Pubblicato: 26/02/12:08. Marco De Vincenzo ha svelato la collezione AI -27 per Etro. Si tratta di una proposta che mette al centro il movimento e la continuità tra capi.
La collezione non si limita a rielaborare il passato. Offre invece una rilettura del dna della maison, trasferito in segni, silhouette e texture. Ogni capo dialoga con gli altri in un flusso pensato per evocare incontri tra culture e memorie condivise.
Ogni capo dialoga con gli altri in un flusso pensato per evocare incontri tra culture e memorie condivise. La cifratura della collezione privilegia una lettura dinamica: gli abiti emergono come esiti di suggestioni geografiche e stilistiche diverse, raccordate da scelte formali coerenti. Il percorso progettuale adotta stampe e tessuti che rimandano all’archivio, senza limitarsi alla replica storica; ogni motivo viene riletto con una sensibilità contemporanea che valorizza la transizione tra passato e presente. L’insieme punta a una serialità visiva riconoscibile, dove la palette e i contrasti materici svolgono una funzione narrativa più che decorativa.
Nel lavoro di De Vincenzo la contaminazione non è casuale ma studiata. Dettagli artigianali e riferimenti etnici si integrano con tagli moderni per creare contrasti armonici.
Il risultato è una proposta in cui il heritage non viene esibito come reliquia, ma inserito come lingua viva. Il designer dimostra la capacità di far convivere tradizione e innovazione, utilizzando il guardaroba come piattaforma per narrare scambi culturali e memorie reinterpretate. I dati raccontano una storia interessante sulla coerenza visiva della collezione e sulla sua lettura contemporanea.
La proposta conferma la direzione sperimentale della collezione, con palette e contrasti materici che svolgono funzione narrativa oltre che decorativa.
La silhouette prosegue la narrazione già avviata, traducendo il movimento in un equilibrio formale. Volumi che si aprono, linee fluide e layering calibrato suggeriscono continuità senza appesantire la figura. La costruzione del capo enfatizza il concetto di flusso, con proporzioni studiate per permettere un dialogo armonico tra riferimenti estetici. I dettagli agiscono come connettori funzionali, rendendo coerente l’insieme anche quando gli elementi risultano apparentemente distanti.
I dettagli agiscono come connettori funzionali, rendendo coerente l’insieme anche quando gli elementi risultano apparentemente distanti. I materiali selezionati giocano un ruolo determinante nel definire l’intento narrativo della collezione.
Fibre naturali, lavorazioni artigianali e finiture contemporanee si alternano per creare superfici con differenti qualità tattili e visive. Il tessuto non è più soltanto supporto, ma diventa protagonista capace di modulare luce e movimento.
Questa modularità valorizza sia le stampe tradizionali sia le nuove declinazioni cromatiche proposte dallo stilista. I volumi e le texture dialogano con le sfumature, contribuendo a una lettura stratificata degli outfit.
La proposta di De Vincenzo per Etro si configura come un esercizio di equilibrio temporale. Non è nostalgia né rottura netta; è un lavoro che usa il passato per immaginare il futuro.
Ogni outfit funziona come un capitolo di un racconto più ampio, dove il marchio mantiene i tratti distintivi pur aprendo a nuove interpretazioni. L’insieme appare come un continuum stilistico, coerente nelle scelte di materiale e in quelle formali.
La sfilata conferma una direzione stilistica che unisce tradizione e innovazione, lasciando aperte possibili ulteriori evoluzioni della narrativa del brand.
La collezione ha suscitato attenzione per la capacità di fondere elementi storici con invenzioni stilistiche moderne. Critici e osservatori hanno riconosciuto nel progetto una strategia coerente. Tale approccio onora l’heritage di Etro senza ostacolare l’evoluzione del marchio. Questo equilibrio distingue la proposta e mette in luce la sensibilità di Marco De Vincenzo nel trattare la moda come linguaggio in continuo divenire.
La sfilata AI -27 firmata Marco De Vincenzo per Etro invita a considerare la moda come un flusso di pratiche, memorie e influenze. Il patrimonio stilistico viene rispettato e al contempo riletto per parlare alle esigenze estetiche del presente e oltre. Restano aperte possibili ulteriori evoluzioni della narrativa del brand, con attenzione alle prossime proposte di collezione.
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