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31 Agosto 2026

L’uomo e la natura: il conflitto tra vanità e contemplazione

La natura, un tempo soggetto di contemplazione, è oggi spesso ridotta a sfondo per le nostre esigenze di visibilità. Scopri come questo cambiamento sta influenzando il nostro rapporto con l'ambiente e la bellezza.

L'uomo e la natura: il conflitto tra vanità e contemplazione

La natura, con le sue vette maestose e i suoi fondali profondi, è da sempre fonte di ispirazione e meraviglia. Tuttavia, negli ultimi anni, sembra che l’uomo abbia perso la capacità di apprezzarla per quello che è, riducendola spesso a semplice sfondo per le proprie esigenze di visibilità.

Due esempi emblematici di questa tendenza sono l’esibizione gastronomica di bomboloni fritti in un rifugio della Val di Fassa e l’immagine di un’influencer vicinissima a una colonia di squali per scattarsi un selfie. In entrambi i casi, la bellezza della natura, rappresentata dalle cime del Sasso Piatto e dall’azzurro dei fondali oceanici, è relegata a ruolo di comprimaria.

La montagna occupata, non vissuta

L’estate appena trascorsa ha mostrato chiaramente come la montagna non venga più vissuta ma piuttosto occupata. Vivere la montagna significa sentirsi parte di essa, chiedere il permesso di entrarvi e lasciarsi invadere dalla sua bellezza. È un’esperienza che rivede e rilegge la propria storia dentro l’accadere di questa bellezza, come suggerisce il verso di Leopardi: “E il naugrafar m’è dolce in questo mare”.

Al contrario, occupare la montagna è un verbo più vicino al bullismo che alla contemplazione. Si tratta di un’appropriazione indebita, un’infrazione delle regole del vivere civile. La natura, costretta a fare da sfondo alla nostra vanità, tace e riflette su come l’uomo si accontenti di poco, dimenticando di essere fatto per l’infinito.

Il corpo femminile: un campo di battaglia

Un altro aspetto della nostra società che merita attenzione è il modo in cui giudichiamo i corpi femminili. Le donne sono spesso addestrate a valutare i corpi altrui come se fossero mobili all’Ikea, emettendo verdetti su ciò che è troppo, poco o non abbastanza. Questo fenomeno è particolarmente evidente sui social media, dove i commenti sul fisico delle altre donne sono all’ordine del giorno.

Per combattere questa mentalità, è utile porsi una semplice domanda: “Questo corpo sta facendo quello che deve fare?” Il resto sono chiacchiere da bar mascherate da opinioni. Inoltre, è importante ricordare che il controllo sui corpi delle donne è sempre stato una questione di potere, non di estetica.

Per chi vuole approfondire l’argomento, ci sono diverse letture consigliate, come Il mito della bellezza di Naomi Wolf, Fame di Roxane Gay e Grasso è bello di Susie Orbach. Inoltre, il film I, Tonya offre una prospettiva interessante sulla giudizio dei corpi femminili.

L’ufficio postale alla deriva: un luogo di speranza

In un mondo dominato dalla vanità e dal giudizio, è importante trovare spazi di speranza e condivisione. Un esempio di questo è l’ufficio postale alla deriva sull’isola di Awashima, in Giappone. Questo luogo accoglie lettere indirizzate a destinatari sconosciuti o impossibili da raggiungere, offrendo un’opportunità per esprimere emozioni e sentimenti senza aspettarsi una risposta.

Inspirandosi a questo esempio, possiamo cercare di creare spazi di ascolto e condivisione anche nella nostra vita quotidiana. Che si tratti di una conversazione con un amico o di una lettera scritta a mano, è importante trovare modi per esprimere le nostre emozioni e connetterci con gli altri in modo autentico.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.