Salta al contenuto
3 Luglio 2026

Il silenzio registrato all’Eur: Antonioni, Savina e il paesaggio sonoro della città

Una chiamata alle 1:30 di una notte d’estate del 1961 mise in moto la registrazione del «silenzio» vicino al laghetto dell’Eur: la storia di un incontro tra il cinema di Michelangelo Antonioni e la tecnica di Federico Savina, tra monumenti razionalisti e set a cielo aperto a Roma.

Il silenzio registrato all’Eur: Antonioni, Savina e il paesaggio sonoro della città

Nell’estate del 1961 all’una e trenta di notte, una telefonata cambiò il modo di ascoltare il paesaggio urbano dell’Eur. Michelangelo Antonioni contattò il tecnico del suono Federico Savina con una richiesta semplice e radicale: registrare il suono — o meglio il silenzio — della notte vicino al laghetto dell’Eur. La scena si colloca in un quartiere che era già frutto di un progetto iniziato alla fine degli anni ’30 e che avrebbe attraversato guerre, Olimpiadi e trasformazioni architettoniche.

Il laghetto dell’Eur e la genesi urbana

Il laghetto dell’Eur fu concepito da Marcello Piacentini alla fine degli anni ’30 per l’Esposizione Universale prevista per il 1942 un evento che non ebbe luogo a causa della guerra. L’opera venne infine completata in vista delle Olimpiadi del 1960 con il contributo di Raffaele De Vico e il supporto tecnico di Giorgio Busio allora dirigente dell’Ente Eur acronimo di Esposizione Universale Romana. Questi elementi storici spiegano come l’Eur sia diventato un palcoscenico naturale per il cinema: un insieme di spazi monumentali e moderni pronti ad ospitare immagini e suoni.

Architettura e set: chi costruì il volto dell’Eur

Il carattere del quartiere prende corpo nelle opere di più architetti. Il Palazzo della Civiltà è frutto del lavoro congiunto di Giovanni GuerriniErnesto Bruno La Padula e Mario Romano. Il Palazzo dei Congressi porta la firma di Adalberto Libera che introdusse un approccio razionalista con tocchi di leggerezza quasi metafisica. Il Palazzo dello Sport è invece riconducibile a Pier Luigi Nervi la cui capacità strutturale ha lasciato un segno indelebile. A interpretare con più sensibilità il passaggio tra funzione celebrativa e centro direzionale moderno fu Luigi Moretti che contribuì a definire l’assetto urbano e i due monumenti gemelli in prospettiva su via Cristoforo Colombo.

La modernità che dialoga con la classicità

In questo paesaggio, l’equilibrio tra classicismo monumentale e linguaggio moderno rese l’Eur particolarmente idoneo come set cinematografico. Le superfici geometriche, gli angoli regolati e le grandi masse architettoniche hanno offerto regia e tecnica — non solo estetica — per registi e operatori sonori. Proprio qui, la notte registrata da Savina su richiesta di Antonioni divenne un elemento narrativo essenziale: il suono come spazio drammatico, il silenzio come personaggio.

Dal grande schermo agli scatti: episodi filmici e iconici dello spazio

Negli inizi degli anni ’60 l’Eur divenne teatro per scene memorabili. Una gigantografia di Anita Ekberg campeggiava dove più tardi, nel 2016 sarebbe stata inaugurata la Nuvola di Fuksas. Le pellicole scelte per le strade e le piazze dell’Eur spaziarono tra generi diversi: dalla commedia alla fantascienza. Tra i film che sfruttarono il quartiere ci sono opere come La decima vittima (con scene del 1965) e L’ultimo uomo della terra pellicole che usarono il paesaggio urbano per raccontare distopie e tensioni sociali.

In parallelo, la decisione di Antonioni di portare il microfono nella notte generò la materia sonora di alcuni dei suoi film più meditativi. Quelle registrazioni contribuirono a costruire l’atmosfera di personaggi come VittoriaRiccardo e Piero interpretati rispettivamente da Monica VittiFrancisco Rabal e Alain Delon le cui vicende si intrecciano in scenari di incomunicabilità urbana, dove il silenzio riverbera come un elemento drammaturgico.

La telefonata alle 1:30 resta un aneddoto che racconta molto: non solo una pratica tecnica di registrazione, ma la volontà di trasformare il suono della città in materia cinematografica. Quel gesto mette in luce come l’Eur — tra progetti urbanistici dagli anni ’30 alle Olimpiadi del 1960 e gli interventi successivi — sia stato parte integrante della costruzione visiva e sonora del cinema italiano del periodo.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.