In Italia, la fertilità è diventata una delle principali sfide della sanità pubblica. Con l’età media delle donne al primo figlio che si attesta intorno ai 42-43 anni la capacità riproduttiva naturale diminuisce significativamente. Tuttavia, la medicina offre soluzioni che possono aumentare le possibilità di concepire, ma è fondamentale agire con consapevolezza e tempestività.
Il calo delle nascite nel nostro Paese non dipende solo da fattori economici, ma anche da una scarsa informazione sulla salute riproduttiva. Nel 2026 sono nati circa 370 mila bambini di cui 17.660 grazie alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Questo dato rappresenta quasi un bambino su venti, un numero che riflette sia l’evoluzione della medicina che i cambiamenti sociali.
L’importanza della prevenzione e dell’informazione
Il Manifesto Fertilità 2030 presentato dall’Associazione Italiana Fertilità (AIFe) sottolinea la necessità di spostare l’attenzione dalla gestione dell’infertilità conclamata alla tutela precoce della salute riproduttiva. Laura Rienzi, Presidente di AIFe, afferma: “Dobbiamo spostare l’attenzione dalla sola gestione dell’infertilità conclamata alla tutela precoce della salute riproduttiva. La fertilità deve entrare stabilmente nelle politiche pubbliche.”
Informare le persone sui fattori di rischio e sull’importanza di un monitoraggio precoce può fare la differenza. Molti giovani conoscono come evitare una gravidanza indesiderata, ma pochi sanno come preservare la propria fertilità negli anni successivi. Per questo, il Manifesto propone di introdurre programmi di alfabetizzazione riproduttiva già durante il percorso scolastico e nella medicina territoriale.
Fattori che influenzano la fertilità
L’età rimane il principale fattore biologico che influisce sulla fertilità, soprattutto per le donne. Tuttavia, non è l’unico. Obesità, fumo, infezioni, malattie croniche, disturbi ginecologici e andrologici, oltre ad alcuni fattori ambientali, possono compromettere progressivamente la capacità riproduttiva. Identificare precocemente questi elementi può aiutare a prevenire problemi futuri.
La Procreazione Medicalmente Assistita: una risorsa fondamentale
Quando i tentativi naturali non portano a risultati, la PMA offre percorsi che aumentano le probabilità di successo. Le donne over 40 rappresentano tra il 34% e il 36% di chi si sottopone a questi trattamenti, e la percentuale di parti con PMA in questa fascia d’età è pari all’8,7%. Tuttavia, la percentuale di successo delle tecniche di PMA omologa scende al 6% intorno ai 42-43 anni per poi azzerarsi a 44-45 anni.
Il tempo è un fattore critico in questo percorso. Rivolgersi a un centro specializzato il prima possibile è fondamentale per non arrivare tardi. La medicina può fare molto, ma non può fermare il tempo.
La preservazione della fertilità
Un altro aspetto che sta cambiando la medicina della riproduzione è la preservazione della fertilità. Nel 2026 i cicli di crioconservazione degli ovociti per motivi non medici sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente. Questo incremento riflette una crescente attenzione verso il cosiddetto social freezing cioè la possibilità di conservare gli ovociti quando la fertilità è ancora elevata.
Tuttavia, è importante evitare equivoci. Il congelamento degli ovociti non rappresenta un’assicurazione sulla futura maternità, ma può diventare uno strumento utile in casi selezionati, soprattutto quando esistono condizioni cliniche o terapeutiche che rischiano di compromettere la fertilità.
Le sfide future e le proposte del Manifesto Fertilità 2030
Il Manifesto Fertilità 2030 affronta anche alcuni temi destinati ad alimentare il confronto politico. Tra queste figurano la richiesta di inserire in maniera più organica i percorsi di tutela della fertilità nei Livelli Essenziali di Assistenza, la riduzione delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, investimenti nella ricerca e l’apertura di una riflessione sull’accesso alla PMA per le donne single, oggi escluso dalla normativa italiana.
La denatalità non dipende da un solo fattore e non si corregge con un bonus o con una singola riforma. Richiede politiche capaci di tenere insieme sanità, lavoro, welfare, ricerca e sostegno alle famiglie. La fertilità non può più essere considerata soltanto una questione da affrontare quando nasce un problema clinico. Diventa un indicatore dello stato di salute della società stessa.


