Le Gallerie d’Italia di Milano ospitano una mostra affascinante che esplora il contrasto tra bellezza e bruttezza nel Rinascimento. Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento è un percorso espositivo che riunisce oltre cento opere tra dipinti, sculture, disegni, incisioni e manoscritti, provenienti da istituzioni di tutto il mondo.
La mostra, curata da Chiara Rabbi Bernard in collaborazione con il Bozar – Bozar-Centre for Fine Arts Brussels, è aperta al pubblico dal 10 luglio al 18 ottobre 2026 in Piazza della Scala. Questo evento artistico invita i visitatori a riflettere su come gli artisti del Rinascimento abbiano interpretato il concetto di bellezza e esplorato il valore espressivo del brutto, del grottesco e della caricatura.
Il percorso espositivo: dall’armonia classica al grottesco
Il percorso della mostra si apre con le statue classiche, simbolo della bellezza ideale e delle proporzioni perfette, considerate modelli di riferimento per molti artisti del Rinascimento. A queste sono affiancati ritratti di uomini e donne anziani, nei quali la bruttezza viene spesso identificata con i segni della vecchiaia o della povertà, pur senza cancellare la dignità e la nobiltà dei volti rappresentati.
La sezione successiva è dedicata al ritratto femminile rinascimentale mettendo in evidenza il contrasto tra la sensualità dei dipinti veneziani, come il Ritratto di donna di Paris Bordone, e la maggiore severità e compostezza di quelli fiorentini. Accanto a questi trovano spazio anche ritratti fortemente realistici, come la Signora dalle due barbe di Willem Key e il ritratto di Carlo V, segnato dal tipico prognatismo della dinastia degli Asburgo.
Muse, mostri e prodigi
Il percorso prosegue con la sezione intitolata Muse, mostri, prodigi dove la bellezza ideale di Simonetta Vespucci, ritratta in un’opera attribuita a Botticelli, è posta in contrapposizione a figure considerate eccezionali o deformi, come nani, buffoni di corte e Maddalena Gonzales, una bambina affetta da ipertricosi che suscitò la curiosità delle corti europee.
Successivamente si incontrano le teste grottesche e le caricature di Leonardo da Vinci e di altri artisti manieristi, i quali, superando l’ideale classico di imitazione della natura, dimostrarono come anche il brutto potesse diventare oggetto di rappresentazione artistica e fonte di piacere estetico. Il percorso si conclude con le raffigurazioni delle coppie mal assortite, in cui un uomo anziano e ricco viene spesso ingannato da una giovane donna interessata esclusivamente ai suoi beni.
L’evoluzione dei canoni estetici
La mostra racconta il passaggio dall’ideale classico, fondato su armonia e proporzioni matematiche, a una rappresentazione più libera della natura. Fra Quattrocento e Cinquecento la bruttezza smette progressivamente di essere soltanto una deviazione dalla perfezione: il deforme, il grottesco e il caricaturale diventano strumenti per osservare la realtà e sperimentare nuovi linguaggi. Nasce così anche la bella bruttezza anche quanto appare sgradevole,
Attraverso queste opere emerge un insegnamento morale, riassunto anche nelle parole di Leonardo, secondo cui le bellezze con le bruttezze paiono più potenti l’una per l’altra a sottolineare come bello e brutto si valorizzino reciprocamente attraverso il contrasto.



