Il 19 agosto 2026, la tranquilla cittadina di Colleferro è stata scossa da un evento tragico che ha lasciato tutti senza parole. Joanna Rouissi, una donna di 50 anni di origini polacche, è stata uccisa dal marito Mohammed Habib Rouissi, 69enne ex operaio edile di origine tunisina. La tragedia si è consumata all’interno della loro casa, situata al pianterreno di una palazzina in via Cristoforo Colombo, sotto gli occhi del figlio più piccolo, un bambino di soli nove anni.
La dinamica dell’accaduto
Secondo le prime ricostruzioni, la tragedia è avvenuta nel corso di un violento litigio tra i coniugi. Mohammed Habib Rouissi avrebbe afferrato un coltello dalla cucina e colpito ripetutamente la moglie alla gola. Dopo aver commesso il gesto, l’uomo ha abbandonato l’arma sul pavimento e ha lasciato l’appartamento. La polizia lo ha rintracciato e arrestato poco dopo, mentre la Procura di Velletri, guidata dal procuratore Carlo Villani, ha disposto il suo arresto con l’accusa di femminicidio.
La figlia maggiore di Joanna, rientrata a casa poco dopo i fatti, ha trovato il fratellino sotto shock e la madre ancora agonizzante. Ha immediatamente chiamato i soccorsi e ha tentato di rianimare la madre seguendo le istruzioni dell’operatore telefonico. Purtroppo, per Joanna Rouissi non c’è stato nulla da fare. La donna è deceduta nonostante i tentativi di salvarla.
Le indagini e le testimonianze
Gli investigatori hanno sequestrato i telefoni dei coniugi e svolto accertamenti nell’appartamento, posto sotto sequestro, per ricostruire eventuali precedenti e capire se la donna avesse cercato aiuto attraverso i servizi sanitari. È emerso che Joanna Rouissi aveva confidato a persone vicine delle liti e degli scatti di violenza del marito. In passato, aveva anche accompagnato l’uomo da uno psichiatra, nel tentativo di affrontare una situazione che la preoccupava sempre di più.
La coppia aveva cinque figli, di età compresa tra i nove e i vent’anni. I due più grandi vivevano già da soli, mentre i tre più piccoli sono stati presi in carico e accolti in una struttura protetta. Il sindaco di Colleferro, Giulio Calamita, ha espresso il suo cordoglio e ha annunciato il sostegno dell’amministrazione ai cinque figli della vittima. “Per la nostra città è una tragedia”, ha dichiarato, sottolineando come potrebbero essere emersi segnali di una violenza che non è stata intercettata in tempo.
Le reazioni della comunità
La notizia del femminicidio ha scosso profondamente la comunità di Colleferro. Molti residenti hanno espresso il loro sconforto e la loro solidarietà verso i familiari della vittima. Il sindaco Calamita ha invitato tutti a non voltarsi dall’altra parte e a essere più attenti ai segnali di violenza che potrebbero manifestarsi all’interno delle famiglie.
“Da quello che possiamo capire, la signora era abbastanza conosciuta in zona e da alcune famiglie di Colleferro. Da quanto emerge, in qualche modo c’erano segnali di questa situazione che, però, evidentemente, sono sfuggiti o non sono stati ritenuti così pericolosi”, ha dichiarato il sindaco. La tragedia ha sollevato domande importanti su come prevenire simili eventi e proteggere le vittime di violenza domestica.



