Il weekend del 24-25 ottobre segna una tappa inaspettata per la gastronomia italiana. A Bologna si celebra il centocinquantesimo anniversario della Mutua Salsamentari con la manifestazione “Città dei Salsamentari”, tradizionalmente dedicata a ragù e mortadella, ma quest’anno introduce una versione completamente vegetale del classico ragù. Contemporaneamente, a Milano, gli spazi degli East End Studios ospitano il MiVeg 2026, un festival animalista che combina stand gastronomici plant-based a tavole rotonde su temi etici, tra cui la proposta di vietare la vendita di animali vivi nei mercati italiani.
Il festival di Bologna presenta il ragù vegano
All’interno del consueto palazzo Re Enzo, il Festival del Ragù alla Bolognese ha deciso di affiancare alla ricetta originale una proposta a base di lentichie rosse toscane, confezionata da Mopur, marchio della cooperativa FelsineoVeg. Il risultato è un ragù vegano dal profumo di pomodoro, alloro e noce moscata, che conserva la densità tradizionale senza alcun ingrediente animale. Il direttore Mirco Montebugnoli ha sottolineato che “la tradizione è un patrimonio vivo e per restare rilevante deve dialogare con nuove sensibilità”, mentre Davide Simoni, presidente della Società di Mutuo Soccorso tra Salsamentari, ha definito il piatto “un simbolo di convivialità e inclusione”. L’iniziativa nasce per permettere a famiglie miste, dove convivono carnivori e vegani, di trovare un punto di incontro senza dover scegliere tra due tavole separate.
Le proposte vegane di Mopur
Oltre al ragù, il tagliere vegano proposto da Mopur comprende affettati a base di lenticchie, simil-carne dal sapore di prosciutto cotto e salami, e formaggi vegetali realizzati con lieviti nutritivi. Tutti i prodotti rispettano la certificazione De.Co. e sono etichettati con QR code per garantire trasparenza sulla filiera. La scelta di utilizzare legumi coltivati a pochi chilometri da Bologna vuole anche sottolineare l’impegno per la sostenibilità ambientale, riducendo l’impronta carbone rispetto ai tradizionali insaccati di suino.
Milano ospita il MiVeg 2026: un evento animalista
Il MiVeg, che si svolge presso gli East End Studios di via Mecenate, è stato definito da Sara d’Angelo di Vitadacani un “movimento culturale ed etico”. L’intera programmazione è dedicata al rispetto degli animali, con workshop di cucina plant-based, proiezioni documentarie e tavole rotonde su tematiche come caccia, pellicce e allevamenti intensivi. I proventi delle attività gastronomiche saranno devoluti al santuario Porcikomodi (470 animali) e ai 200 cani ospitati da Vitadacani. L’evento è particolarmente significativo perché, oltre a promuovere la dieta vegetale, espone concrete proposte legislative per la tutela degli animali nei mercati.
Il progetto per il divieto di vendita di animali vivi
Sabato pomeriggio, una coalizione formata da Animal, Animal Law, Zoout e la Rete dei Santuari di Animali Liberi presenterà un’iniziativa volta a proibire la vendita di animali vivi nei mercati italiani. Il documento, supportato da dati sulla sofferenza inflitta durante il trasporto e la commercializzazione, propone l’adozione di norme nazionali che obblighino i comuni a chiudere le bancarelle tradizionali di volatili, roditori e piccoli mammiferi. Il progetto è stato accolto con interesse da diversi consiglieri comunali, che hanno promesso di inserire la questione nell’ordine del giorno delle prossime assemblee.
Verso una gastronomia più inclusiva
Le due manifestazioni dimostrano come la cucina italiana, riconosciuta mundialmente per i suoi piatti a base di carne, possa evolversi senza perdere la propria identità. L’integrazione di ricette vegane in un festival storico come quello di Bologna non solo amplia l’offerta per i consumatori, ma invia un messaggio di apertura verso le scelte alimentari contemporanee. A Milano, l’approccio più radicale del MiVeg, che combina educazione alimentare e azioni di advocacy, evidenzia la volontà di collocare i diritti animali al centro dell’agenda pubblica. Entrambi gli eventi puntano a creare spazi di incontro dove la tradizione, l’innovazione e l’etica convivono, tracciando una nuova mappa della convivialità italiana.



