La serata di giovedì 12 marzo ha visto Sara Serraiocco seduta in prima fila per la presentazione della collezione Valentino autunno inverno 2026 2027, firmata da Alessandro Michele. Nel cuore di Palazzo Barberini, la sfilata intitolata Interferenze ha ribadito il legame tra moda e cinema, celebrando le origini romane della maison e la memoria di Valentino Garavani, in un evento che ha fatto dialogare passato e futuro. La presenza dell’attrice ha trasformato la platea in un set, con abiti e accessori protagonisti di una scena che unisce artigianalità e narrazione.
L’outfit scelto da Sara Serraiocco ruota attorno a un abito nero a maxi pois rosa, una stampa dal sapore grafico e vagamente rétro che richiama suggestioni anni Settanta. La silhouette, fluida ma decisa, è stata bilanciata da un cappotto in velluto con effetto astrakan proposto in turchese, una scelta cromatica che crea un contrasto netto con il motivo dell’abito. Questo gioco di toni e texture sottolinea il concetto di estetica stratificata tanto caro al direttore creativo, dove superfici diverse dialogano per ottenere equilibrio ed eccentricità.
Gli accessori completano il racconto visivo: grandi orecchini dalle linee scultoree aggiungono luminosità, mentre il paio di peep toe nere con una fascia centrale color nude genera un effetto ottico che allunga la gamba. La Valentino Garavani DeVain bag, decorata con perline colorate a motivo floreale, introduce una nota di preziosità e di artigianalità, trasformando la borsa in un gioiello da portare a mano. Questi dettagli mostrano come l’accessorio possa essere protagonista e non solo complemento.
Allestire la sfilata a Palazzo Barberini ha voluto essere una scelta carica di significato: l’edificio è teatro di una storia artistica fatta di incontri e scontri, e la collezione stessa si è ispirata a questa idea di frizione tra forme differenti. Musica, luci e una pioggia che ha reso i sanpietrini lucidi hanno contribuito a un’atmosfera cinematografica, richiamando idealmente la tradizione di Cinecittà e l’immagine dell’«Hollywood sul Tevere». In questo contesto, gli abiti diventano elementi scenografici in un racconto che miscela rigore e teatralità.
La sfilata ha giocato con una tavolozza ampia: dai rosa peonia ai verdi ossidati, dagli azzurri intensi ai neri vellutati, spesso combinati in contrapposizione tramite cinture o fusciacche che prolungano le silhouette. Le forme spaziano da tuniche plissé a colonne precise fino a volumi ampi e spalle accentuate, creando un continuum tra giorno, sera e red carpet. Questo mix di riferimenti rende evidente l’intento di interferire tra codici diversi per ottenere un effetto inaspettato e sofisticato.
Nel dialogo con Vogue, Sara Serraiocco ha confidato che Alessandro Michele la incoraggia a osare: il direttore sa tirare fuori la parte più creativa dell’attrice, proponendo abbinamenti sorprendenti che però trovano un equilibrio armonico. Sul fronte professionale, l’attrice è impegnata su più set: tra i progetti citati figurano il film La Resurrezione di Mel Gibson, Il cileno di Sergio Castro San Martín e Audrey La Mer di Levi Riso. Pur non potendo svelare dettagli, ha descritto esperienze molto diverse tra loro, da set internazionali a storie intime e coraggiose.
Quando la sfilata si è trasformata in atto teatrale sotto la pioggia romana, l’idea che è rimasta è quella di una moda che racconta storie: ogni capo indossato da Sara Serraiocco ha partecipato alla messa in scena, contribuendo a un racconto visivo che omaggia la tradizione della maison e la vitalità della capitale. Interferenze ha così confermato la capacità di combinare artigianato, colore e narrative contemporanee, lasciando il pubblico con la sensazione di aver assistito a un piccolo film di moda.
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