Nel cuore di CityLife, all’interno degli ampi spazi del CityOval, Patek Philippe ha allestito la sua Watch Art Grand Exhibition. La mostra, aperta al pubblico dal primo ottobre, ha già superato la soglia dei 30.000 ingressi, un risultato raro per un evento dedicato all’alta orologeria. La partecipazione è stata così massiccia che le file si sono formate già alle nove del mattino, ma il flusso è stato gestito in modo rapido, permettendo a visitatori di ogni età di accedere al temporary museum senza troppe attese.
Il pubblico è estremamente variegato: giovani appassionati, famiglie con bambini, collezionisti esperti e curiosi di passaggio. Molti hanno avuto la possibilità di sfogliare un libro didattico preparato appositamente per i più piccoli, mentre altri hanno portato al polso un Patek Philippe già in loro possesso, testimoniando la forte identità di marca. Nonostante il valore “edibile” di molti segnatempo – bastano cinque o sei stipendi per una versione “basic” – la gratuità dell’ingresso ha trasformato la visita in un’esperienza ricche di meraviglia e comprensione del prezzo.
Una folla innamorata di alta orologeria
Le statistiche raccolte durante il weekend di apertura indicano una media di oltre 3.000 visitatori al giorno, con picchi che hanno raggiunto i 4.500 nei giorni più caldi. Il flusso è stato alimentato dal fascino di una maison che, da più di 185 anni, è sinonimo di precisione meccanica e artigianato d’eccellenza. Molti visitatori hanno dichiarato di aver capito, una volta attraversato il percorso espositivo, il motivo per cui alcuni orologi superano il milione di euro di listino.
Tra i presenti, spicca la figura di Luca, giovane ingegnere di Varese, che ha commentato: “Per acquistare un modello “basic” mi servirebbero cinque o sei stipendi, ma oggi posso amarli gratuitamente”. Altri, come Mattia, project manager piemontese, hanno raccontato la storia di un Calatrava in oro regalato dal nonno: “Il valore affettivo è pari al valore materiale”. Queste testimonianze mostrano come la mostra funzioni da ponte tra l’elite collezionistica e il pubblico più ampio.
I segnatempo più iconici e le loro cifre stellari
Tra le protagoniste della mostra si trovano il Grandmaster Chime uno dei più complessi al mondo con 20 complicazioni, e lo Sky Moon Tourbillon in platino, il cui prezzo di listino supera il milione di euro. Un altro gioiello è il Nautilus Haute Joaillerie in oro bianco, impreziosito da 1.500 diamanti e disponibile in tre versioni con smeraldi, rubini o zaffiri; il suo valore di mercato oscilla tra 550 e 700 mila euro.
Non mancano, però, pezzi che raccontano la storia della Maison. Tra le curiosità, orologi appartenuti a Umberto I di Savoia e al papa Leone XIII, oltre a un pendente presentato alla regina Vittoria durante la Grande Esposizione di Londra del 1851. Questi oggetti trasformano le vetrine in veri e propri racconti di epoche testimonianze tangibili di innovazione e prestigio.
Edizioni limitate dedicate all’Italia
L’edizione milanese riserva una sorpresa esclusiva per i collezionisti internazionali: sette segnatempo in edizione limitata contrassegnati con la dicitura “Patek Philippe Milano 2026” sul fondello in zaffiro. Due di questi, denominati Ora Universale raffigurano la città di giorno e di notte mediante smalto cloisonné, trasformando Milano in un paesaggio da indossare.
L’artigianato sul palco: tecniche visibili e laboratori dal vivo
Una delle sezioni più apprezzate è la Rare Handcrafts dove gli orologiai mostrano al pubblico le tecniche di intarsio, guillochage, smalto cloisonné e pittura miniata. Gli ospiti possono osservare la creazione di una pendente ispirata a Burano, con 70 tonalità di smalto, o della versione siciliana, dove quindici metri di filo d’oro e 49 colori di smalto vengono cotti fino a undici volte per ottenere l’effetto desiderato.
Il percorso non si limita a spettacoli statici: gli artigiani lavorano davanti al pubblico, spiegando ogni passaggio con calma. Il risultato è una comprensione più profonda del perché alcuni pezzi valgono cifre astronomiche: non è solo il design, ma l’intero processo di produzione curato dalla mano esperta di maestri orologiai che impiegano ore – talvolta giorni – per completare un singolo quadrante.
Se il fine settimana è ormai esaurito, la settimana lavorativa offre ancora la possibilità di accedere all’evento. Non è solo una vetrina di oggetti di lusso, ma un vero e proprio viaggio attraverso la storia, la tecnica e l’arte dell’orologeria, capace di trasformare una semplice visita in un’esperienza educativa e sensoriale.



