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31 Ottobre 2026

Volontariato, nonni e cura: effetti sul benessere degli over 60

Scopri perché volontariato e nonnità possono migliorare la vita, ma la cura dei familiari rischia di appesantire le donne over 60.

Volontariato, nonni e cura: effetti sul benessere degli over 60

Un’indagine dell’Università di Padova, pubblicata su BMC Public Health, ha analizzato i diari quotidiani di più di 10.000 italiani di età pari o superiore a 60 anni. I partecipanti hanno annotato, ogni dieci minuti, le attività svolte nelle 24 ore, fornendo così una fotografia dettagliata di come il loro tempo venga distribuito tra lavoro, volontariato, cura familiare e tempo libero.

I risultati rivelano che non tutte le forme di attività produttiva hanno lo stesso impatto sul benessere degli anziani. In particolare, il genere emerge come fattore determinante: gli uomini e le donne traggono vantaggi diversi a seconda del tipo di impegno a cui si dedicano.

Volontariato: un booster di felicità soprattutto per gli uomini

Solo il 2,3% degli over 60 si impegna in attività di volontariato, ma il beneficio percepito è nettamente più forte tra gli uomini. Quando questi dedicano due o tre ore al fine settimana a progetti di quartiere o associazioni, sperimentano un aumento significativo della soddisfazione di vita, grazie a un senso di utilità, riconoscimento sociale e gratificazione emotiva. Per le donne, invece, l’effetto è più contenuto e non sempre positivo, soprattutto se il volontariato compete con altri obblighi familiari.

Cura dei nipoti: la gioia delle nonne e i limiti del sovraccarico

Il 10% degli intervistati dichiara di trascorrere tempo con i propri nipoti, mediamente un’ora e mezza al giorno. Per le donne, questa attività si traduce in un significativo incremento della qualità della vita, purché non diventi un impegno continuo. I dati mostrano una relazione non lineare: qualche ora settimanali sono fonte di energia e di continuità affettiva, mentre un coinvolgimento quotidiano o prolungato nei weekend tende a erodere il beneficio, trasformandosi in una fonte di stress e fatica.

Assistenza familiare: il peso che grava soprattutto sulle donne

Il carico di assistenza familiare – ovvero la cura di adulti dipendenti o disabili – riguarda l’8% degli over 60. L’analisi evidenzia che, per le donne, questo ruolo comporta una netta diminuzione della soddisfazione personale, soprattutto nei giorni di riposo. Il continuo impegno diurne e nel weekend limita le opportunità di svago e di socializzazione, creando una vera e propria trappola per il benessere psicofisico. Per gli uomini, la penalizzazione è meno marcata, ma resta comunque presente.

Lavoro retribuito: una fonte di identità ma non una garanzia di felicità

Solo il 6,4% degli over 60 continua a svolgere attività lavorative, per una media di circa sei ore e quaranta minuti al giorno. Sebbene i soggetti occupati riportino, in prima analisi, livelli più alti di soddisfazione, gli approfondimenti multivariati mostrano che l’effetto positivo è debole e dipende dal contesto settimanale. Per le donne, il lavoro è leggermente associato a una maggiore soddisfazione nei giorni feriali, ma può diventare fonte di insoddisfazione nei weekend, quando confligge con il bisogno di riposo.

Libertà di scelta e supporto sociale come chiavi per un invecchiamento attivo

Il punto cruciale emerso dallo studio è che le attività sono salutari solo quando nascono da una decisione consapevole, sono riconosciute socialmente e non compromettono la libertà individuale. In un contesto in cui le politiche di welfare offrono poche alternative alla cura domestica, è fondamentale potenziare i servizi di sostegno alle famiglie, soprattutto alle donne, per evitare che l’assistenza diventi un ostacolo al benessere anziano.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.