Il martedì 22 settembre, durante la prima giornata della Milano Fashion Week, la Galleria Vittorio Emanuele II è stata trasformata in un enorme set scenico per Vogue World Milano 2026. L’evento, concepito da Vogue, ha riunito più di 360 talenti – modelle, performer, artigiani e figure della musica – in cinque atti che hanno messo a confronto il know-how tradizionale con le potenzialità dell’intelligenza artificiale.
Il tema centrale è stato il valore della mano e del tempo umano quando la tecnologia velocizza i processi creativi. Tra gli ospiti più illustri, spiccano il celebre ballerino Roberto Bolle la cantautrice Alicia Keys e il dj italiano Gigi D’Agostino il cui brano “L’amour toujours” ha animato il quarto atto con un ritmo di nostalgia collettiva.
La cupola diventa palcoscenico: Vogue World sotto la Galleria Vittorio Emanuele II
Progettata da Giuseppe Mengoni e inaugurata nel 1877 la Galleria è stata per più di un secolo l’arteria commerciale che collega il Duomo alla Scala. Per lo spettacolo, la sua architettura neoclassica è stata valorizzata da installazioni luminose, scenografie aeree e una cascata di 6.000 oggetti di carta ideati da Jony Ive e l’azienda LoveFrom. Pochi minuti prima dell’inizio, prada aveva aperto il nuovo complesso “Prada Galleria”, dimostrando come retail, cultura e ospitalità possano coesistere nello stesso spazio.
Gli atti che hanno raccontato il futuro del Made in Italy
Atto I – La rivoluzione artigianale
Il primo segmento ha introdotto il pubblico a tre oggetti-cultura: un globo celeste intagliato da Leonardo Frigo un telaio firmato da Judith Clark Studio e un modello in legno del Duomo proveniente dal Museo Nazionale Scienza e Tecnologia. Subito dopo, le cento Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala hanno riempito la Galleria con una colonna sonora di broccati, pizzi e superfici lavorate. Otto Memory Dresses realizzati da maison come Armani PrivéBottega Veneta e Valentino hanno chiuso il primo atto, suggerendo come la tradizione possa essere reinterpretata con la tecnologia più avanzata.
Atto II – Danza, musica e performance
Il secondo atto ha visto Roberto Bolle danzare sulle note della Traviata accompagnato da sei ballerini in costumi ispirati alle linee aerodinamiche di Ferrari, disegnati da Rocco Iannone. Alicia Keys ha portato al pianoforte I Feel Love di Donna Summer, una delle tracce più emblematiche dell’incontro tra voce umana e suono elettronico. Il momento più elettrizzante è stato l’arrivo di Gigi D’Agostino la cui hit “L’amour toujours” ha trasformato la passerella in una vera dance-gallery facendo vibrare sia il pubblico che gli addetti ai lavori.
Atto III – Tecnologia e robotica
L’ultimo segmento è stato dedicato all’intelligenza artificiale. Quattro robot, dotati di bracci artigianali, hanno interagito con modelle e atleti, mostrando tessuti innovativi e capi sportivi ad alte prestazioni. Tra le protagoniste c’erano Arianna FontanaPaola Egonu e Myriam Sylla le quali hanno sfilato al ritmo di “L’amour toujours”, sottolineando il legame tra movimento umano e movimento meccanico. L’intervento dei robot, però, è avvenuto solo dopo un’ora di celebrazione dell’artigianato, ribadendo il messaggio centrale: la tecnologia deve amplificare, non sostituire, la maestria delle mani.
Il significato di un evento globale per l’industria italiana
Secondo i dati del Ministero del Lavoro e dell’Unioncamere dal 2026 il settore moda-tessile richiederà annualmente tra 14.000 e 16.000 nuovi dipendenti, con una carenza di competenze stimata intorno al 55 %. L’evento ha quindi messo in luce la vulnerabilità di un modello basato su abilità artigianali che richiedono anni di formazione. Con un valore di 58,4 miliardi di euro e più di 372 mila addetti il Made in Italy rappresenta il 30 % della produzione tessile europea, ma deve affrontare la sfida di coniugare tradizione e innovazione per rimanere competitivo.



