Le città di pianura, il film scritto e diretto da Francesco Sossai, è diventato il protagonista inatteso della stagione dei premi: presentato a Cannes 2026, ha ottenuto ben 16 nomination ai David di Donatello 2026. La pellicola ha convinto la critica e il pubblico per la sua miscela di tono leggero, riflessione sociale e riferimenti cinematografici che guardano tanto al passato quanto a registri più contemporanei. Al centro della storia ci sono due personaggi che attraversano il Triveneto in modo notturno e un po’ sopra le righe, in un percorso che mescola ironia, poesia e un costante consapevole consumo di alcol.
Il film è diventato un caso di passaparola: grazie a interpreti come Pierpaolo Capovilla, Sergio Romano e la partecipazione di Filippo Scotti, la pellicola ha conquistato nomination nelle categorie principali, dal miglior film alla regia, fino ai reparti tecnici come fotografia e montaggio. Questo risultato ha alimentato il dibattito sulla centralità del cinema d’autore nella produzione italiana contemporanea e ha messo in rilievo come un progetto apparentemente “di nicchia” possa imporsi nella competizione dei premi nazionali.
La forza di Le città di pianura risiede nella capacità di trasformare il paesaggio regionale in un vero e proprio protagonista: strade secondarie, bar di provincia e piazze illuminate di notte fungono da scenografia viva per un road movie che alterna leggerezza e critica. Nel conteggio delle candidature il film è risultato il più presente, davanti a titoli come La grazia di Paolo Sorrentino (14 nomination) e Le assaggiatrici di Silvio Soldini (13 nomination). Dietro questi tre leader si posizionano opere come La città proibita, Duse e Fuori di Mario Martone con 8 candidature ciascuno, mentre Primavera raggiunge le 7. La distribuzione delle nomination segnala una stagione polarizzata, con pochi titoli che concentrano buona parte delle categorie importanti.
La cinquina per il miglior film comprende Cinque secondi, Fuori, La grazia, Le assaggiatrici e Le città di pianura, confermando l’idea che i titoli più nominati partano in vantaggio nelle categorie clou. Anche nella regia troviamo gli stessi nomi: Martone, Mainetti, Sorrentino, Soldini e Sossai. Sul fronte tecnico, la competizione è serrata per fotografia, scenografia, costumi e montaggio, con La grazia, Le assaggiatrici e Le città di pianura ancora protagonisti. Tra le canzoni originali emergono brani firmati da Brunori Sas, Checco Zalone, Levante e la colonna sonora del film di Sossai, mentre il premio del pubblico ha riconosciuto il successo popolare di Buen Camino di Checco Zalone.
Il film mette in scena una compagnia di attori che ha saputo interpretare una commistione di toni: da momenti comici a passaggi più cupi e politici. Nelle liste dei candidati alle interpretazioni figurano nomi come Valerio Mastandrea, Claudio Santamaria e Toni Servillo tra gli attori protagonisti, mentre tra le attrici compaiono Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino e Barbara Ronchi. Per la sua parte, Le città di pianura ha ottenuto anche riconoscimenti nelle categorie di cast, casting director, trucco e acconciature, elementi che contribuiscono a un ritratto credibile e riconoscibile del territorio rappresentato.
Il tono del film è stato spesso descritto come un equilibrio tra commedia popolare e riflessione autoriale: immagini notturne e dialoghi brevi ricordano talvolta il cinema di Fellini o la leggerezza malinconica di autori come Aki Kaurismäki. Questa commistione è parte del motivo per cui la pellicola ha trovato uno spazio sia nei festival internazionali, con la vetrina di Cannes 2026, sia nella stagione dei premi nazionali.
Il successo della pellicola arriva in un momento di confronto istituzionale: le principali associazioni del settore si sono mobilitate contro ipotesi di revisione dei finanziamenti alla produzione italiana, mentre alcune voci critiche hanno risposto con inviti a boicottare. Sul fronte pratico, è previsto un incontro al Quirinale il 5 maggio con i candidati, e la cerimonia dei David di Donatello si terrà il 6 maggio a Cinecittà, Studio 23, trasmessa in diretta Rai e condotta da Bianca Balti e Flavio Insinna. Il quadro complessivo restituisce una stagione in cui coesistono grandi autori consolidati e nuovi autori capaci di emergere con progetti popolari e riconoscibili.
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