Nel cuore di Basilea, la Kulturstiftung Basel H. Geiger ospita Extrasensory l’installazione immersiva dell’artista canadese Chloe Wise. Un progetto che trasforma lo spazio in un bazar alieno, dove filmoggetti di culto e souvenir si intrecciano per raccontare non l’esistenza degli extraterrestri, ma il bisogno umano di dare forma all’ignoto.
Un film sul linguaggio e sull’ineffabile
Al centro di Extrasensory c’è un film di circa 30 minuti in realtà composto da tre film proiettati contemporaneamente. “Abbiamo girato per sette giorni, più un giorno di pickup” racconta Wise. “Dura trenta minuti. Ma sono tre schermi. Quindi è più vicino a ventuno film che a un film solo”.
Il film alterna angelidemoni urbanibimbi alieniSatana che attraversa Times Square, e un culto di cui non si capisce mai fino in fondo cosa stia adorando. Un mix tra rom-comgothic contemporaneoemo-horror e teatro rococò come se ogni genere fosse solo un travestimento provvisorio dell’ignoto.
Il gift shop dell’ignoto
L’installazione include un finto gift shop che sembra una cabina spazio-temporale collegata all’Area 51. Qui si trovano crocicandeleaccendiniadesivimagnetiposterpamphlet fintisantini alienit-shirtcollaninecartolineoggetti religiosioggetti da autogrilloggetti da setta e oggetti da banco di souvenir vicino a un santuario o a un museo dell’Ufo.
Le frasi ricorrenti nel film e nel gift shop, come “Science confesses her ignorance” e “Nature is just busy” inciampano, si ripetono e perdono e ritrovano senso, riflettendo il fallimento del linguaggio di fronte all’ineffabile.
Perché l’essere umano continua a cercare forme dell’ignoto?
Wise spiega che Extrasensory non indaga sull’esistenza di alieni, angeli o demoni, ma sul perché l’essere umano continua ad avere bisogno di queste forme. “Per me si tratta del fallimento del linguaggio davanti a qualcosa di ineffabile come il fenomeno” dice Wise. “Che quello che vedono siano angeli, alieni, un Ufo, fantasmi, il diavolo o la fede stessa, è come se stessero entrando in contatto con qualcosa che non può essere nominato”.
Nel corso della storia, gli esseri umani hanno sempre cercato di confrontarsi con qualcosa di più grande di loro, inventando storie, mitologie, dei, dee, religioni, sistemi di credenze. “Forse è lo stesso fenomeno che oggi, in un’epoca tecnologica, quando guardiamo in alto chiamiamo Ufo” osserva Wise. “Gli Ufo sono una luce bianca che ci sfugge e sfida la fisica”.
In un mondo pieno di dati, immagini, mappe, misurazioni e notifiche, sembra sempre più difficile capire cosa stia succedendo davvero. Più tutto è documentato, più tutto sembra sfuggire. Più la realtà diventa leggibile, più si riempie di buchi. Wise colloca questa ansia in una storia lunga, notando che nei momenti di disordine politico o di ansia militare, gli avvistamenti di Ufo aumentano. “Ogni volta che c’è ansia terrestre, guardiamo in alto per trovare risposte migliori”.



