Anteprima new york: i look più memorabili de Il diavolo veste Prada 2

Al Lincoln Center il red carpet di Il diavolo veste Prada 2 è stato un mix di omaggi al passato, scelte couture e protagoniste che hanno trasformato la première in un evento di moda

La première mondiale de Il Diavolo veste Prada 2 al Lincoln Center di New York ha riunito il cast e le icone della moda per una serata raccontata più attraverso gli abiti che con le parole. Questo ritorno, a venti anni dalla pellicola originale del 2006, è stato costruito come un vero e proprio evento: fotografi, ospiti famosi e outfit studiati per sottolineare i ruoli e la storia dietro la produzione.

In passerella sono riemerse citazioni dirette al film precedente, ma anche scelte contemporanee che hanno ribadito l’importanza della moda come linguaggio narrativo.

Prima dell’ingresso in sala, il tappeto rosso è stato occupato da interpretazioni sartoriali precise: ogni abito è diventato una dichiarazione sul personaggio o sull’artista che lo indossava. Tra gli ospiti si sono notati volti come Anna Wintour, Heidi Klum, Barbara Palvin e Winnie Harlow, mentre il cast principale ha scelto di rispondere alle aspettative giocando con colori, texture e riferimenti storici.

Lo stile è stato usato come strumento per ricordare, omaggiare e aggiornare una storia che ha fatto della moda il suo palcoscenico.

I protagonisti sul tappeto rosso

Al centro dell’attenzione, Anne Hathaway ha riproposto il rosso come fil rouge: un abito total red di Louis Vuitton con bustier strutturato e gonna a vita bassa, firmato da Nicolas Ghesquière, accompagnato da sandali platform e gioielli Bvlgari. La scelta richiama esplicitamente la famosa mise del 2006, chiudendo un cerchio simbolico.

Il colore come richiamo storico è diventato qui uno strumento narrativo capace di collegare presente e passato, rendendo il look non solo estetico ma anche comunicativo.

La forza di Miranda e gli altri volti

Meryl Streep, nell’interpretazione di Miranda Priestly anche fuori dal set, ha optato per un abito-cappa di Givenchy con fiocco al collo, guanti lunghi in pelle e gioielli di David Yurman, una scelta d’impatto che rievoca l’autorità del suo personaggio. Emily Blunt ha debuttato sul red carpet del sequel con un pezzo Schiaparelli della collezione Spring 2026, caratterizzato da corpetto in rafia e una gonna a strati in tulle, completata da perle Mikimoto. Lady Gaga, autrice con Doechii del brano inedito “Runway” per la colonna sonora, ha scelto un abito bustier nero di Saint Laurent che ha puntato sull’eleganza essenziale.

Omaggi, riferimenti e guest di rilievo

Sul tappeto sono emerse anche scelte che giocano tra realtà e finzione: la presenza di Anna Wintour ha amplificato il cortocircuito tra il mondo della rivista e la finzione cinematografica, mentre guest come Simone Ashley hanno portato un tocco contemporaneo firmato Prada, con un tubino verde asimmetrico e slingback metallizzate. Altri nomi, dai look più audaci a quelli sobri, hanno contribuito a trasformare la serata in un momento di celebrazione della moda come performance collettiva.

Accessori e dettagli che fanno la differenza

Gioielli e accessori hanno avuto un ruolo narrativo: da pezzi vistosi a soluzioni minimali, ogni elemento ha completato il racconto visivo. Le lunghe silhouette di guanti, le clutch artigianali e gli occhiali iconici sono diventati subito oggetti riconoscibili, capaci di aggiungere una nota di personalità. L’uso del dettaglio in questo contesto dimostra come la moda del red carpet sia spesso una lingua ricca di sottotesti e citazioni.

Il tour mondiale: cambi look e tappe simboliche

La première newyorkese è stata il punto d’arrivo di un tour mondiale che ha toccato città come Città del Messico, Shanghai, Seoul e Tokyo, trasformando ogni tappa in un palcoscenico per cambi d’abito studiati. A Città del Messico la giornata è iniziata alla Casa Azul con scelte Dolce & Gabbana e Schiaparelli, mentre Anne Hathaway alternava look Schiaparelli diurno a un mini dress paillettes di sera. A Shanghai e Seoul le protagoniste hanno giocato sul contrasto cromatico e sui materiali, ribadendo la capacità della moda di adattarsi ai contesti culturali.

In Asia le combinazioni sono diventate ancora più audaci: a Tokyo, per esempio, Hathaway ha scelto un abito Valentino haute couture mentre Streep ha messo in scena un intero capitolo di riferimenti Chanel, inclusi gli occhiali che ricordano una certa iconografia editoriale. Il risultato del tour è stato evidente: ogni città ha fornito un palcoscenico per raccontare sfaccettature diverse del film e dei suoi interpreti, fino al gran finale del 20 aprile 2026 al Lincoln Center, che ha raccolto tutto il lavoro scenografico e stilistico in una serata di celebrazione.

La serata ha confermato che, prima ancora dell’uscita nelle sale italiane il 29 aprile 2026, Il Diavolo veste Prada 2 è già un fenomeno che si esprime anche attraverso il guardaroba. Tra omaggi alla pellicola del 2006, scelte couture e la firma musicale di Lady Gaga, il red carpet ha funzionato come una vorace anteprima mediatica: uno spettacolo nel quale moda e cinema si sono intrecciati con naturalezza, lasciando una traccia visiva destinata a durare.

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