pittura, video e scultura, usa il materiale e il gesto manuale per costruire una narrazione dove la cura quotidiana diventa un atto politico. L’artista osserva le lavoratrici artigiane come depositarie di storie che sfuggono alle statistiche economiche ma resistono nelle pratiche concrete.
La residenza itinerante in Italia
La vincita comprende una residenza italiana di sei mesi organizzata con la Collezione Maramotti, pensata come un percorso a tappe che approfondisce tradizioni locali e processi produttivi. Il programma prevede soggiorni ad Assisi, dove la relazione con la comunità del Monastero di San Masseo e gli artigiani cattolici offrirà materiali per indagare la materialità della devozione; una fase a Roma, con l’osservazione dei riti liturgici a San Pietro; e una tappa nel Sud, a Lecce, dedicata alla cartapesta e alle feste religiose.
Tappe finali e tecniche indagate
Il viaggio si concluderà a Firenze, presso laboratori tessili e antichi telai, dove saranno esplorate tecniche come la tintura, la tessitura manuale e la tempera all’uovo. Questi incontri offriranno a Dian Suci materiali e metodi per tradurre in opere le relazioni tra lavoro manuale, fede e industria culturale. Le opere realizzate durante la residenza saranno poi acquisite dalla Collezione Maramotti e presentate insieme a una mostra al Museum MACAN di Jakarta nel 2027.
Significato del premio e prospettive
Questa edizione del Max Mara Art Prize for Women segna una svolta: dopo anni di collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra, il premio inaugura una fase definita «nomade» sotto la curatela di Cecilia Alemani, ampliando il dialogo internazionale con la scena artistica indonesiana. La scelta di Dian Suci è stata motivata dalla capacità di tradurre la vita quotidiana in forme di resistenza politica contro le logiche della produzione seriale e della mercificazione.
Per l’artista, il riconoscimento è un’opportunità per ascoltare e collaborare con maestranze e comunità, trasformando l’osservazione in opere che intende onorare l’intimità del lavoro umano. Il progetto promette di offrire strumenti di lettura nuovi sulla relazione tra patrimonio culturale e capitalismo contemporaneo, mettendo a fuoco come il gesto manuale possa continuare a custodire memoria e identità.