Il 1 ottobre 2026 il Senato ha ospitato la presentazione del volume La salute contesa. La metamorfosi silenziosa della tutela della salute a 25 anni dal Titolo V. L’evento, tenutosi nella storica Sala Koch di Palazzo Madama, è stato ideato dal senatore Franco Zaffini e dalla senatrice Sandra Zampa, con il supporto della Fondazione Roche. L’obiettivo era valutare il percorso del regionalismo sanitario italiano e verificare se il Servizio sanitario nazionale riesca ancora a garantire un accesso equo alle cure su tutto il territorio.
La presentazione del volume a Palazzo Madama
La sessione è stata aperta da Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, da Mariapia Garavaglia, presidente della Fondazione Roche e ex ministra della Salute, e da Sandra Zampa, capogruppo del Partito Democratico nella X Commissione del Senato. A moderare la discussione è intervenuta la giornalista Rai Maria Soave, che ha guidato gli scambi tra i relatori.
Interventi chiave dei rappresentanti istituzionali
Tra i partecipanti spiccavano Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato alla Salute, i presidenti di regione Michele De Pascale (Emilia-Romagna) e Francesco Rocca (Lazio), il presidente emerito del Consiglio di Stato Alessandro Pajno, la responsabile salute del Partito Democratico Marina Sereni e la segretaria generale di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino. Ognuno ha sottolineato la necessità di una collaborazione leale tra Stato e Regioni, evidenziando come le divergence di competenze possano tradursi in disuguaglianze reali per i cittadini.
Le principali criticità emerse dal dibattito sul Titolo V
Il dibattito ha messo in luce tre aspetti cruciali: la garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza la programmazione dei servizi sanitari e la mobilità interregionale dei pazienti. Quando lo spostamento tra regioni è dovuto a scelte libere, esso indica un sistema flessibile. Tuttavia, se il trasferimento diventa obbligatorio per accedere a prestazioni ordinarie, emergono segni evidenti di disparità territoriali.
Mobilità sanitaria interregionale: sintomo o soluzione?
Antonio Gaudioso, professore di Management della Salute presso la LUISS Guido Carli, ha ricordato che il modello originario del Titolo V mirava a “avvicinare le risposte ai bisogni delle persone”. Oggi, però, la mobilità spesso riflette mancanze strutturali in alcune regioni, con pazienti costretti a viaggiare per cure che dovrebbero essere disponibili localmente. La discussione ha suggerito di potenziare gli accordi di rete tra Regioni per ridurre questi spostamenti forzati.
Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico all’Università La Sapienza, ha rimarcato il ruolo della Corte Costituzionale nel definire una “giurisprudenza dell’equilibrio”, secondo cui l’autonomia regionale deve essere valutata in base al godimento effettivo dei diritti. Ha invitato Parlamento e assemblee regionali a tradurre tale equilibrio in scelte operative, evidenziando che la sussidiarietà non è un freno all’unità della Repubblica, ma il mezzo attraverso cui l’unità si realizza sul territorio.
Il messaggio chiave è chiaro: per garantire il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione, occorre una partnership più efficace, capace di coniugare autonomia regionale e solidarietà nazionale.



