Come è cambiato il make-up in Euphoria 3: dal massimalismo al glam hollywoodiano

Il trucco di Euphoria 3 si trasforma in un linguaggio adulto: dettagli tecnici, riferimenti vintage e una linea di prodotti che porta sul mercato il signature look della serie

Il ritorno di Euphoria 3, annunciato per il 13 aprile in contemporanea con l’America, ha acceso di nuovo l’attenzione sul ruolo del make-up come strumento narrativo. Sul set la trucca-trice storica della serie, Doniella Davy, ha orientato i look verso una cifra più matura, trasformando il maquillage in un modo per raccontare il passaggio dall’adolescenza a una vita adulta.

In questa nuova fase il trucco non è solo abbellimento: è un codice visivo che segnala desideri, vulnerabilità e crescita dei personaggi.

La stagione apre con salti temporali e ambientazioni che richiedono un restyling estetico coerente: i moodboard citano riferimenti agli anni Novanta, allo Y2K e ai Sixties, mentre l’approccio complessivo guarda al glam hollywoodiano. Pur mantenendo gli elementi iconici a cui il pubblico è abituato, la palette e le textures vengono usate con maggiore consapevolezza, per sottolineare identità più complesse.

Questo cambio di linguaggio estetico è pensato per dialogare con la regia, la fotografia e la narrazione stessa.

Evoluzione stilistica: dall’esplosione cromatica al glamour costruito

Negli anni precedenti Euphoria aveva imposto il trucco massimalista, con applicazioni 3D, glitter e colori saturi. In Euphoria 3 la scelta è diversa: il risultato è forte ma calibrato, un glam che cerca impatto scenico senza perdere definizione. Le moodboard includono icone come Pamela Anderson e Kate Moss per richiamare un’estetica di riferimento, ma la resa finale è più raffinata e centrata sulla costruzione del volto.

I glitter, quando presenti, sono modulati e posizionati per enfatizzare emozioni piuttosto che per puro virtuosismo visivo.

I segni distintivi che restano

Non vengono abbandonati i codici visivi che hanno reso celebre la serie: eyeliner marcati, contrasti netti, labbra in combo lucido/matita e dettagli shimmer rimangono elementi chiave. Tuttavia la pellicola e la fotografia di questa stagione richiedono look rinforzati per sostenere i contrasti, quindi il team trucco amplifica intenzionalmente alcuni tratti per farli “bucare” lo schermo. Il risultato è un equilibrio tra teatralità e controllo tecnico che conferisce a ogni protagonista una firma visiva riconoscibile.

La pelle come protagonista: tecniche e scelte di prodotto

Nel primo episodio l’attenzione è puntata sulla texture della pelle: un fondotinta satinato e modulabile è stato usato per ottenere un aspetto che appare naturale ma studiato. Questa strategia permette di adattare il risultato alle esigenze narrative: più coprenza nelle scene che lo richiedono, leggerezza dove serve vulnerabilità. L’uso di prodotti illuminanti miscelati alla base aiuta a costruire un glow che sembra “pelle vera” ma resiste alle sollecitazioni del set, come l’acqua o il movimento.

Il caso di Cassie e le soluzioni tecniche

Un esempio pratico è Cassie, interpretata da Sydney Sweeney, che appare volutamente abbronzata e molto luminosa: la resa è studiata per sottolineare una presenza esposta e ricercata. Per scene con contatto prolungato, abiti chiari o sequenze in acqua il team ha utilizzato anche prodotti per il corpo a base alcolica e pigmenti iridescenti per evitare l’effetto piatto e garantire durata. Questa scelta tecnica dimostra come estetica e funzionalità sul set siano strettamente collegate.

Dallo schermo al beauty: Half Magic e l’influenza duratura

La cifra estetica sviluppata da Doniella Davy ha superato i confini dello show: il brand Half Magic, nato per trasporre il look signature in prodotti reali, arriva sul mercato dopo quattro anni di sviluppo con una collezione ispirata direttamente alla serie. Si tratta di un’operazione che traduce linguaggi scenici in strumenti accessibili, permettendo al pubblico di replicare texture cangianti, shimmer e effetti luce. Questo passaggio rafforza l’impatto culturale della serie nel settore beauty e nella maniera in cui la Gen Z interpreta il trucco.

Il lascito di Euphoria 3 sembra dunque duplice: da un lato una ridefinizione del make-up come elemento narrativo adulto, dall’altro una capacità di influenzare tendenze e prodotti reali. Che si tratti di un dettaglio di luce sugli zigomi o di un eyeliner esasperato, il trucco resta un linguaggio potente che continua a evolvere insieme ai personaggi e alle storie che raccontano.

Scritto da Roberto Marini

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