Il 29 settembre l’Auditorium Enzo Baldoni di Milano aprirà le sue porte per il concerto benefico Sumud. L’evento non è solo una serata musicale: è un tributo vivente al percorso di Ramzi Aburedwan giovane nato nel campo profughi di Al Am’ari, che ha trasformato la propria esperienza di conflitto in un messaggio di pace attraverso la musica.
Una fotografia che ha segnato un’epoca
Nel 1987, durante la prima Intifada, un fotoreporter della Reuters immortalò un momento drammatico: un ragazzo dalla chioma scura e dal giubbotto arancione, con due pietre in mano, pronto a scagliarle contro un carro armato israeliano. Quel ragazzo era Ramzi Aburedwan. La scena era più di un gesto di protesta: pochi minuti prima il cugino di Ramzi era stato ucciso da un proiettile sparato dallo stesso veicolo. La fotografia, diventata virale, raccontava l’orrore di una famiglia dilaniata dalla violenza e, al contempo, la determinazione di un giovane a non arrendersi.
Dal punto di vista della strada al Conservatorio di Ramallah
Dopo l’incidente, Ramzi si ritrovò a percorrere gli angoli più difficili del campo, vendendo giornali e sigarette per aiutare la propria famiglia. Fu proprio in quel contesto, a un incrocio di strade, che un’impiegata dell’Università di Bir Zeit notò il suo sguardo intenso. Riconoscendo il potenziale nascosto dietro il gesto di resistenza, lo introdusse al Conservatorio di Ramallah. Qui, grazie a un programma di sostegno alla cultura, Ramzi poté accedere a lezioni di violino e canto, scoprendo un nuovo linguaggio per esprimere il proprio dolore.
Al Kamandjati: la scuola che trasforma i rifugiati in musicisti
Il percorso di Ramzi si completò presso Al Kamandjati una scuola di musica fondata per offrire educazione artistica a giovani rifugiati. La missione dell’istituto è chiara: utilizzare la musica come strumento di resilienza permettendo a chi è cresciuto tra le macerie di trovare una via d’uscita creativa. Oggi, gli alunni di Al Kamandjati suonano in orchestre, partecipano a festival internazionali e, come Ramzi, diventano ambasciatori di pace.
Sumud: la nota di speranza che arriverà a Milano
Il concerto Sumud funge da ponte tra le storie di questi giovani e il pubblico europeo. Oltre a raccogliere fondi per il progetto educativo di Al Kamandjati, la serata vuole mostrare come la cultura possa contrastare la violenza. Sul palco, musicisti palestinesi e internazionali uniranno le loro voci, ricordando al mondo che, anche nelle situazioni più oscure, la speranza può fiorire attraverso le note.
Con la partecipazione di artisti emergenti e la presenza di personalità legate al mondo della cooperazione, il concerto rappresenta un’occasione unica per ascoltare la storia di Ramzi Aburedwan e, al contempo, sostenere un futuro più sereno per i giovani di Al Am’ari. L’evento promette di essere non solo un concerto ma un vero e proprio atto di solidarietà, in cui la musica diventa linguaggio di resistenza e di riconciliazione.



