Un’indagine dell’Università di Padova, pubblicata su BMC Public Health, ha analizzato i diari quotidiani di più di 10.000 italiani di età pari o superiore a 60 anni. I partecipanti hanno annotato, ogni dieci minuti, le attività svolte nelle 24 ore, fornendo così una fotografia dettagliata di come il loro tempo venga distribuito tra lavoro, volontariato, cura familiare e tempo libero.
I risultati rivelano che non tutte le forme di attività produttiva hanno lo stesso impatto sul benessere degli anziani. In particolare, il genere emerge come fattore determinante: gli uomini e le donne traggono vantaggi diversi a seconda del tipo di impegno a cui si dedicano.
Volontariato: un booster di felicità soprattutto per gli uomini
Solo il 2,3% degli over 60 si impegna in attività di volontariato, ma il beneficio percepito è nettamente più forte tra gli uomini. Quando questi dedicano due o tre ore al fine settimana a progetti di quartiere o associazioni, sperimentano un aumento significativo della soddisfazione di vita, grazie a un senso di utilità, riconoscimento sociale e gratificazione emotiva. Per le donne, invece, l’effetto è più contenuto e non sempre positivo, soprattutto se il volontariato compete con altri obblighi familiari.
Cura dei nipoti: la gioia delle nonne e i limiti del sovraccarico
Il 10% degli intervistati dichiara di trascorrere tempo con i propri nipoti, mediamente un’ora e mezza al giorno. Per le donne, questa attività si traduce in un significativo incremento della qualità della vita, purché non diventi un impegno continuo. I dati mostrano una relazione non lineare: qualche ora settimanali sono fonte di energia e di continuità affettiva, mentre un coinvolgimento quotidiano o prolungato nei weekend tende a erodere il beneficio, trasformandosi in una fonte di stress e fatica.
Assistenza familiare: il peso che grava soprattutto sulle donne
Il carico di assistenza familiare – ovvero la cura di adulti dipendenti o disabili – riguarda l’8% degli over 60. L’analisi evidenzia che, per le donne, questo ruolo comporta una netta diminuzione della soddisfazione personale, soprattutto nei giorni di riposo. Il continuo impegno diurne e nel weekend limita le opportunità di svago e di socializzazione, creando una vera e propria trappola per il benessere psicofisico. Per gli uomini, la penalizzazione è meno marcata, ma resta comunque presente.
Lavoro retribuito: una fonte di identità ma non una garanzia di felicità
Solo il 6,4% degli over 60 continua a svolgere attività lavorative, per una media di circa sei ore e quaranta minuti al giorno. Sebbene i soggetti occupati riportino, in prima analisi, livelli più alti di soddisfazione, gli approfondimenti multivariati mostrano che l’effetto positivo è debole e dipende dal contesto settimanale. Per le donne, il lavoro è leggermente associato a una maggiore soddisfazione nei giorni feriali, ma può diventare fonte di insoddisfazione nei weekend, quando confligge con il bisogno di riposo.
Libertà di scelta e supporto sociale come chiavi per un invecchiamento attivo
Il punto cruciale emerso dallo studio è che le attività sono salutari solo quando nascono da una decisione consapevole, sono riconosciute socialmente e non compromettono la libertà individuale. In un contesto in cui le politiche di welfare offrono poche alternative alla cura domestica, è fondamentale potenziare i servizi di sostegno alle famiglie, soprattutto alle donne, per evitare che l’assistenza diventi un ostacolo al benessere anziano.



