L’annuncio che Valentino avrebbe portato la sfilata nella sua città natale ha trasformato l’evento in qualcosa di più di un semplice appuntamento di stagione: è stata una dichiarazione di intenti. Alessandro Michele ha scelto Palazzo Barberini come scenario per la collezione Interferenze, ponendo la moda in dialogo diretto con la storia e l’architettura. La decisione di uscire dal consueto flusso della Paris Fashion Week ha sottolineato la volontà di restituire centralità a Roma e di leggere l’abito come un vero e proprio campo di forze dove coesistono disciplina e desiderio.
Lo spettacolo ha avuto anche un forte valore emotivo: la maison ha omaggiato la memoria di Valentino Garavani dopo la sua scomparsa del 19 gennaio, rendendo la serata carica di intensità. In prima fila si sono sedute personalità internazionali e italiane, a conferma della natura pubblica e allo stesso tempo esclusiva dello show. La messa in scena ha unito la dimensione sensoriale della passerella con un’idea di moda come luogo di confronto tra passato e presente, proponendo un equilibrio instabile tra forma e movimento, tra regola estetica e apertura interpretativa.
L’allestimento a Palazzo Barberini non si è limitato a sfruttare il fascino dei soffitti affrescati: l’architettura è diventata co-protagonista. Le proporzioni barocche, i contrasti di luce e ombra e la scenografica scalinata hanno contribuito a un racconto visivo che ha messo in risalto tanto la struttura degli abiti quanto i loro movimenti. La nota post show ha descritto questo rapporto come un confronto tra ordine e instabilità, una tensione che attraversa la materia stessa della forma; in pratica, uno spazio in cui la moda non si limita a vestirsi di storia, ma la traduce in gesto e postura.
Nel dialogo tra architetture diverse, la sfilata ha evidenziato come un edificio possa modulare il senso di una collezione. Le superfici dorate e le volte affrescate hanno agito da controcampo alle texture contemporanee, creando contrasti che amplificano l’effetto scenico. Questa scelta ha reso evidente l’idea di interferenze proposta dallo stilista: stratificazioni temporali e stilistiche che si sovrappongono senza annullarsi, ma incidono reciprocamente sul modo in cui il corpo viene presentato e percepito.
La passerella ha mostrato una collezione che celebra la tensione fra struttura e leggerezza. L’Autunno-Inverno 2026/27 è popolato di maxi pellicce, capispalla in pelle con cinture marcate, pantaloni mosso da balze e gonne trasparenti che lasciano intravedere giochi di pizzo. Il gusto barocco convive con riferimenti agli anni Ottanta e a forme degli anni Quaranta, dando vita a una grammatica del vestire che alterna spalle strutturate e volumi fluttuanti. Sul piano cromatico, il bianco e il nero dominano con inserti di arancione, rosa e l’immancabile rosso Valentino, presente come segno di continuità con la storia della maison.
I dettagli raccontano la filosofia della collezione: scollature profonde, tagli asimmetrici, trasparenze audaci e applicazioni luminose. Accessori scenografici come occhiali a mascherina e sandali Rockstud dialogano con scarpe più casual, creando un guardaroba che mescola eccentricità e praticità. Il risultato è una femminilità sicura di sé, che guarda al passato per riformularlo nel presente, facendo della sovrapposizione di linguaggi un principio estetico piuttosto che un semplice esercizio stilistico.
Il front row ha ribadito il ruolo internazionale della maison: tra i presenti figuravano nomi come Gwyneth Paltrow, Lily Allen, Colman Domingo, Clairo e Iris Law, mentre la delegazione italiana includeva figure come Matilda De Angelis, Chiara Ferragni e Bianca Balti. Valentino ha inoltre scelto di aprire la sfilata alla città installando maxi-schermi in piazze di Roma e trasmettendo il ruolo sociale della moda oltre i confini del palazzo: un gesto di partecipazione pubblica che ha trasformato la serata in un evento collettivo, guardato anche a Milano e Napoli. Così la maison ha riaffermato la propria capacità di coniugare esclusività e inclusione, arte e comunicazione.
Con questo ritorno alle radici, Valentino e Alessandro Michele hanno messo in scena non solo una collezione, ma un ragionamento sulla natura stessa dell’abito e sul suo rapporto con lo spazio e la memoria. La serata ha rilanciato l’idea che la moda possa essere un luogo di convergenza tra discipline diverse, dove ogni elemento — dalla stoffa all’architettura — concorre a raccontare un tempo e un sentimento condiviso.
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