Le violente alluvioni che hanno colpito il confine tra Nepal e Tibet hanno causato gravi danni e perdite umane. L’attore Richard Gere noto per il suo impegno in favore di queste regioni, ha espresso la sua vicinanza attraverso un post su Instagram sottolineando il suo legame profondo con questi luoghi.
Le inondazioni, causate dallo scioglimento improvviso di un lago glaciale, hanno travolto villaggi, strade e impianti idroelettrici. Le autorità di entrambi i paesi stanno lavorando senza sosta per gestire l’emergenza e assistere le popolazioni colpite.
Le cause delle alluvioni: ghiacciai e fenomeni naturali
Le prime ricostruzioni indicano che il disastro sia stato causato dallo scioglimento improvviso di un lago glaciale nella contea di Gyirong nella regione tibetana. I detriti caduti nel fiume Lhende hanno creato uno sbarramento temporaneo, che poi ha ceduto, riversando una massa d’acqua e fango nelle vallate sottostanti.
Le immagini satellitari hanno mostrato che il segnale sismico inizialmente ritenuto un terremoto era in realtà dovuto al collasso del lago glaciale. Questo fenomeno ha generato una piena improvvisa e violentissima nel fiume Bhotekoshi nel distretto nepalese di Rasuwa.
Le zone più colpite e i danni
Tra le zone più colpite ci sono Timure e Syabrubesi dove villaggi e cantieri sono stati investiti dall’acqua. La popolazione delle aree più a valle è stata invitata a evacuare e raggiungere zone più elevate per evitare ulteriori rischi.
La piena ha danneggiato diversi progetti energetici, tra cui impianti idroelettrici con una capacità di circa 430 megawatt pari a oltre il 12 per cento di quella del Nepal. Inoltre, ha distrutto una strada lunga circa 42 chilometri che collega Betrawati con il valico di Rasuwagadhi portando via anche diversi ponti in cemento.
L’emergenza umanitaria e i soccorsi
L’esercito nepalese ha mobilitato elicotteri per le operazioni di soccorso, ma in alcune zone il livello dell’acqua ha inizialmente impedito l’atterraggio dei mezzi. Polizia, forze armate e squadre di emergenza sono state inviate nella regione, mentre il premier Balendra Shah ha ordinato l’evacuazione degli abitanti delle aree più esposte.
Sul versante cinese, la piena ha investito il porto terrestre di Gyirong nella prefettura di Shigatse nella Regione autonoma del Tibet. Le strade di collegamento, le comunicazioni e la fornitura elettrica al valico sono state interrotte. Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di impiegare tutte le risorse disponibili nella ricerca dei dispersi e nell’assistenza ai feriti.
La solidarietà internazionale
L’Unità di Crisi della Farnesina è al lavoro in raccordo con il Consolato generale d’Italia a Calcutta il Consolato onorario a Kathmandu e l’Ambasciata d’Italia a Pechino per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani e assicurare assistenza ai connazionali presenti nell’area. Sono circa 90 gli italiani presenti tra Nepal e Tibet, di cui due turisti con la loro guida rimasti bloccati a monte di una frana.
In Nepal sono stati recuperati almeno otto corpi, mentre sul versante cinese le autorità parlano di “gravi perdite umane” e persone disperse senza fornire per ora un numero preciso.
Le lezioni del passato e le sfide future
La regione aveva già vissuto una tragedia simile nel luglio 2026, quando un’improvvisa piena del Bhote Koshi aveva provocato nove morti e lasciato 24 persone disperse. Le analisi successive avevano ricondotto quella piena allo svuotamento improvviso di un lago supraglaciale in Tibet.
Gli esperti stanno guardando con particolare attenzione ai ghiacciai e ai bacini d’alta quota dell’Himalaya. Per il momento, tuttavia, la priorità resta trovare i dispersi e assistere le popolazioni colpite. Il bilancio della nuova alluvione del 26 agosto è ancora in evoluzione e le autorità temono che il numero delle vittime possa aumentare man mano che i soccorritori riusciranno a raggiungere i villaggi rimasti isolati.



