Il nuovo film di François Ozon, tratto dal romanzo di Albert Camus, ha riportato all’attenzione del pubblico un racconto che continua a interrogare sul senso della vita e della responsabilità. Al centro c’è Benjamin Voisin, interprete del protagonista Meursault, che mette in scena un carattere distaccato e insieme estremamente presente. Il progetto, presentato nella Selezione Ufficiale dell’ultimo Festival di Venezia, adopera un linguaggio visivo marcato: il film è girato in bianco e nero e dura 122 minuti, una scelta che richiama la classicità e accentua la dimensione morale della storia.
Affrontare Lo straniero significa misurarsi con una voce narrante particolare: la scrittura di Camus poggia su una focalizzazione interna che consegna al lettore l’esperienza diretta di Meursault. Ozon, da regista, sceglie di trasformare questa voce in immagine e suono, operando scelte talvolta conservative e talvolta invasive rispetto al testo. Alcune aggiunte, come l’uso di materiale d’archivio che colloca la vicenda nel contesto coloniale di Algeri e la decisione di dare nomi o ruoli a figure lasciate anonime nel romanzo, mirano a contestualizzare storicamente l’azione ma mutano la lente con cui si legge il protagonista.
Una delle scelte più discusse è l’impiego della voce fuori campo di Meursault in momenti chiave: nel libro la voce accompagna costantemente, mentre nel film interviene come commento selettivo. Questo espediente, pur chiarendo intenzioni registiche, può essere interpretato come un piccolo tradimento della sottrazione emotiva che caratterizza il romanzo, perché attribuisce all’evento un peso che nella pagina resta più ambiguo. Critici hanno osservato che ogni variazione amplifica aspetti che Camus aveva voluto mantenere in equilibrio con l’idea di assurdismo.
Al centro della riuscita del film sta la misura interpretativa di Benjamin Voisin. Il suo Meursault è misurato, quasi cinematografico nel senso proprio del termine: osserva, registra, non recita. L’attore ha dichiarato che bisognerebbe provare a cercare la felicità «per dare l’esempio», una posizione che traduce in termini etici la distanza del protagonista dalle reazioni socialmente attese. La recitazione punta sulla sottrazione: gesti ridotti, sguardi che convivono con il caldo opprimente delle scene in spiaggia, e il rapporto con gli altri personaggi – come Marie e il vicino Sintès, interpretati rispettivamente da Rebecca Marder e Pierre Lottin – è reso con economia di mezzi.
La sequenza decisiva, ambientata su una spiaggia assolata, rimane il nodo interpretativo e simbolico dell’opera: l’atto di violenza compiuto da Meursault contro quello che nel romanzo è definito solo come “un arabo” viene riproposto con una regia che, oltre a mostrare il gesto, ne amplifica l’eco emotiva attraverso primi piani e il contrasto chiaroscurale. Ozon non si limita a riprodurre l’evento, ma lo situa nel tessuto sociale e storico, rendendo difficile separare l’azione dalla sua cornice coloniale.
La critica ha valutato il film come una buona trasposizione visiva, elogiandone l’estetica in bianco e nero e la fedeltà a molti passaggi narrativi, pur sottolineando gli inevitabili mutamenti introdotti dalla traduzione in immagini. Se da un lato la fedeltà alla trama è apprezzabile, dall’altro la modifica di alcuni equilibri interpretativi richiama lo spettatore a una visione consapevole: guardare il film e poi rileggere il romanzo permette di cogliere le differenze tra traduzione e testo originale, come suggerito da alcuni recensori.
Per chi desidera vedere il film in sala, alcune programmazioni locali lo hanno inserito nelle date di inizio aprile: presso lo Spazio Gloria di Como sono previste proiezioni venerdì 3 aprile, sabato 4 aprile, domenica 5 aprile e lunedì 6 aprile, con orari differenziati. Il costo del biglietto intero è indicato a 8€ con riduzioni per specifiche categorie a 6€, mentre è offerta anche un’opzione cine menù a 15€ che abbina biglietto e consumazione. La pellicola rimane comunque un’occasione per confrontarsi con un adattamento che riporta in primo piano domande etiche e cinematografiche.
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