Arisa arriva sul palco dell’Ariston con un progetto sartoriale pensato come parte integrante della sua performance: la cantante, il designer Salvo Rizza di Des_Phemmes e la stylist Rebecca Baglini hanno ideato tre outfit che raccontano un percorso emotivo in tre tappe, dove immagine e musica si rispondono a vicenda.
Un processo collettivo
Dietro i vestiti c’è un dialogo professionale e rispettoso: idee, riferimenti estetici e intenzioni emotive sono state tradotte in capi su misura. Il lavoro è stato condiviso fin dal primo schizzo, con continui confronti tra designer, stylist, sartoria e artista, così che ogni look assumesse una funzione narrativa coerente e sequenziale.
Dal decorativo all’essenziale
La sequenza degli outfit segue una grammatica chiara: si parte da una costruzione sontuosa e si procede verso una sottrazione progressiva. L’intento è usare la materia, la struttura e il gesto scenico per rafforzare il messaggio della canzone, fino a svelare l’essenza di Arisa nella tappa finale.
Prima tappa: luce e imponenza
Il primo abito è pensato come oggetto scenico. Una colonna in duchesse di seta con un’armatura interna che modella la silhouette; la superficie è interamente ricamata a mano con oltre mille gocce di cristallo, applicate singolarmente per creare un effetto chandelier che sembra una pioggia di luce in movimento. Qui la couture diventa simbolo di presenza: la costruzione interna privilegia la verticalità e la stabilità della figura, mentre i cristalli riflettono la luce senza abbagliare, segnando l’apertura visiva dello spettacolo.
Secondo atto: materia e sensualità
Il secondo look rovescia l’eccesso ornamentale e avvicina il discorso alla pelle. È una rilettura couture dello slip dress anni Novanta: una base in organza di seta color nude su cui si posa una “maglia” composta da metri di catene metalliche e fili di cristallo. Il risultato è una sorta di gioielleria tessile che abbraccia il corpo, trasformando la materia in linguaggio sensoriale. In questo passaggio l’ornamento si fa più diretto, la fisicità emergente dialoga con l’armatura rimasta, e la decostruzione è calibrata per lasciare nitide le intenzioni estetiche.
Terza tappa: semplicità rivelatrice
La chiusura punta tutto sulla sottrazione. Un top a costine bianco, semplice e riconoscibile, viene associato a una gonna opulenta in duchesse nera, completata da un maxi fiocco e un lungo strascico: il contrasto fra quotidiano e couture mette a fuoco la figura sul palco. L’accostamento vuole mettere in evidenza la costruzione scenica e la poetica del designer, restituendo un’immagine che è al tempo stesso intima e teatrale.
Fitting, tempo e cura sartoriale
Il percorso è nato e si è definito in poche settimane intense. Più sessioni di fitting hanno consentito di calibrare tagli, volumi e assetti scenici: ogni prova ha modificato piccoli dettagli tecnici per far sì che Arisa si riconoscesse davvero nei capi. Quella immedesimazione è stata considerata fondamentale dal team: non si trattava soltanto di vestire l’artista, ma di costruire un rapporto autentico fra persona e abito.
Collezione e riferimenti
Sul palco compaiono elementi che richiamano la collezione Fall Winter: silhouette pulite con riferimenti agli anni Novanta e un immaginario teatrale che gioca sull’eccentricità controllata. L’idea è combinare rigore formale ed elementi decorativi per sostenere la voce e l’espressività dello spettacolo. In tre momenti visivi si racconta una metamorfosi che non sostituisce la musica, ma la valorizza: la couture qui è strumento narrativo che restituisce l’immagine di una donna completa, consapevole e coerente con la scena. Il risultato è un dialogo fra moda e palco, costruito con cura sartoriale e attenzione all’identità dell’artista.
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