Nel panorama cinematografico del 2026, un nome spicca tra tutti: Mathilde Arcel. L’attrice danese, classe 1996, ha conquistato il pubblico e la critica alla Mostra del Cinema di Venezia con la sua straordinaria interpretazione in Woman Unknown diretto da May el-Toukhy. La sua performance le è valsa la prestigiosa Coppa Volpi come migliore attrice, un riconoscimento che consacra la sua ascesa nel mondo del cinema.
Nata a Copenaghen Mathilde Arcel ha iniziato la sua carriera nel teatro danese, dove ha guadagnato notorietà grazie a ruoli di grande impatto. La sua partecipazione a Woman Unknown ha rappresentato un salto di qualità significativo, portandola sotto i riflettori internazionali.
Woman Unknown: un film sul corpo femminile come campo di battaglia
Woman Unknown è un film che esplora temi profondi e complessi, ambientato nella Copenaghen del 1946 subito dopo la fine dell’occupazione nazista. La trama ruota attorno a Marie, una giovane tata e domestica che sta per sposare Christian, un ricco vedovo borghese. Marie nasconde un segreto che potrebbe distruggere la sua nuova identità: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco.
Il film di May el-Toukhy, già apprezzata per Queen of Hearts affronta il tema del corpo femminile come campo di battaglia un dominio pubblico su cui la società si arroga il diritto di giudicare. La regista utilizza la storia di Marie per parlare di questioni attuali, creando un dramma storico che risuona con forza nel presente.
La performance di Mathilde Arcel
Mathilde Arcel ha offerto un’interpretazione di grande intensità, che ha saputo catturare l’attenzione del pubblico e della giuria. La sua Marie è un personaggio complesso, ambiguo, che lascia lo spettatore in bilico tra empatia e condanna. Questa ambiguità è stata una delle scelte più coraggiose della regista, che ha deciso di non giudicare il personaggio, lasciando allo spettatore il compito di formarsi un’opinione.
La critica ha lodato la rigorosa regia di el-Toukhy e l’interpretazione di Arcel, definendola una delle performance più memorabili del concorso. Il film ha vinto il Leoned’oro il premio più ambito della Mostra del Cinema, confermando il suo successo critico e di pubblico.
Il contesto storico e le polemiche
Woman Unknown è l’unico film diretto da una donna in concorso a Venezia 2026, un fatto che ha suscitato numerose polemiche già prima dell’inizio della mostra. May el-Toukhy, di origini egiziane ma nata e cresciuta a Copenaghen, ha portato sul grande schermo un film che riflette la sensibilità scandinava, con i suoi interni borghesi ombrosi e la luce livida che caratterizza la cinematografia nordica.
Il film esplora il tema del collaborazionismo durante la seconda guerra mondiale, un argomento ancora oggi sensibile. Le donne che hanno avuto relazioni con i soldati tedeschi sono state umiliate pubblicamente, rapate a zero e marchiate con una svastica rossa. Marie rappresenta tutte queste donne, quelle che negli archivi venivano schedate semplicemente come donna sconosciuta.
El-Toukhy pone domande scomode sul collaborazionismo, chiedendosi dove sia la linea che separa la colpa dall’innocenza. Queste domande valgono non solo per la Danimarca, ma per tutta l’Europa, e sono ancora rilevanti oggi, a tre quarti di secolo dalla fine della guerra.
Nonostante le critiche al finale, che alcuni hanno trovato meno incisivo rispetto al resto del film, Woman Unknown è stato acclamato come un film necessario, che affronta una materia scomoda senza retorica. La sua forza risiede nella capacità di raccontare una storia personale che diventa universale, un dramma storico che parla del presente.



